La Rivoluzione è il nuovo album di Enrico Ruggeri, videoincontro

Abbiamo mangiato la polvere guardando le stelle… siamo stati in guerra e ci è piaciuto… Si apre così, con una sorta di preludio/bilancio intitolato Magna Carta il nuovo album di Enrico Ruggeri, fuori venerdì 18 marzo in CD, il 25 in vinile. La Rivoluzione il titolo, e in copertina la foto di classe dell’artista milanese al liceo. Gli anni più belli, li ha chiamati qualcuno, quelli dell’adolescenza, dei sogni non ancora infranti e dei desideri realizzabili, quando ci sentiamo onnipotenti e con tutta la vita davanti.

La Rivoluzione (Anyway Music) di Enrico Ruggeri con quella splendida e al tempo stesso terribile età ci fa i conti. Li fa con la disillusione che ne è seguita, con il diventare grandi e realistici, con il coraggio perduto, e con quello specchio che improvvisamente ti cambia la faccia e tu quasi non ti ci riconosci. Con una rivoluzione solo sognata, con gli anni dimenticati, con noi che abbiamo perduto il tempo, con le occasioni che non tornano. C’è nostalgia in questi 11 pezzi de La Rivoluzione, come nella title track, come in Parte di me, canzone sulla perdita, come in Che ne sarà di noi, ospite Francesco Bianconi, conosciuto due anni fa a Musicultura. Ma anche rabbia come ne Il Gladiatore, voglia di riprendere a combattere ne La fine del mondo, e poi arriva una sorta di scena western che è Non sparate sul cantante in cui si interroga sul ruolo stesso dell’artista e conclude che “un uomo dovrebbe essere così grande da capire quanto è piccolo”.

La Rivoluzione è un disco intimo e personale, così intimo e personale da custodire una canzone che racconta di un amico malato che la sua non è più vita. E poi il rock che non può mancare nel disco di chi per primo con il rock, quello di Mistero, ha vinto Sanremo prima dei Maneskin, come lo stesso Enrico Ruggeri ci tiene a ricordare, quello di Vittime e colpevoli e di Glam bang con il finale affidato a Silvio Capeccia con cui mezzosecolo fa, prima dei Decibel, aveva creato gli Champagne Molotov. Si chude La Rivoluzone con La mia libertà, quella di chi non ha più voglia più di scrivere canzoni appassionateraccontare quanti schiaffi che ha ricevuto, dalla vita e dal destino, quella libertà di restare solo e con la felicità che sarà spiccare il volo oltre le montagne, le campagne, le città senza età…

Un album costato due anni di lavoro in collaborazione con Andrea Mirò e Massimo Bigi, prodotto dallo stesso Enrico Ruggeri con Fortu Sacka e Sergio Bianchi e suonato da Paolo Zanetti (chitarre), Francesco Luppi (tastiere), Alex Polifrone (batteria), Fortu Sacka (basso), Stefano Marlon Marinoni (sax), Davide Brambilla (fiati) e Andrea Mirò (archi). Dal 2 aprile al via da Crema il nuovo tour che lo poterà a seguire a Milano, Catania, Roma e Galatina, almeno queste le prime date. Il nostro videoincontro con Enrico Ruggeri: