Abbiamo avuto il grande piacere di partecipare a Life of Wine viaggio nelle età del vino, evento giunto alla sua 14esima edizione e organizzato da Studio Umami e Roberta Perna Comunicazione Enogastronomica nelle sale dell’Hotel Villa Pamphili a Roma. Dedicato a uno degli elementi essenziali del vino, e cioè il tempo, ha ospitato più di 40 cantine italiane con le loro etichette selezionate, per ognuna sui banchi d’assaggio l’ultima annata e altre due più indietro negli anni.
Ed eccoci subito ad assaporare un’annata speciale e antica di un vino elegante che è tradizione pura, quella del Vino Nobile di Montepulciano Riserva 1993 delle Cantine Carpineto, per lo più uve Sangiovese – in particolare Prugnolo Gentile, varietà del Sangiovese Grosso, l’uva con la quale si fa il Brunello – più Canaiolo e Colorino dello stesso territorio, un quarto di secolo in affinamento. Un vino rilasciato a ben 5 anni dalla vendemmia rispetto ai soli 3 “perché dobbiamo dare modo a questo Sangiovese Grosso di esprimere certe caratteristiche compiutamente nei 5 anni completi di maturazione, 3 nel legno in botti grandi da 50 a 100 litri, e poi affinamento in bottiglia di almeno 2 anni: ovviamente in quest’annata 1993 l’affinamento è a 25 anni – ci spiega il direttore commerciale per l’Italia Mauro Chiominto – affondiamo le radici completamente nella tradizione”.
Il Nobile 1993 può anche regalare sensazioni un po’ diverse tra una bottiglia e l’altra, come ad esempio nel colore, merito o colpa, ci spiegano, del tappo che trasmette ossigeno ed è responsabile dell’ossidazione. Dal 1993 siamo passati al 2020, annata premiata con 3 stelle Oro Veronelli. Apprezzatissimi sullo stesso banco anche il Riserva di Chianti Classico 1993 e 2020, il Brunello di Montalcino 2012 e 2020 e il Farnito Cabernet Sauvignon nelle annate dal 1998 al 2019.
Quella del vino è molto spesso una storia di famiglia. Anche a Life of Wine. Ed è il caso di Salvatore Molettieri di cui abbiamo degustato il Taurasi Riserva 2017 e l’Irpinia Aglianico 2021 di uno dei suoi tre vigneti di Montemarano, il Cinque Querce in contrada Iampenne. Una famiglia numerosa di grande esperienza contadina e agricola che da quattro generazioni vive di viticoltura lavorando nell’azienda vitivinicola nata nel 1983: “quella fu l’ultima annata in cui abbiamo venduto uva – ci racconta Salvatore – il prezzo era sceso tanto e così abbiamo deciso di trasformarla e usarla per il vino”.
Salvatore ha imparato dal nonno e dal padre: “noi siamo nati nella vigna, mio padre ha fatto sempre quello e allora abbiamo portato avanti la nostra tradizione e il nostro territorio. Abbiamo cominciato con l’imbottigliamento del 95 e il mercato americano e poi abbiamo ampliato a tutto il mondo”. Vignaiolo e produttore, ci mostra con orgoglio le foto di famiglia in bianco e nero e quelle più recenti a colori con sua moglie Angela e i figli Giuseppe, oggi enologo, Giovanni, Luigi e Paolo, e i nipotini. E quando gli chiediamo il suo vino preferito dei suoi, ci risponde: “il Taurasi è il top, però anche l’Aglianico non è che è da scherzare… ma sono tutti vini fatti bene”.
E se si parla di figli, c’è davvero poco da scherzare con la famiglia Peluso, titolare della Tenuta Friggiali sull’alto versante sudovest di Montalcino, che produce Brunello tradizionale anche con etichetta Focaia, gusto morbido e armonico. Tutti in degustazione, ma noi ci siano soffermati sulla chicca, la nuova etichetta Terre De Fjòli che ci offre un Brunello dal gusto più giovane e fresco: “Terra dei Fjoli è un vigneto di due ettari e mezzo nella parte intermedia della Tenuta Friggiali dedicato ai nostri figli – ci spiega Davide Peluso – ha una resa ridotta e rispetto al Brunello più tradizionale è un po’ più di facile bevuta”.
“Teniamo particolarmente all’etichetta – ci rivela Annarita Peluso – si chiama Terre De Fjòli perché mia suocera, fondatrice dell’azienda, è di Ferrara e quindi in emiliano i figli sono fjoli, e proprio all’etichetta abbiamo dedicato la massima cura: ha una lavorazione speciale che si chiama embossing e che crea dei rilievi sulla carta cotton white, cioè con una componente di cotone, poi c’è la lamina in rame”. “Si tratta di un fregio rinascimentale ed è la rappresentazione dell’interno di un fiore di melograno stilizzato dai maestri senesi all’epoca – aggiunge Davide – è un po’ in disparte, asimmetrico, non è centrale perché indica la nostra provenienza, sotto invece lo spazio bianco è il futuro dei ragazzi, tutto quello che c’è da scrivere, il vuoto per scrivere nuove storie”. I Fijoli sono Giovanni, 26 anni, appena laureato in giurisprudenza ma in azienda già da un po’, che troviamo al banco, e Lorenzo, di anni 21, anche lui studia giurisprudenza, come dire, gli avvocati in azienda non mancheranno…
E a proposito di etichette, che ci fa a Life of Wine un asinello su una bottiglia di vino? Lo abbiamo chiesto a Marco Speri, il Marco di Secondo Marco, l’azienda agricola della Valpolicella della quale abbiamo degustato il Valpolicella Ripasso nelle annate 2015, 2017, 2018 e 2019, caratteristica generale un rosso rubino e un’intensa nota di spezie, strutturato e persistente. “L’asinello ha bisogno di un ripasso, da qui l’immagine che ho voluto su questa bottiglia – ci spiega Marco, perfetto quindi per un vino che viene ripassato per una seconda fermentazione sulle bucce dell’Amarone – L’immagine è accompagnata da una frase, in questo caso ‘del testone che ha pazienza non si può farne senza’ perché la testardaggine alcune volte serve anche per ottenere un risultato e arrivare all’obiettivo”. Vino molto buono e persistente, colore rosso rubino classico, note di frutti rossi e speziate.
Per il bianco abbiamo scelto di degustare il Vermentino Toscana 2021, 2022 e 2023 di GagiaBlu, cantina di Roselle nata dal sogno maremmano di Laura Mauriello, i cui vini rispecchiano a pieno il territorio e tutta la sua generosità, e la cui annata più recente – e aromatica – in commercio è il 2023: “tutto il nostro Vermentino fa circa 9 mesi di affinamento in acciaio sulle fecce fini, che vengono tenute in costante agitazione, e poi almeno 6 mesi in bottiglia prima di uscire sul mercato – ci racconta l’enologa grossetana e hospitality manager Susy Bisconti – ovviamente l’annata 2021 ha un affinamento in bottiglia molto più prolungato rispetto alla 2023, e questo ci permette di sentire tutte le sfumature olfattive che si vengono a creare grazie anche al tappo monopezzo in sughero che utilizziamo come tappatura, un’evoluzione olfattiva che vira poi su note idrocarburiche, che non si potrebbe apprezzare bevendo un Vermentino d’annata”.
E come non chiudere con le bollicine la nostra passeggiata nel tempo a Life of Wine? Bollicine e famiglia, naturalmente. Siamo al banco dell’Azienda Le Colture di Santo Stefano di Valdobbiadene completamente gestita dalla famiglia Ruggeri che detiene una proprietà di 40 ettari tra Conegliano e Valdobbiadene, 8 dei quali, ci racconta Alberto Ruggeri, ereditati dal padre nel 1983 dal nonno Gerardo, tra i primi ad inaugurare la filiera completa, dalla vigna alla bottiglia. Ed è proprio il Rive di Santo Stefano Extra Brut Gerardo, Valdobbiadene DOCG, che abbiamo degustato nelle tre annate 2021, 2023 e 2024: “per questo vino si utilizza una delle vigne più vecchie che aveva, di 45-50 anni d’età in media, ed è un vino molto sapido e minerale perché il vigneto da dove arriva non ha terreno, ma quasi completamente roccia, per cui la radice della vecchia vite va in profondità a trovare l’acqua e quando la trova la porta su con questi sapori e con queste caratteristiche” ci spiega. Un gusto molto piacevole, sapido e minerale, al naso note agrumate e di pane: “Al gusto dovreste sentire proprio questa piacevolezza di mineralità e di sapido – ci dice Alberto – in più è uno Charmat lungo con rifermentazione in autoclave di 3 mesi, questo permette di essere anche molto più persistente in bocca rispetto a un normale Valdobbiadene”.
