Kandinsky: a Roma la mostra dell’artista del colore che tocca l’anima come un suono (Video)

di Patrizia Simonetti

Per Kandinsky il colore è tutto: è l’elemento magico che provoca in chi lo guarda un effetto fisico e un effetto psichico, quest’ultimo una vera e propria vibrazione dell’anima capace di raggiungere altri sensi. Forse è per questo che ho provato una sorta di commozione guardando Leggero (Light), opera del 1930 che trasmette esattamente la sensazione di uno spazio celeste dove poter fluttuare e risalire come le sue forme geometriche di diversi colori… Ed è solo una delle straordinarie creature dell’artista che si possono ammirare in Kandinsky, la grande mostra che apre al pubblico domani, 15 settembre, a Palazzo Bonaparte a Roma e che ho avuto il privilegio di visitare in anteprima. 

A colpire sono proprio i colori e il significato che l’artista aveva scoperto in ognuno di essi, così da poter comporre i suoi mosaici astratti di sentimenti e sensazioni, come il rosso per il dolore, il giallo per la vita e l’energia, il blu per la profondità e l’infinito, che possono essere freddi o caldi, posizionarsi in modo significativo sulle forme cui sono destinati ed emettere dei suoni in grado di raggiungere la nostra mente e il nostro cuore. Perché nell’emozione tutto è collegato, e per questo Kandinsky diceva che il colore è il tasto, l’occhio è il martelletto, l’anima è un pianoforte con molte corde. E questa per l’arte è stata una rivoluzione che ha dato vita a un linguaggio tutto nuovo. 

Posto d’onore infatti per Giallo, Rosso, Blu (Gelb-Rot-Blau), capolavoro del 1925 che ne raccoglie l’essenza artistica e pionieristica, scuotendoci l’anima. Esposti anche documenti, foto, oggetti personali come i suoi occhiali, i suoi colori in matite e vasetti, materiali provenienti dalla Bibliothèque Kandinsky; i dischi in vinile che Kandinsky e sua moglie ascoltavano e probabilmente ballavano, tanta musica classica ma anche foxtrot e charleston. E una meravigliosa sala immersiva ideata appositamente per la mostra dove perdersi e ritrovarsi tra specchi, vetri, colori e opere che si animano come per magia.

Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou con il patrocinio dell’Ambasciata di Francia in Italia, della Regione Lazio e del Comune di Roma e curata da Angela Lampe, conservatrice delle collezioni moderne del Musée national d’art moderne, con la consulenza scientifica ed editoriale per i contenuti divulgativi di Francesca Villanti, la mostra riunisce più di 70 opere dell’artista che ha ridefinito il linguaggio della pittura moderna provenienti da musei internazionali e dal prestigioso museo francese, per lo più appartenenti al lascito della moglie Nina Kandinsky.

E racconta la storia umana e artistica di Vassily Kandinsky, da avvocato a maestro dell’arte moderna, attraversando epoche, paesi e grandi amori. Come quello decennale per Gabriele Munter, grande artista riscoperta soltanto grazie ad alcune sue bellissime opere che trovano spazio nella Mostra, e la già citata Nina, custode della sua memoria e della sua geniale arte.Lungo le cinque sezioni dell’esposizione si possono ammirare le prime opere figurative e quelle degli anni di Monaco che segnarono la sua svolta artistica, anche grazie ai Covoni di Monet che apriono un mondo al giovane Vassily, capace di emozionare senza copiare ciò che percepiamo come reale.

E il Lohengrin di Richard Wagner ascoltato al Bol’šoj di Mosca da cui la rivelazione sulla musica evocatrice di tumulti emotivi proprio come l’arte senza oggetto. E poi l’incontro con Franz Marc e Gabriele Münte, la sua compagna, con cui Kandinsky dà vita al gruppo artistico Der Blaue Reiter (Il Cavaliere Azzurro) per cui l’arte è dimensione spirituale e lo porta all’astrazione: in mostra c’è L’Arco nero (1912), opera che rappresenta tutto questo, tra i capolavori più celebri della collezione del Centre Pompidou.

E ancora la Russia rivoluzionaria, dove Kandinsky fa ritorno allo scoppio della Prima Guerra mondiale, fino all’esperienza fondamentale al Bauhaus, centro nevralgico delle avanguardie europee in Germania, dove viene chiamato ad insegnare, e all’ultima stagione parigina dove si trasferisce dopo la chiusura della scuola da parte dei nazisti e dove resterà fino alla sua morte avvenuta nel 1944. Una mostra che non potete perdere e della quale vi offriamo un assaggio con il nostro videoreportage in anteprima:




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