L’abbiamo fatta grossa: videointervista a Carlo Verdone e Antonio Albanese nuova coppia comica del cinema italiano

Metti un investigatore privato in bolletta che si da un po’ di arie soprattutto con una barista dell’Est che pende dalle sue labbra, e un attore teatrale mollato dalla moglie che sul palcoscenico non si ricorda le battute, e aggiungi una valigetta con dentro un milione di Euro. E soprattutto metti insieme Carlo Verdone e Antonio Albanese, per la prima volta coprotagonisti dello stesso film – se si esclude Manuale d’amore 2 dove però erano in due episodi diversi – il 25esimo diretto dal primo: L‘abbiamo fatta grossa, prodotto e distribuito da Filmauro da giovedì 28 gennaio in 850 sale. Siamo a Roma e l’ex carabiniere Arturo Merlino (Verdone), che a dispetto del cognome non è che sia proprio un mago nelle investigazioni, è alle prese con un caso difficilissimo e molto pericoloso, il recupero del gatto di un anziano signore che guarda un po’ è Giuliano Montaldo; non ha un euro e quindi abita con la vecchia zia che “un giorno è lucida e un giorno no” tanto che apparecchia la tavola pure per il marito defunto chissà da quanto; nei suoi appostamenti si fa aiutare dalla “stagista” del piano di sopra, una ragazza sveglia e con gli occhi a mandorla che poi è Francesca Fiume, ricordate la cinese de Focene in Italiani made in China su Real Time? Lei, e decisamente brava; e poi corteggia Lena, la barista di cui sopra, che in realtà è il soprano armeno Anna Kasyan al suo debutto cinematografico e in un ruolo sorprendentemente comico per una cantante lirica. A Merlino si rivolge l’incoscente Yuri Pelegatti (Albanese), attore in crisi perché, come detto, il trauma dell’abbandono della moglie gli fa perdere la memoria quando è sul palco dove si blocca completamente se le battute sono uguali a quelle pronunciate da Carla (Clotilde Sabatino) quando lo ha lasciato: lui l’ama ancora, e tanto, anche se si capisce che l’ha tradita più volte, e vorrebbe riconquistarla anche se, diciamolo, non si lancia in audaci acrobazie amorore se escludiamo un mazzo di fiori rossi e una lettera; intanto però vuole le prove della sua infedeltà anche se, del resto, lei non nasconde affatto la sua nuova relazione con il suo avvocato. Solo che Merlino non è, appunto, un mago, così per un suo errore, i due si imbattono in un mega equivoco, in una valigetta zeppa di soldi e in un poco raccomandabile signore, ma “molto elegante”, ruolo perfetto per Massimo Popolizio.

Un film diverso dai soliti di Verdone dove la famiglia non la fa da padrona, se non a margine, diciamo, con la moglie e i figli di Yuri e con la zia di Arturo, preferendo una trama quasi da spy story, un “genere investigativo anche un po’ noir con una leggera critica sociale nel finale” sintetizza il regista, pur senza allontanarsi dalla commedia degli equivoci. Non ci si sbellica ma si ride, e questo era l’intento, e certamente si da il benvenuto a una nuova coppia comica del cinema italiano che tra due anni rivedremo sicuramente, come ci assicurano sia Carlo Verdone che Antonio Albanese nella nostra videointervista :