L’assurdo complotto dietro l’ultimo film di Steven Spielberg: vediamoci chiaro

di Redazione

Steven Spielberg si è ritrovato al centro di alcune sorprendenti teorie cospirazioniste a causa del suo nuovo film, Disclosure Day, previsto nei cinema di tutto il mondo con rilascio in contemporanea per il mese di giugno.

A intervenire per smontare le ipotesi circolate online negli ultimi mesi è stato lo sceneggiatore David Koepp, costretto a porre fine a voci diffuse sui social network e su numerosi siti dedicati a presunti misteri e segreti governativi. All’interno di un’intervista con il sito web specialistico SFX Magazine, Koepp ha affrontato in particolare la teoria secondo cui il film sarebbe uno strumento ideato dal governo statunitense per… annunciare gradualmente al pubblico la presenza di forme di vita aliene sulla Terra!

Il caso è quantomeno interessante, perché riesce a mostrare in maniera notevole come un’opera di finzione possa generare, ancora prima dell’uscita, un intero apparato di interpretazioni anche utili al fine di marketing. Queste narrazioni all’interno del contesto della rete seguono una logica definita come “combinatoria” fatta di piccoli indizi, coincidenze, frasi estrapolate e dettagli promozionali accostati fino a comporre un disegno più grande.

Proviamo a ricostruire rapidamente questa teoria e a spiegare perché tra tutti i registi sia proprio Spielberg a diventarne perno.

La teoria del complotto e la risposta dello sceneggiatore

Secondo chi sostiene la tesi complottista, Steven Spielberg avrebbe agito in accordo con il governo degli Stati Uniti per costruire uno strumento narrativo “morbido” con l’obiettivo esplicito di rivelare l’esistenza degli alieni poiché figura affidabile e amata dal grande pubblico; il volto ideale per veicolare un’informazione destabilizzante.

Per la teoria il film Disclosure Day servirebbe a diffondere la verità in forma di intrattenimento, in modo che la società possa assorbire la notizia senza farsi prendere dal panico. Una teoria considerata dallo sceneggiatore David Koepp come “molto divertente” ma priva di basi fondanti sulla collaborazione del governo alla realizzazione del film e quindi manchevole di basi teoriche.

Secondo diversi commentatori in rete, queste ipotesi si diffondono in maniera così efficace anche a causa dell’architettura degli spazi digitali: l’utente viene invitato a restare, cercare nuovi collegamenti, confrontare versioni alternative e seguire percorsi sempre più ramificati. Questo processo è coinvolgente a tal punto da assomigliare, per livello di interesse generato, a quello che riescono a fare le piattaforme con roulette, blackjack e giochi da tavolo, dove ogni scelta riesce a mantenere alta l’attenzione dell’utente finale grazie a una costruzione visiva ed esperienziale degna di questo nome.

Cosa racconta davvero Disclosure Day di Spielberg e perché attira queste teorie?

Ok, ma come fa questo film di Steven Spielberg a diventare il nuovo centro delle speculazioni complottiste? Lo fa perché parla di segreti e pericoli che finiscono per inglobare le vite dei protagonisti; questi ultimi si impegneranno oltre i loro limiti per porre fine a una lunga catena di menzogne, destinata a poi a cambiare per sempre l’esistenza dell’umanità.

Il film, con un ricco cast con, tra gli altri, Emily Blunt, Josh O’Connor, Colin Firth, Eve Hewson e Colman Domingo, vuole parlare dei grandi interrogativi dell’universo e della possibile esistenza della vita extraterrestre, temi già cari al regista che è stato lo stesso autore di pellicole come E.T L’extraterrestre o La Guerra dei Mondi. Questi temi e questo intreccio spiegano l’attrazione esercitata da film sulle teorie cospirazioniste.

Non è casuale che proprio Spielberg diventi un bersaglio così fertile per questo tipo di letture, vista la sua ricca filmografia, in cui non sono mai mancati titoli capaci di lavorare sul rapporto tra meraviglia e immersione dello spettatore dentro mondi spettacolari e stratificati. Un titolo esemplificativo da questo punto di vista è il divertentissimo Ready Player One, in cui il regista racconta un universo virtuale attraversato dalle meccaniche proprie dei videogiochi e che al suo interno include anche tanti personaggi apparsi in giochi basati su combinazioni e giri rapidi, come Lara Croft o Ryu di Street Fighter.

In Disclosure Day, però, quella predisposizione all’enigma sembra essere stata assorbita dal pubblico complottista prima ancora che il film arrivasse in sala, costruendo un fitto sottobosco di parole, collegamenti e idee che parlano di grandi rivelazioni; per scoprirle effettivamente non ci resta che aspettare l’uscita del film tra qualche mese.