Kevin Costner è Criminal: meglio amare pur rischiando di soffrire. La nostra videointervista

Sarà che fa tanto moto, sarà il sole della California, sarà la musica che gli piace fare con i suoi Modern West quando non è sul set, sarà che mangia tanto tonno, fatto sta che Kevin Costner i suoi 61 anni non li dimostra affatto, né sul grande schermo né tanto meno “di persona”, e sicuramente bucherà anche il piccolo schermo stasera, ospite di Laura&Paola su Rai1. Fascino intatto dunque per l’attore californiano arrivato a Roma a presentare Criminal assieme al regista israelo-americano Ariel Vromen, il suo ultimo film che sarà nelle nostre sale il 13 aprile distribuito da Notorius Pictures. La storia è un po’ complessa ma scorre bene senza tutti quei flashback cui ci hanno ultimamente abituato film e serie TV che se ti distrai un momento non sai più in che anno sei. Tra fughe rocambolesche alla Mission Impossibile e cattivi indistruttibili che non muoiono neanche a colpi di cactus, qui i flashback sono usati come in una ricetta di cucina, ovvero q.b., quanto basta, giusto quando Jerico Stewart, il protagonista, cioè Kevin Costner, viene assalito da ricordi che poi non sono neanche i suoi.

Tutto comincia da un accordo tra l’agente della CIA Bill Pope (Ryan Reynolds) e un giovane super hacker detto l’olandese, perché in effetti lo è, di nome Jan Strook (Michael Pitt) in grado di comandare l’intero armamentario bellico americano, missili, bombe, cose così. Solo che Pope viene ammazzato e con lui muoiono anche tutti i suoi saperi su come sventare l’attentato terroristico che distruggerebbe il mondo. Così il capo inglese della Cia Quaker Wells (Gary Oldman) recluta uno stravagante neurochirurgo, tal dottor Franks (Tommy Lee Jones che in Men in black la memoria la cancellava con un flash) in grado di trapiantare la memoria di un morto in un vivo. Ed è qui che entra in gioco Jerico, un uomo molto cattivo, ma mica per colpa sua: da piccolo il padre, appena saputo che non era suo figlio, lo ha scaraventato fuori dal finestrino dell’auto e lui ha dovuto dire addio al suo lobo frontale, così non ha mai saputo distinguere tra il bene e il male né valutare e prevedere le conseguenze delle sue azioni. Tant’è, è tenuto chiuso in una cella, in isolamento, con un collare e una catena al collo e per portarlo fuori lo sedano con le freccette di sedativo come si fa con i leoni, le tigri e gli elefanti. L’operazione, e poi la sua fuga, porteranno poi Jerico a conoscere la vedova di Pope, Jill (Gal Gadot) e sua figlia, e a sperimentare per la prima volta sentimenti ed emozioni.

“È sempre una grande gioia per me fare film” ci ha detto Kevin Costner durante il nostro incontro a Roma, e noi nella nostra videointervista gli abbiamo chiesto il perché, oltre a domandargli di chi, semmai, vorrebbe la memoria: