Now you see me 2: per salvare il mondo dai cattivi basta un’illusione

A chi non è mai capitato di buttarsi in un tubo a Las Vegas e sbucare pochi istanti dopo dallo stesso tubo a Macao, in Cina? O di fermare la pioggia, ma non nel senso di far smettere di piovere come un Dio qualunque, ma proprio di fermarla a metà strada tra il cielo e la terra, tutte quelle goccioline immobili a mezz’aria ad aspettare soltanto il tuo comando per ricominciare a scendere, o magari invece a risalire se tu glielo chiedi con il plateale gesto della mano? E chi non si è mai tagliato una braccio con una sega solo per creare confusione e attirare l’attenzione su di sé mentre gli altri complici fanno il loro lavoro e poi invece l’arto è lì tutto intero, lei si toglie il grembiule ed eccola che avanza con fare sicuro e sexy in abito nero e stivali in tinta? E chi non scompare mai sotto una cascata di carte da gioco, tante che non c’erano prima che lui le lanciasse in aria sopra la sua testa? Tutto ciò e molto, davvero molto altro, in Now you see me 2, scritto da Ed Solomon con la nuova regia di Jon M. Chu (Step Up) e la coproduzione del vero mago David Copperfield e in sala da mercoledì 8 giugno con Medusa e Leone Group Film, sequel del già rocambolesco e pluripremiato Now you see me, dove il bello è che puoi vedere il secondo anche se non hai visto il primo, e seppure lo hai visto, resti comunque a bocca aperta. E il bello, si perché c’è altro bello, è che non resti a mascella spalancata perché pensi che sono trucchi cinematografici o di magia che nessuno ti spiegherà mai come succede di solito, ma proprio perché invece te lo spiegano, loro, come hanno fatto a creare tutte quelle illusioni. E loro sono I Quattro Cavalieri, ovvero i quattro grandi maghi illusionisti, probabilmente i più grandi della terra, che oltre a godere della loro popolarità e a cercare ovunque e sempre pubblico e riflettori – e chi non lo farebbe al posto loro? – si mettono al servizio dei buoni contro i malvagi, tipo quelli che, ad esempio, vogliono impadronirsi della privacy di tutti con una tecnologia racchiusa in un microchip capace di scaricare tutte le memorie di cellulari, tablet e computer e farne chissà che. Ma non solo.

Sono passati tre anni dal primo film diretto da Louis Leterrier, ma un solo anno dalle vicende ivi narrate, ovvero la mega rapina da tre milioni messa a segno dai Quattro Cavalieri in una banca di Parigi standosene comodamente su un palcoscenico di Las Vegas e il trasferimento di 140 milioni dal conto del cattivo assicuratore Arthur Tressler direttamente sulle teste del pubblico di New Orleans composto da vittime dello stesso Tressler, per poi scomparire nel nulla nell’attesa di sapere cosa chiederà adesso loro L’Occhio, la società segreta e misteriosa di illusionisti buoni che rubano ai ricchi per dare ai poveri proprio come Robin Hood. Ed eccoli di nuovo – tuttora ricercati dall’FBI che intanto ha messo in galera la loro nemesi, ovvero l’apparente dissacratore della magia Thaddeus Bradly – I Quattro Cavalieri, ovvero J. Daniel Atlas (Jesse Eisenberg), Merritt McKinney (Woody Harreslon), Jack Wilder (Dave Franco) e Lula (Lizzy Caplan di Masters of Sex) a sostituire, ma più che degnamente, Henley Reeves (Isla Fisdher), e anche Dylam Rhodes (Mark Ruffalo), il già citato Thaddeus Bradely (Morgan Freeman) e Arthur Tressler (Michael Caine), cui si aggiunge il figlio, Walter Mabry (quell’ex maghetto di Daniel Radcliff).

Il cattivo di turno stavolta è proprio Mabry, uno che si finge morto a tutto il mondo e che obbliga i Quattro Cavalieri a recuperare per lui il microchip di cui sopra che gli ha rubato il suo ex socio, il magnate della tecnologia Owen Case (Ben Lamb) che, come detto, permette di impadronirsi della vita privata dell’umanità, e se la vedranno brutta, così con l’aiuto dell’agente speciale dell’FBI Dylan Rhodes, che scoprirà molto di più sulla morte di suo padre, grande illusionista rimasto chiuso in una cassaforte gettata nel fiume dalla quale non è mai riuscito ad uscire, rieccoli al lavoro per mettere a punto un numero spettacolare che denunci Mabry al mondo. E non solo. “Una delle cose più difficili di questo film è stato incorporare la magia dell’illusionismo – dice Solomon – e spero che che sia divertente per il pubblico quanto è stato per noi farlo. Penso che la gente ami la magia per lo stesso motivo per cui ama le barzellette, c’è l’elemento sorpresa, si sa che è un gioco, ma ci si sente al sicuro”.

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