“L’unione tra l’est e l’ovest, la contrapposizione tra due mondi, Istanbul come laboratorio a cielo aperto di culture”. Davide Cufaro Petroni ci spiega così nella nostra videointervista la scelta di dedicare alla città turca la sua mostra intitolata, appunto, My Name is East, My Name is West inaugurata ieri a Palazzo Valentini, a Roma, dove è visitabile fino all’11 agosto.
Curata da Spazio Art D’Or, Ente dedicato alla promozione delle Eccellenze del Made in Italy, con l’organizzazione di Marina Corazziari e Gisella Peana, quest’ultima anche responsabile dell’ufficio stampa, con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale, My Name is East, My Name is West è un viaggio rotondo composto da disegni a matita in bianco e nero. Sotto ogni opera, una poesia dello stesso Davide Cufaro Petroni e l’immagine e la parola scritta si fondono quasi magicamente nella stessa malinconia: “La popolazione di Istanbul vive ancora nelle rovine della città in questa perenne malinconia del passato che si ritrova in ogni quadro – ci rivela ancora l’artista – in particolare c’è un chiaro messaggio verso la fine del percorso espositivo, quello del dolore delle popolazioni private della propria terra come il dramma della Striscia di Gaza in medio Oriente, con sagome di persone appese ai confini”.
Ma non è soltanto quello il disegno che ispira il pensiero e apre la mente ad un messaggio di solidarietà e umanità: “L’unione tra le due o più contrapposizioni è rappresentata dall’immagine del Dervish, questo ordine monastico dove i monaci, roteando, raggiungevano una dimensione mistica, con la gestualità tipica dell’atto di ricevere dalla divinità qualcosa da condividere con chi aveva di meno”.
Nato a Bari nel 1981 da genitori appassionati d’arte, a 28 anni Davide Cufaro Petroni, già pilota di linea, si è trasferito a Istanbul dove ha intrapreso la carriera di aviatore presso diverse e successive linee aeree turche, si è innamorato della città, ha scritto il libro di poesie Endless Path…, ha iniziato a disegnare tatuaggi a tema specializzandosi nella rappresentazione degli scenari delle coste del Bosforo e dell’antica Costantinopoli e dopo il tragico incidente del 2014 nella miniera di carbone di Soma che fece 300 morti, ha avviato un progetto di beneficenza finalizzato alla raccolta fondi per sostenere le famiglie colpite e organizzato alla Nis Art Gallery di Istanbul la sua prima mostra intitolata A Napkin for Soma (Un fazzoletto per Soma) dove opere erano raffigurate su tovaglioli di carta.
Al vernissage di My Name is East, My Name is West, oltre alle opere dell’artista, abbiamo anche ammirato alcune creazioni della stessa Marina Corazziari, Jewels Designer, e gustato un raffinato cocktail impreziosito dalla degustazione dei pregiati vini Mare di Puglia prodotti nelle vigne sul mare di Trani dall’imprenditrice Anna Laura D’Alessio, accompagnati da selezioni di prodotti tipici locali: partner dell’evento è infatti Cultura e Armonia, associazione senza scopo di lucro che sostiene le arti, la cultura e la formazione nel territorio pugliese. La nostra videointervista a Davide Cufaro Petroni:
