“Il produttore di vino biologico non beve la Coca Cola”. Parola di Luigi Valori che abbiamo incontrato all’evento di presentazione della Guida Bio 2026, il progetto editoriale diretto da Antonio Stanzione e pubblicato da Rubbettino Editore che da 7 anni racconta la rivoluzione green del vigneto italiano. L’evento, svoltosi presso l’Hotel Villa Pamphili a Roma, con la partecipazione di un migliaio di persone tra operatori del settore, stampa specializzata e appassionati, nella sua seconda parte è stato infatti dedicato alla degustazione di una selezione di vini provenienti da ogni regione italiana, simbolo del futuro sostenibile della produzione enologica, con l’opportunità di incontrarne i produttori.
Incuriositi dalle etichette dei vini abruzzesi di Bio Valori che ritraggono pioggia, ombrelli e la scritta Chiamami quando piove, abbiamo gustato un ottimo pecorino fermentato e macerato in anfora “che è uno strumento straordinario di lavoro” ci spiega il produttore Luigi Valori, così come ci illumina sul significato delle etichette: “il motivo è molto semplice, in campagna si lavora quando il tempo è buono, non bisogna perdere tempo, quando piove invece non si lavora, quindi mi potete chiamare quando piove”. E quando gli chiediamo perché il bio, ci risponde: “innanzitutto è il desiderio di fare qualcosa salvaguardando la natura, per cui senza l’utilizzo dei pesticidi sistemici che sono prodotti tossici. Poi il biologico è una mentalità; per esempio, il produttore di vino biologico non beve la Coca Cola, non brucia la plastica, non butta l’immondizia in mezzo ai campi, è anche un modo di vivere”.
E se il vino Bio arrivasse dal mare? “Il biologico per noi ha una connotazione genetica, perché siamo in un posto assolutamente unico della Sicilia, che parla di mare e di laghi, nell’omonima oasi protetta del WWF” ci rivela Salvatore Palomba, Sales Director Italia della tenuta Gorghi Tondi, premiata dalla Guida Bio 2026 come miglior azienda del Sud. “I Gorghi tondi sono degli imbuti d’acqua galleggiante sul mare di Mazzara del Vallo – ci spiega – probabilmente depressioni vulcaniche di decine di migliaia di anni fa, che creano un contesto assolutamente unico: valorizzare una viticoltura di mare rappresenta per noi una scelta di vita. Il Grillo è la nostra spina dorsale”. Dal banco d’assaggio abbiamo degustato il buonissimo Muffato Grillodoro: “un vino di grandi sacrifici – aggiunge Palomba – perché la resa, come potete immaginare, è bassissima: la Botrytis (muffa nobile) si innesca per un effetto di aerosol marino che si poggia sulla buccia, il frutto si chiude su sé stesso, c’è un’alta concentrazione di zuccheri, quindi è un muffato che parla di unicità e di mare”.
Ma il vino, che sia Bio o no, è famiglia, e lo sappiamo. Da un altro banco d’assaggio della Sicilia abbiamo gustato Maria e José, ovvero il Bianco e il Rosso dell’Etna, manifesto dell’azienda Vita Nova, affinamento in acciaio e barique. “Siamo a Passo Pisciaro, frazione di Castiglione di Sicilia, sul versante nord del vulcano – ci racconta il fondatore e proprietario Marco Gioachino – ho iniziato questa avventura nel 2017 con una piccola produzione con la vigna ereditata dai nonni, poi ho piantato un altro vigneto e aumentato la produzione. Le bottiglie prendono il nome dei miei genitori: José, papà, per il rosso e Maria, la mamma, per il bianco. Quello del biologico per me è un valore aggiunto, perché ti dà dei confini dentro i quali devi stare, anche per rispetto dell’ambiente, della natura, e dell’uomo stesso”.
Abbiamo poi proseguito degustando il bergamasco Meditatio, Moscato di Scanzo della Cascina del Tronco; il pugliese Elogio alla Lentezza, vino bianco Passito Minutolo Valle d’Itria IGP de I Pastini; per chiudere in Veneto con le bollicine bio di Col Fondo, Asolo prosecco superiore DOCG di Case Paolin Vignaioli di Natura.
La mattinata è stata invece dedicata alla presentazione della Guida Bio 2026, alla consegna delle prestigiose Foglie d’Oro a premiare la perfetta sintesi tra qualità stilistica e identità territoriale, e dei nuovi premi speciali dedicati ai giovani vignaioli, all’imprenditoria femminile, alle eccellenze produttive territoriali e alle aziende a bassissimo impatto ambientale. QUI tutti i vini premiati. Il seguitissimo convegno di apertura ha visto alternarsi sul palco autorevoli voci istituzionali e tecniche, quali Alessandro D’Elia, Direttore Generale di Suolo e Salute; Maria Grazia Mammuccini, Presidente di FederBio; l’enologo Vincenzo Mercurio; Sabrina Alfonsi, Assessore all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti del Comune di Roma; e Diana Lenzi, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti.
Il dibattito moderato dal giornalista enogastronomico Alessandro Brizi, ha affrontato il tema della scelta biologica come politica agricola e territoriale, analizzando opportunità, contraddizioni e sfide globali, soffermandosi sui numeri e sulle dinamiche della viticoltura bio in Italia e nel mondo e approfondendo il biologico come sistema agronomico evoluto, capace di coniugare costi, adattabilità e qualità nel medio-lungo periodo.
