Portobello: su HBO Max la serie Marco Bellocchio sul caso Enzo Tortora. Videointerviste a regista a cast

di Patrizia Simonetti

Enzo Tortora è un uomo libero, laico, nessuna appartenenza politica, ed è famoso. Dal 1977 al 1983 conduce Portobello, noto anche come il Mercatino del Venerdì, un programma semplice ma con tante idee, che diventa presto popolare, così come popolari, almeno per qualche minuto, sono i suoi personaggi. Perché questo sono, personaggi, specchio degli italiani di quegli anni e da loro stessi amati: chi cerca l’anima gemella o qualcuno perso nel tempo, chi inventa, vende e compra cose assurde, chi sa fare cose strane come la ragazza che piange a comando…

E poi c’è il pappagallo: chi riuscirà a fargli dire Portobello e vincere il premio in denaro? A seguirlo, fino a 28 milioni di telespettatori, dalle loro case, dai bar, dal carcere. E in carcere c’è anche Giovanni Pandico, affiliato alla Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e suo scribacchino personale, un uomo malato, lacerato dall’invidia che prova per tutti, convinto di poteri che non ha, deciso, dunque, a distruggere Enzo Tortora.

L’assurda vicenda, forse il più grande errore giudiziario italiano, la racconta Portobello, prima serie italiana di HBO Max al via venerdì 20 febbraio, diretta da Marco Bellocchio che l’ha scritta assieme a Stefano Bises, Giordana Mari e Peppe Fiore. E con un cast perfetto, a cominciare da Fabrizio Gifuni che interpreta la grande vittima di questa storia, per continuare con Barbora Bobulova che è sua sorella e collaboratrice Anna, Federica Fracassi, Carlotta Gamba, Giada Fortini, Giovanni Buselli, Davide Mancini che è il fedele avvocato di Tortora Raffaele della Valle, Romana Maggiora Vergano che è la sua compagna Francesca.

E ancora Paolo Pierobon, Gianluca Gobbi, Fausto Russo Alesi, Massimiliano Rossi, Pier Giorgio Bellocchio, Alessio Praticò che interpreta Domenico Barbaro, compagno di cella di Pandico, Alma Noce, Salvatore D’Onofrio, Francesco Russo, Gennaro Apicella, Luciano Giugliano, Alessandro Fella, Antonia Truppo, Gianmaria Martini, Gianfranco Gallo nel ruolo di Raffaele Cutolo, Irene Maiorino che dopo aver dato anima e corpo a Lila ne L’Amica geniale, qui fa Nadia Marzano, la donna vicina alla camorra che in tribunale, alla fine, rivelerà la verità. 

Ad arricchire il cast ci sono anche Tommaso Ragno che interpreta Marco Pannella, Francesca Benedetti nel ruolo di Paola Borboni che il primo gennaio 1982 riuscì nell’impresa che nessuno prima di lei aveva saputo compiere e che nessun altro avrebbe mai più realizzato dopo, e cioè far pronunciare la parola Portobello al pappagallo, mascotte del programma, sbloccando così il montepremi accumulato in 5 anni di tentativi falliti, donato poi per l’intervento chirurgico di un bambino; Alessandro Preziosi che dà vita al giudice istruttore Giorgio Fontana, firmatario del mandato di arresto di Tortora; e Valeria Marini che interpreta Moira Orfei che apertamente si schierò in difesa di Enzo Tortora.

Senza nulla togliere a nessuno di loro nè alle rispettive interpretazioni, spicca quella di un incredibile Lino Musella che si trasforma nell’inquietante Giovanni Pandico.Da lui parte tutto: una strana storia di centrini spediti e non consegnati, un’offensiva risposta mai arrivata, una rabbia che lo logora dentro per un successo che lui non ha: Giovanni Pandico si dissocia dalla camorra, vuole parlare con i giudici, fare i nomi, tanti nomi, e fa pure quello di Enzo Tortora. Ed è in quel momento che l’uomo perde ogni rispetto, ogni possibilità di spiegare e dimostrare la sua innocenza, ogni diritto a far valere il suo di diritto, quello di una persona onesta tirata in ballo da un folle e arrestata per errore.

Il 17 giugno 1983 i carabinieri bussano alla sua stanza d’albergo, lui pensa ad un errore, perché è un errore, ma viene arrestato per appartenenza alla camorra e traffico di stupefacenti, e l’incubo comincia. La popolarità gli si rivolta contro, molti di coloro che lo avevano seguito in TV si sentono traditi e lo disprezzano, i giornali inventano titoli altisonanti e d’effetto, l’inchiesta in corso si nutre della sua fama. Solo dopo il suo faticoso trasferimento a Bergamo, la stampa inizia a dare cenni di solidarietà nei suoi confronti. Ma è già tardi. Una volta agli arresti domiciliari è Marco Pannella a tendergli una mano e il 17 giugno dell’84 Enzo Tortora viene eletto europarlamentare nelle fila del Partito Radicale. Al maxiprocesso, l’anno dopo, viene condannato a 10 anni di carcere: in aula nessuno sembra ascoltarlo, è come se parlassero soltanto i suoi accusatori.

Sarà solo al secondo grado, tra le contraddizioni dei pentiti, nuove indagini finalmente compiute e testimonianze fondamentali che il 15 settembre 1985 Enzo Tortora verrà assolto con formula piena dalla corte d’Appello di Napoli. Il 20 febbraio 1987 Tortora tornò in TV con il suo Portobello aprendo il programma con la storica frase Dunque, dove eravamo rimasti?  Portobello è una serie che racconta, che riporta alla luce un peccato mortale della giustizia italiana compiuto per fretta, leggerezza, eccitazione, negligenza, e chissà cos’altro, un peccato mortale che ha distrutto un uomo innocente e sporcato la sua immagine.

Presentata in anteprima fuori concorso a Venezia 82, prodotta da Our Films e Kavac Film, con la fotografia di Francesco Di Giacomo, la scenografia di Andrea Castorina, i costumi di Daria Calvelli, il montaggio di Francesca Calvelli e le musiche di Teho Teardo, Portobello ha avuto la sua premiere a Roma dove, oltre al regista, abbiamo incontrato gran parte del cast, ecco le nostre videointerviste a Fabrizio Gifuni, Marco Bellocchio, Alessandro Preziosi, Valeria Marini, Lino Musella, Alessio Praticò, Gianfranco Gallo, Davide Mancini, Valeria Marini, Fausto Russo Alesi, Francesco Russo e Aurora Calabresi:





































Le Foto sono di Angelo Costanzo