Naufragi: videoincontro con Micaela Ramazzotti

Maria è una donna straordinaria, e se fosse vissuta in un altro mondo, in un altro paese, in un’altra storia, probabilmente sarebbe stata felice e così avrebbe reso tutti coloro che le erano vicini. Questo ho pensato guardando Naufragi, il film di Stefano Chiantini che vede protagonista Micaela Ramazzotti che in ruoli di questo tipo trova sempre la sua interpretazione migliore. Maria è una sognatrice, una che preferisce passare la giornata al mare con i figli piuttosto che portarli a scuola, una che butta le bollette perché tanto i soldi per pagarle non ci sono e per lei quella è la decisione più ovvia. A Maria piace tanto suo marito così “bello e zozzo” gli dice scherzando, è lui (Mario Sgueglia) che lavora per la famiglia, pure il sabato se può, ma i soldi non bastano mai. E anche a lui Maria piace così, ma bisogna fare i conti con la realtà e con la logica della società che se i figli non li mandi a scuola, c’è il rischio che te li tolgano. La vita però con Maria non è morbida, le fa del male una, due volte, si accanisce, e se dapprima lei riesce in qualche modo a reagire, la seconda volta scappa via per “non fare più male a nessuno” dice, caricandosi di un senso di colpa enorme e pesante che spegne la bellezza di com’era. Una seconda vita, quindi, sola, lontana da tutti, nel “culo del mondo”. Ma lì incontra Rokia (Marguerite Abouet), un donna sola come lei e come lei con un dolore che la piega dentro.

Naufragi è un film sul dolore che ti tocca il cuore, ma anche sulla forza delle persone e delle donne che sanno resistere, trasformarsi, vivere ancora, anche se questo vuol dire lontano da tutti. Colpisce nel film anche la solitudine che avvolgeva Maria e che la avvolge ancora, ma ora, forse, c’è quell’amica che nella prima parte della sua vita non aveva, anche se ha bisogno anche lei di tutto l’aiuto possibile, e un abbraccio nel mare tra urla e lacrime rileva tutto ciò che le accomuna, i loro naufragi…

Naufragi è un racconto che vorrebbe porsi come una ricerca nella semplice direzione della statura umana dei suoi personaggi, tratteggiarne con segni decisi il profilo psicologico e indagarne l’animo – dice Stefano Chiantini – non mi interessa in questo caso dare letture e proporre il mio sguardo sul mondo attraverso il linguaggio cinematografico, mi interessa solo che il film sia pulsante e traboccante di stati dell’animo, che la tecnica sia subordinata alla poetica. Naufragi contiene in sé numerosi temi che s’intrecciano tra di loro: il tema del disagio psichico nei rapporti familiari, il senso di colpa, l’impossibile elaborazione di un lutto, lo sgretolarsi dei rapporti familiari e il loro ricostituirsi sotto forme diverse. Naufragi è essenzialmente un film sul dolore e sullo smarrimento che ne consegue, sulla resistenza delle persone al dolore e sulla loro capacità di ricominciare a vivere nonostante tutto. Senza nessuna retorica, nessuna enfasi, ma attraverso un racconto che lavora sulla ‘sottrazione’, sull’assenza, sul vuoto. Essenziale, scarno, aspro, ma traboccante di sangue pulsante come solo la vita vera sa essere”.

I bambini che interpretano i figli di Maria sono davvero fratello e sorella e sono i già noti Lorenzo e Mia (Un passo dal cielo) McGovern Zaini. Naufragi, girato nel Lazio, a Civitavecchia e dintorni, a due riprese causa pandemia, è on demand da venerdì 9 luglio su Apple TV/iTunes, Google Play, Amazon TVOD, Rakuten, Chili e dal 16 su Sky. Ne abbiamo parlato con la protagonista, ecco il nostro videoincontro con Micaela Ramazzotti: