Liberi di scegliere, videointerviste a Alessandro Preziosi e Carmine Buschini

24 dicembre 2006. All’imbarco dei traghetti di Villa San Giovanni, Calabria, il giudice Marco Lo Bianco incontra Giovanni, figlio del boss della ‘ndrangheta Antonio Tripodi, destinato a seguire le orme del padre e per poco, per pochissimo, non riesce a salvarlo: è la vigilia di Natale, il ragazzo gli chiede di lasciarlo con la famiglia quella sera a festeggiare il Natale, con la tavola imbandita, il presepe, l’albero e pure i regali, seppure in un bunker in mezzo al nulla dove si nasconde suo padre, ma un blitz dei carabinieri guasta la festa a tutti. Antonio riesce a fuggire, ma i figli più piccoli, Teresa e Domenico, non la dimenticheranno mai quella paura, soprattutto quando Giovanni tira fuori un coltello e infierisce contro un carabiniere, finendo in carcere per molti anni. Comincia così Liberi di scegliere, il film TV diretto da Giacomo Campiotti, in onda martedì 22 gennaio su Rai 1, ispirato a una storia vera, quella del giudice del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria Roberto Di Bella che qualche anno fa prese una decisione drastica quanto coraggiosa: togliere i figli alle famiglie della ‘ndrangheta, convinto che se quei ragazzi avessero provato la vita normale di ogni adolescente, senza dover imparare a sparare, senza dover viaggiare per ore e finire sotto terra per vedere il padre a Natale, senza dover stare attenti a come parlare in casa e al telefono, forse avrebbero capito di non essere liberi di scegliere perché “la ‘ndrangheta non si sceglie, si eredita”.

Passano gli anni e mentre Giovanni (Vincenzo Palazzo) resta in cella, il fratellino Domenico cresce indottrinato da un padre che vede di tanto in tanto di nascosto, che “devi crescere in fretta” gli dice, e gli spiega che la famiglia unita è come un pugno che colpisce forte, così pure lui finisce nei guai. Ma tanto “se mi faccio la galera mi rispettano” dice Domenico alla sorella Teresa (Federica Sabatini), vittima pure lei della famiglia che decide per lei chi deve sposare e quando, qualcuno che lavora per la famiglia e che già le ordina il caffè come stesse al bar. Adesso è lui, Domenico, che il giudice Lo Bianco vuole salvare dopo aver fallito con Giovanni, ed è alle due di notte che gli viene l’idea di allontanarlo dalla famiglia e fargli provare la vita vera perché in fondo “l’abbiamo fatto con i figli dei genitori violenti e tossicodipendenti per offrire loro un’altra possibilità, perché non fare la stessa cosa con questi ragazzi?”

Liberi di scegliere è un film toccante e vero, come vera e triste è la storia che racconta: un giudice che vuole solo fare il suo dovere, la sua solitudine iniziale e poi l’abbraccio di associazioni e volontari, come Maria (Federica De Cola) e Enrico (Corrado Fortuna), poi il proiettile che arriva con la posta, e lui che va avanti e continua, ancora oggi. Per interpretare Domenico Giacomo Campiotti ha rivoluto Carmine Buschini che lui stesso ha lanciato anni fa offrendogli il ruolo magico e carismatico di Leo in Braccialetti Rossi: “forse questo è in realtà  il mio primo vero ruolo da attore – ci rivela Carmine Buschini nella nostra videointervista – un ruolo molto lontano da me ma è quasi inevitabile non dargli una parte di me, le emozioni che ho vissuto in questo progetto erano mie e reali, la rabbia, il pianto, la solitudine, e spesso può capitare che combacino con una situazione che ho vissuto”. Per il giudice paterno e giusto invece il regista ha scelto Alessandro Preziosi, non nuovo a tale ruolo: “quando si interpreta un personaggio pubblico realmente esistito la strada è segnata – ci spiega Alessandro Preziosi nella nostra videointervista – tutto sta ad essiccare l’aspetto più potenzialmente eroico e renderlo invece un personaggio che vive di vita propria, dandogli un vissuto mai retorico o apparentemente segnato dalla potenziale eroicità”. Ruoli importanti anche quelli di Antonio Tripodi e di sua moglie Enza affidati a Francesco Colella e Nicole Grimaudo di cui però vi parleremo più avanti, intanto ecco le nostre videointerviste a Alessandro Preziosi e a Carmine Buschini: