Un viaggio surreale dall’altra parte del mondo e della vita, in quella sorta di metaverso dove tutto è perduto, finito, interrotto. Per sempre. Ma non per Orfeo che non si arrende. Adattamento cinematografico del Poema a fumetti di Dino Buzzati, prima graphic novel italiana pubblicata nel 1969, al cinema dal 27 novembre, Orfeo è diretto da Virgilio Villoresi che con una cura attenta e rigorosa, fatta di esperienza e di passione, ricostruisce la città di Milano dove tutto ha inizio e l’aldilà dove tutto ha fine. E lo fa in un modo assolutamente artigianale, senza alta tecnologia o intelligenza artificiale, e l’effetto è davvero sorprendente.
Protagonisti della storia ispirata al mito di Orfeo e Euridice, sono Orfeo e Eura, due giovani artisti che si incontrano in un locale chiamato Polypus dove lui suona il pianoforte. Lei è una ballerina classica e le loro anime pure e artistiche si toccano con uno sguardo. Nasce l’amore, ma Eura improvvisamente sparisce. O meglio, svanisce attraverso una porta e Orfeo, che non si rassegna, la raggiungerà lì dove più nulla si potrebbe fare. Incontrerà personaggi ambigui, pericolosi, ostili, ingannevoli, come Giacca, il diavolo custode, che gli rivelerà che Eura è alla stazione dove partirà per un viaggio senza ritorno. Lui riuscirà a raggiungerla in tempo, ma non tutto andrà come previsto e sperato.
E allora sarà l’Uomo Verde a svelare l’arcano, proprio lì, davanti a quella porta che ha visto scomparire l’amore della sua vita: “non hai accettato la sua morte – dice a Orfeo – l’hai tenuta prigioniera dentro di te, nel ricordo e nel rimpianto, l’aldilà non è un luogo, è un sogno che ti osserva”. E allora, forse, dovremmo imparare a lasciar andare, a dire addio alle persone che amiamo. E allora, forse, quel viaggio Orfeo l’ha fatto soltanto dentro sé stesso.
Ad interpretare i due protagonisti sono Luca Vergoni e Giulia Maenza che abbiamo videointervistato, mentre l’Uomo Verde è Vinicio Marchioni. Abbiamo incontrato anche Sara Costantini che con i suoi costumi ha reso tutto più reale e al tempo stesso meravigliosamente inquietante, e abbiamo ascoltato il regista alla presentazione del film:
