Ci sono figure che ritroviamo in tutte le opere di Antonio La Rosa, grattacieli colorati e incompiuti che sembrano animati, si piegano, si inchinano, a volte si chiudono come ad abbracciare e proteggere quella piccola parte di mondo tra loro: sono imperfetti, come tutti noi, ma sembrano provare a fare del loro meglio, come molti di noi.
Molte di queste opere sono esposte fino al 4 dicembre sulle pareti del Ristorante vegetariano Il Margutta Veggy Food & Art, al centro della strada romana degli artisti e delle gallerie, che ospita la personale di Antonio La Rosa intitolata Risvegli, inaugurata da un vernissage ricco di ospiti, da Pino Ammendola a Marco Morandi, da Pino Quartullo a Mita Medici.
Non solo pittura, ma anche scultura, dove i grattacieli di cui sopra sono incastonati in una Metropoli di acciaio e ferro, e i Papaveri prendono forma nel nostro spazio per occuparlo a modo loro, senza regole o direzioni prefissate, sono i fiori più fragili e al tempo stesso resilienti, proprio come i materiali di cui sono fatti: il biochar, friabile e poroso, e l’alluminio, duttile e e resistente. Così com’è fatto il nostro mondo, bello, delicato e brutale.
Ed è con questo linguaggio che l’artista ci invita a riflettere su noi stessi, sulla nostra condizione di esseri umani che si barcamenano tentando invano di trovare un equilibrio in un contesto urbano sempre più frenetico e alienante. La riflessione sul mondo contemporaneo è del resto il motore dell’arte di Antonio La Rosa che trasforma il reale in qualcosa in grado di suscitare emozioni: guardiamo i suoi dipinti e le sue sculture e ci chiediamo quale sia il rapporto che ci lega ad esse come abitanti dello stesso spazio e coinquilini del medesimo mondo, arrivando a percepire il fatto che potremmo essere noi stessi.
Risvegli, opera del 2021 che dà il titolo alla mostra, è l’emblema di tutto ciò, costringendoci alla consapevolezza della nostra fragilità, ma anche della forza che ancora ci sostiene e che ci fa guardare avanti. Degna di nota l’ironia amara di Una giocata di troppo, opera dell’anno scorso dove La Rosa punta al rapporto tra modernità e precarietà. Tutte le sue opere sono specchio delle nostre contraddizioni e sensazioni, come quella tra la nostra apparente serenità e i nostri tormenti interiori, tra malinconia e la solitudine.
“La pittura di Antonio La Rosa è un atto meditato, una sintesi tra pensiero e tecnica – spiega il curatore Marco Dionisi Carducci – Le sue opere non sono solo istintive, ma riflettono una continua ricerca, una fusione tra passato e futuro. Le composizioni di La Rosa sono dinamiche, vivono in un equilibrio precario, come le architetture delle sue città. L’artista esplora il mondo contemporaneo, ma ci invita anche a guardare oltre la superficie, a riflettere sulla fugacità del presente e sull’importanza di vivere pienamente l’hic et nunc.”
Aggiunge Tina Vannini, titolare de Il Margutta e co-curatrice della mostra: “Ospitare la personale di Antonio La Rosa significa accogliere non solo un artista, ma un universo creativo in continuo movimento. La Rosa è un autore autentico, capace di attraversare linguaggi diversi, dalla pittura alla scultura, dalla scrittura al teatro, con una coerenza stilistica e poetica rara. In questa mostra, Risvegli, emergono non solo dieci anni di ricerca e lavoro, ma soprattutto un profondo invito a guardare oltre l’apparenza. Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso visioni urbane fortemente simboliche, architetture interiori, figure sospese nel tempo: un racconto visivo che si muove tra impressionismo, realismo americano e metafisica”.
Risvegli è promossa dall’AssociazioneCulturale Disobedience ETS, in collaborazione con la Galleria Pavart Roma, sponsorizzato da Andrea Petrangeli, Senior Private Banker.
