La prima volta (di mia figlia), l’opera prima di Riccardo Rossi al cinema per la Festa del papà

Forse per un esordio alla regia, soprattutto se sei un personaggio già noto, ci voleva un tema un po’ più originale, ma Riccardo Rossi per la sua prima volta dietro la macchina da presa ha scelto come argomento un’altra prima volta, quella della figlia (che non ha). E per l’uscita del film, la data del 19 marzo, festa del papà. Bel regalo.

Si intitola infatti La prima volta (di mia figlia) l’opera prima dell’attore/comico/autore/presentatore romano che ne è regista e pure protagonista nella parte di Alberto, un medico di base separato dalla moglie, fissato con l’ordine e la pulizia, con una vita regolata alla perfezione secondo riti e rituali che non fanno che ripetersi esattamente allo stesso modo ogni giorno. e pure, e attaccatissimo alla figlia Bianca, interpretata da Benedetta Gargari, tra le giovani attrici preferite di Ferzan Ozpetek.

Ma se al cuor non si comanda, figuriamoci agli ormoni adolescenziali, così anche per la quindicenne in questione arriva il momento tanto sognato e idealizzato della fatidica prima volta. E come fa Alberto a saperlo? Ovvio, legge il diario della ragazza, proprio come facevano i genitori di un volta con quelli dei loro figli di una volta che li chiudevano ingenuamente con piccoli lucchetti dorati per poi nasconderli nel cassetto sotto la biancheria. Un classico. Ma di tanti anni fa. Oggi ci sembra un po’ strano che le fanciulle, anche le più romantiche, tengano un diario visto che raccontano praticamente tutto di loro stesse sui social network, ma può anche essere. E se qualcuna che lo fa ci sta leggendo, sia così carina da illuminarci, grazie.

Ad ogni modo, tornando al film, possibile mai che quell’angelo di sua figlia pensi anche a certe cose, ovvero, sia esattamente come ogni adolescente sana e normale con tutte le pulsioni e gli istinti sessuali al proprio posto? Già, ma lui non la prende tanto bene. Preoccupatissimo, decide che deve fare di tutto per impedire che avvenga l’irreparabile. Guarda caso ha un’amica ginecologa che lavora al consultorio, Marina, cui dà vita Fabrizia Sacchi, che invita a cena nella speranza che possa far desistere la figlia dal “grave errore”. Ma della serie indovina chi viene a cena senza essere stato invitato, arrivano pure suo il marito Giovanni e una psicologa collega di Alberto che lui non sopporta perché troppo vivi e lascia vivere, Irene, ovvero Riccardo Fresi e Anna Foglietta di nuovo insieme come in Noi e la Giulia di Edoardo Leo, il primo “innamorato del personaggio perché è l’ultima persona che vorresti al tuo tavolo se devi convincere tua figlia a non farlo e mi sono divertito troppo”, la seconda “convinta dalla passione di Riccardo e contenta di fare un personaggio divertentissimo che è la chiave di volta di tutta la vicenda”.

Tutti lì, dunque, a raccontarsi le loro prime volte: c’è chi l’ha attesa tanto perché pretendeva che fosse amore vero e chi invece non vedeva l’ora di liberarsi di un peso chiamato verginità, del resto oggi va pure di moda metterla all’asta, e persino chi ci è arrivato per caso, ma a Bianca l’intenzione di farlo non si scalfisce di una virgola, ma anzi il rapporto padre-figlia cambierà radicalmente e inesorabilmente dopo quella terapia di gruppo non voluta eppure da lui stesso provocata.

Una commedia semplice, senza troppe pretese, dai toni un po’ teatrali che a Riccardo Rossi sono congeniali, forse con qualche stereotipo di troppo, che affronta un tema antico quanto antico è l’essere genitore e in particolare padre, senza volgarità ma neanche troppa moralità, e con quell’inconfessabile ma inevitabile gelosia paterna inconscia verso la figlia femmina che ancora oggi si pensa di “cedere” solo al momento giusto e all’uomo giusto, quello che la proteggerà e l’amerà tutta la vita. Come un padre, appunto. Ma ce ne fosse uno che a un padre sembri all’altezza dell’arduo compito. Strano a pensarci che Riccardo Rossi non abbia figli. E tanto meno figlie. “Sono stato a guardare i miei amici che hanno avuto matrimoni, figli, divorzi e altre famiglie e tuttavia li ho visti in crisi nel momento cruciale in cui la figlia sta per diventare donna, per cui l’ho vissuto molto da vicino – racconta – e credo che la prima volta sia per tutti il superamento di una delle tante linee d’ombra che nella vita bisogna oltrepassare”.