Odissea di Nolan risveglia la coscienza di Ulisse e si fa inno contro la guerra

di Patrizia Simonetti

Odissea (The Odyssey) di Christopher Nolan è la dimostrazione che si può prendere un grande classico, raccontarlo, eliminando e aggiungendo dettagli, elementi, personaggi, dargli un significato ancor più profondo dell’originale e ancor più vicino all’animo umano di oggi, e creare qualcosa di magnifico.

Ulisse (Matt Damon), il grande guerriero che obbedisce all’ordine superiore, Re o Dio che sia, lascia moglie e figlio sapendo che probabilmente non li avrebbe più rivisti. Non sa darsi alternative se non vincere la guerra contro Troia, con audacia ma soprattutto con astuzia, per poi voltarsi indietro e capire di non aver compiuto un’impresa eroica, ma di essere stato complice e responsabile principale di uno scempio, di aver scaricato su un popolo rabbia cieca e crudeltà, di essersi voltato dall’altra parte di fronte alle suppliche, alle grida, alle disperate richieste di aiuto di centinaia di innocenti. E di aver brandito la spada accecato dalla vanità di dimostrare di essere il più furbo, il più intelligente, il più manipolatore, convinto di averne il diritto, e poi sentirsi travolto dai sensi di colpa, smarrito e confuso e in collera con sé stesso per averlo fatto.

La grande e bellissima entità nuova dell’Odissea di Nolan è il risveglio della coscienza, della consapevolezza di essere imperfetto come ogni uomo dell’umanità intera, di aver oltrepassato il limite etico e umano, di essersi ritenuto padrone delle vite e delle morti degli altri, dei loro destini, dimenticando di essere soltanto uno dei tanti ammaliati dalla brama di gloria e successo. Tutto questo non rende Ulisse meno eroe, ma lo innalza sull’Olimpo dei carnefici pentiti e, forse, riabilitati. E fa di Odissea un inno contro la guerra. 

Il celeberrimo espediente del cavallo di Troia, un dono di pace ingannevole, una viltà spregevole, diventa quindi l’oggetto del tarlo di un dubbio che divora il grande guerriero. Un dubbio che nasce piano e trova la sua conferma nel personaggio (aggiunto) di Sinone (Elliot Page), la cui assoluta nescienza del vero scopo di quel grande animale di legno lasciato sulla riva del mare tiene al sicuro Ulisse e i suoi uomini, ma causerà la sua morte. E solo allora, nell’incontro tra i due nell’oscura terra dell’Ade, la rivelazione di quel non detto sarà origine di un altro grande rimorso.

Tutto in Odissea riporta alla consapevolezza del nuovo Ulisse e alla responsabilità delle sue azioni. Non c’è nessun Dio ad aiutarlo con Circe (Samantha Morton), chiamata strega dai guerrieri forse perché consapevole del suo essere, per un solo fatto di genere, naturale oggetto di sottomissione e piacere: la rabbia nel grido con cui la Maga grida in faccia a Ulisse il motivo per cui ha trasformato i suoi uomini in porci, è una fitta che arriva dritta al cuore, così come la trasformazione fisica che si compie in modo più concreto e spaventoso di una semplice magia, grazie al lavoro delle sue mani.

E non ha bisogno di un Dio, Ulisse, neanche per capire quanto accaduto su quell’isola ad altri uomini, così come non lo avrà per arrivare da solo, seppur con gli anni, a comprendere che quello di Calypso (Charlize Theron) non è amore ma un sequestro, e riuscire a lasciarla per riprendere la via di casa. E se la consapevolezza pretende una coscienza, allora sì che una dea può rappresentarla: come Athena (Zendaya), che appare al nostro eroe nei momenti più difficili del dubbio e dell’auto commiserazione, e che ha le sembianze di una giovane donna decapitata durante il massacro di Troia, pur avendolo implorato guardandolo dritto negli occhi, proprio mentre cade la testa della grande statua della dea della guerra e della sapienza, perciò della contraddizione, entrambe una cosa sola.

Un Telemaco pavido e impacciato (Tom Holland), una Elena (Lupita Nyong’o) che gli chiederà scusa per aver causato la guerra e tutto il resto, un Antinoo (Robert Pattinson) capo dei Proci falso e vigliacco, una serva opportunista di nome Melantho (Mia Goth) che tradisce la regina per un futuro migliore: personaggi imperfetti, pure loro. E allora ode ad Argo, cane fedele al suo umano che lo aspetta vent’anni tra mille tormenti solo per una sua carezza prima di morire, alzando, come può, la coda. 

Girato tutto in IMAX, al cinema da giovedì 16 luglio, Odissea ha una meravigliosa fotografia diretta dal Premio Oscar Hoyte Van Hoytema e una grande scenografia firmata Ruth De Jong. Con un cast che annovera anche Anne Hathaway nel ruolo di Penelope, John Leguizamo in quello di Eumeo, fedele servitore di Ulisse; Jon Bernthal è Menelao, re di Sparta e marito di Elena di Troia, Himesh Patel è Euriloco, il secondo in comando dell’equipaggio di Ulisse; Bill Irwin è il Ciclope, Benny Safdie è Agamennone, re di Micene; Travis Scott è il Bardo, poeta e cantastorie; Corey Hawkins è Polibo, pretendente itacese.