Laura Pausini presenta ‘Piacere di conoscerti’: nella vita è importante anche perdere

Peccato non poterla riprendere né fotografare. Laura Pausini arriva raggiante nella sala dello Space Moderno di Roma dove abbiamo appena visto Laura Pausini – Piacere di conoscerti, il docufilm dedicato ai suoi fan che arriva domani, giovedì 7 aprile, su Prime Video. Peccato perchè è davvero raggiante nel suo elegante completo pantalone verde smeraldo, nel suo top paillettato color ciliegia e nelle sue décolleté dorate tacco 12. Raggiante e felice di presentare al mondo, tutto collegato in streaming mentre noi eravano lì, in presenza, a due metri da lei, la sua vita vera e quella che avrebbe potuto essere. Se, naturalmente, a 18 anni non avesse vinto quel Festival di Sanremo 1993 con La Solitudine, brano che la lanciò all’istante ovunque.

Quando nel film arriva la scena di Sanremo, nonostante io la conosca a memoria, mi commuovo tantissimo, perché comunque è lì che è cambiata la vita  – ci rivela Laura Pausini durante il nostro incontro commuovendosi per davvero – fino ad allora non sognavo di fare la cantante famosa. Questo film non vuole rinnegare niente di quello che ho, anzi ringrazio ogni giorno il cielo che mi ha regalato questo destino, però ho lasciato in sospeso  i miei sogni di allora. Durante il lockdown sono andata un po’ in crisi, perché ciò  che mi è successo l’anno scorso con la vittoria al Golden Globe e la nomination all’Oscar per la canzone Io sì, non me l’aspettavo proprio. E mi sentivo anche un po’ in colpa perché mi succedeva questa cosa bellissima mentre tutti intorno a me stavano male. Sono consapevole del fatto che chi ha fama lo deve alla fortuna e a un destino scritto da qualcuno più grande di tutti noi, ma anche che fama e fortuna possono durare poco, quindi so bene l’impegno che ci ho messo“.

Vuole lanciare anche dei messaggi Laura Pausini con il suo Piacere di conoscerti, soprattutto alle nuive generazioni e quindi ai fan più giovani che la seguono e la amano: “C’è una cosa fondamentale che ho capito in questi ultimi due anni che vorrei che specialmente la nuova generazione capisse: quando arriveremo alla fine della nostra vita e faremo davvero un riassunto di ciò che siamo, in quel momento ci faremo la domanda più importante: siamo stati felici? Abbiamo fatto quello che volevamo? Ci sentiamo realizzati? E in quel momento non c’è un pubblico che ti dà un voto, non c’è nessuno che ti dà un premio, o anche no, ci sei solo tu. E in quel momento lì il tuo voto te lo dai in base a ciò che hai capito dentro di te. Ed io grazie a questo film ho capito che avevo già intuito prima di Sanremo quale sarebbe stata la cosa che mi avrebbe fatto sentire realizzat:  il mio  carattere, il fatto che sin da bambina avevo capito che potevo fare tantissime cose e che tutto quello che era artistico rappresentava ciò che avrei voluto imparare”.

Poi parla della sua famiglia, i suoi genitori: il papà Fabrizio, cantante e musicista, che ha avuto un ruolo importante perchè l’ha sempre portata con sé a cantare nelle sue mille serate di pianobar; e la mamma Gianna, il lato più razionale della famiglia, fondamentale a tenerla sempre con i piedi per terra. E soprattutto il suo compagno di vita e d’arte, il musicista Paolo Carta, e sua figlia Paola di 9 anni alla quale Laura ha voluto impartire un insegnamento fondamentale: “tutto quello che lei mi racconta oggi è molto legato al mondo del like, della fama, della faccia conosciuta, della posa, e questo mi preoccupa – ci rivela l’artista – vorrei spiegarle, anche con questo film, che si deve partire da un altro inizio per poi arrivare un giorno, forse, ad avere una carriera. Altra cosa importante, la frase che dico nel finale: noi non siamo stati educati alla sconfitta e credo che questo sia un grandissimo errore e un problema, ma io ho avuto la fortuna di dare a mia figlia un grande insegnamento. Quando sono partita per andare a prendere il Golden Globe, non sapevo che lo avrei vinto, però sono andata via in un modo e sono tornata che ero uguale a prima per lei. Poi sono partita per l’Oscar che però non ho vinto, eppure sono tornata ed ero uguale a prima. Questo è un insegnamento e una fortuna grande che lei ha avuto e che io non ho avuto da piccola, perché a noi viene insegnato che bisogna vincere ed essere i più forti nel nostro campo. Potevo mostrare nel film tutta la cosa figa dell’Oscar, ma volevo che guardaste anche quell’aspetto lì, perché bisogna spiegare quanto sia importante nella vita perdere e sentirsi ugualmente orgogliosi. Quando ho detto a Paolo che volevo fare questa scena e spiegare che ero contenta di aver perso, lui mi ha detto ‘sì, però era meglio vincere’. Ma perché? Per me no. Io non sono andata lì per vincere, magari non ci crederà nessuno, ma ho cercato di spiegarlo attraverso queste immagini vere“.

In Laura Pausini – Piacere di conoscerti, in realtà di Laura Pausini ne conosciamo due, quella vera e famosa, e quella non famosa, ma ugualmente realizzata, e sembra che vadano perfettamente d’accordo: “mi sono resa conto mentre giravamo, che stavo per trasmettere un messaggio, che potevo essere io un tramite, come se volessi che le persone usassero me e questa storia per ritrovare loro stesse. Io penso che chiunque, nel corso della propria vita, si sia chiesto: come sarebbe successo se non avessi scelto questa professione, se non avessi deciso di sposarmi con questa persona, e tutto il resto? Tutti noi abbiamo avuto un momento in cui potevamo scegliere altro. E che sensazione vi ha dato questo pensiero? Vi siete mai immaginati di aver fatto uno sliding doors vero? Io questa cosa l’ho vissuta ed è stato veramente molto intenso“.

Laura Pausini Piacere di conoscerti, prodotto da Endemol Shine Italy per Amazon Studios, è nato da un’idea originale della stessa Laura che l’ha scritto assieme a Ivan Cotroneo, che cura anche la regia, e Monica Rametta, con la supervisione creativa di Francesca Picozza e con il direttore della fotografia Gherardo Gossi.