Ratched, la nuova serie di Ryan Murphy sull’infermiera di ‘Qualcuno volò sul nido del cuculo’

Nel film cult Qualcuno volò sul nido del cuculo ambientato in un manicomio di Salem, con un indimenticabile Jack Nicholson diretto da Milos Forman, e tratto da una storia vera raccontata nel romanzo omonimo di Ken Kesey, c’è un’infermiera caporeparto di nome Mildred Ratched – interpretata da Louise Fletcher che nel 1976 per questo ruolo vinse l’Oscar come miglior attrice protagonista – che impone regole molto rigide ai pazienti, peraltro sottoposti a pratiche disumane come l’elettroschock e la lobotomia, minacciandoli e annientandoli con pratiche subdole di violenza psicologica. Ma chi era realmente Mildred Ratched? Cosa le era accaduto per diventare così cattiva e cinica? E come era arrivata fin lì?

Non è mai troppo tardi per uno spin off, così 45 anni dopo è Ryan Murphy, il genio della serie antologica American Horror Story, assieme a Ian Brennan, a rispondere a tutte queste domande in Ratched, serie in 8 episodi disponibili su Netflix da venerdì 18 settembre, con alcuni degli attori ricorrenti in tutte le stagioni di AHS, a cominciare da Sarah Paulson, che è anche coproduttrice della serie, nel ruolo della protagonista, per continuare con Finn Wittrock e Jon Jon Briones.  

In Ratched, che di American Horror Story mantiene tutto lo stile, Mildred Ratched diventa un personaggio indubbiamente più complesso, raccontato a tutto tondo e del quale viene svelata completamente la genesi, seppure nel finale e grazie a un’esperienza quasi extrasensoriale scatenata da un innocente spettacolo di burattini. Mildred Ratched, vestita come un’attrice hollywoodiana e truccata allo stesso modo, compare all’improvviso nell’ospedale psichiatrico di una cittadina californiana chiamata Lucia. Le sue doti manipolatrici emergono subito evidenti, riuscendo a soggiogare quasi all’istante il dottor Dr. Richard Hanover (Jon Jon Briones), uno strano e inquietante medico filippino che fa esperimenti sui suoi pazienti, la maggior parte dei quali non soni neanche affetti da alcuna malattia mentale, ma soltanto gay o distratti, sottoponendoli a terapie che sanno di tortura, come l’immersione in vasche di acqua bollente e diversi tipi di lobotomia, a seconda delle sue nuove letture, senza alcuna distinzione tra uomini, donne e bambini. Giusto con l’ipnosi sembra arrivare da qualche parte. Sembra. Mildred Ratched lo asseconda a lungo, lo plagia al punto di prendere il posto della caposala Betsy Bucket (Judy Davis), innamorata del dottor Hanover, ma come in un film tutto suo. Il suo obiettivo è collegato a un pericoloso paziente, ospite, si fa per dire, della struttura, il giovane e rabbioso Edmund Tolleson (Finn Wittrock) che ha ammazzato quattro preti, cui è legata in un modo che non vi sveliamo.

Sopraffatta dalle contraddizioni, come quella di dichiararsi assolutamente omofoba finendo per innamorarsi di Gwendolyn Briggs, interpretata da una straordinaria Cynthia Nixon, portavoce del governatore (Vincent D’Onofrio), o quella di comportarsi con empatia e gentilezza nei confronti di alcuni, come con l’infermiere Huck (Charlie Carver) deturpato nel volto dalla guerra, e senza scrupoli con altri, ad esempio con l’investigatore/killer di turno (Corey Stoll), Mildred deve vedersela con personaggi a dir poco sopra le righe, come la titolare del motel dove vive (Amanda Plummer), e l’eccentrica Lenore Osgood cui dà vita una Sharon Stone sempre bellissima e perfetta per il ruolo, una bionda ricchissima con una scimmietta e un figlio adolescente senza braccia e senza gambe (Brandon Flynn, il Justin di Tredici) ,disperatamente decisa a far ammazzare il dottor Hanover.  

Pur peccando nelle ultime puntate, per quanto rivelatrici, di un po’ di lentezza, Ratched tiene ben in allerta e l’ameranno senza dubbio i fan di AHS. Ma il merito più grande sta nel fatto che tutta la storia converge da più parti in un punto ben preciso: cattivi non si nasce, e tanto meno mostri.