La notte più lunga dell’anno: videoincontro con Ambra Angiolini e Massimo Popolizio

La notte più lunga dell’anno è quella del solstizio d’inverno, tra il 21 e 22 dicembre. Si tratta di un dato oggettivo, scientifico. Ma a Potenza sembra essere ancora più lunga. Almeno per i protagonisti del film che si intitola proprio La notte più lunga dell’anno diretto da Simone Aleandri. Anime in pena, personaggi sospesi e bloccati ognuno nella propria situazione, invischiati e impotenti di fronte a qualcosa che sa di destino. E a risplendere nel buio di un luogo che sembra fuori dal tempo e dallo spazio, e dei loro cuori, le luci, tante luci, quelle della città vista dall’alto come in cartolina, e quelle degli alberi di Natale e delle luminarie accecanti fuori dalle finestre.

Anche lei si chiama Luce: è una donna che si divide tra un padre malato e il cubo di una discoteca, e che non ne può più né dell’uno né dell’altro, soprattutto quando la situazione degenera e lei si sente scivolare verso il fondo. Anche Francesco è stanco: è un politico democristiano e stanno per arrestarlo, vaga nell’oscurità in cerca di una soluzione, una fuga, un aiuto, a trova soltanto un rifugio temporaneo. E poi ci sono Damiano, Enzo e Pepè, tre ragazzi che non crescono, fermi anche loro, senza arte né parte: Damiano lo capisce che la strada non è quella, diventa scostante, schivo, gli altri non comprendono, Damiano resta solo. E poi Johnny e Isabella, amanti proibiti, l’ex studente e la prof, ed è tutto bello, poi arriva il marito di lei, un rapporto squallido, e Johnny perde la testa. Hanno tutti qualcosa in comune, ma al contrario di quanto ti aspetti, e te lo aspetti per tutto il film, non si incontrano mai. Al centro la stazione di servizio di Sergio che sembra volerli aiutare tutti, anche lui fermo, lì, ad aspettarli.

La notte più lunga dell’anno è un film che ho immaginato realistico, sentimentale, moderno, ma anche viscerale, dove i destini precipitano di colpo in uno spazio-tempo limitato – dice il regista – non si tratta di un film a tesi, la sua forza risiede nella costruzione di storie intense che mettono al centro l’umanità dei personaggi. Un’umanità profonda, alimentata  dalla malinconia e dalla solitudine, in un luogo circoscritto ma universale, nella cui apparente immobilità ci sono persone che in quel momento, in quella notte, stanno vivendo qualcosa di grosso. Perché qualcosa di grosso accade sempre, ovunque, anche nei posti che sembrano immobili. Lo sviluppo del racconto procede all’interno di una macrostruttura circolare in cui le storie si sfiorano senza mai intrecciarsi davvero. Lo stile è asciutto e di vicinanza emotiva nelle parti della descrizione dei personaggi, raccontati nei loro tratti essenziali, e di maggiore respiro e sospensione in quelle di ambientazione. La frantumazione delle storie non rimanda quindi a un puzzle ed ai suoi frammenti, ma ad un’esplosione e alle sue schegge: schegge di realtà sparse in una frontiera del Sud nella sua notte più lunga“.

La notte più lunga dell’anno arriva al cinema giovedì 27 gennaio con Ambra Angiolini (Luce), Massimo Popolizio (Francesco), Francesco di Napoli (Damiano), Michele Eburnea (Enzo), Nicolò Galasso (Pepè), Luigi Fedele (Johnny), Anna Ammirati (Isabella), Mimmo Mignemi (Sergio) e Alessandro Haber (il padre di Luce). Ecco cosa ci hanno raccontato Ambra Angiolini e Massimo Popolizio: