Io sono Vera: recensione e videoincontro con Marta Gastini, Davide Iacopini, Anita Caprioli

E se fosse vero che siamo tutti connessi, e che possiamo smaterializzarci e spanderci nella luce e nel tempo, magari incrociando la nostra vita con quella di qualcun altro che vive lontanissimo da noi, come in uno scontro tra stelle che genera energia e luce visibile anche sulla terra e a distanza di anni? Detta così, si potrebbe pensare che Io sono Vera sia il solito film di fantascienza che racconta di viaggi nel tempo e nello spazio, invece no. Io sono Vera è un film che ci lascia qualcosa dentro e che ci apre domande su chi siamo, sul valore e sul meccanismo del tempo e sulle nostre vite. Ma partiamo dall’inizio.

Vera ha undici anni ed è alle prese con il primo lutto della sua vita. Assieme all’amico di famiglia Claudio, che è anche suo professore, va sulla scogliera a disperdere nell’azzurro e agitato mare ligure le ceneri del suo amato cane. Un attimo, passa un attimo soltanto, e Vera scompare. Nell’aria resta soltanto per qualche istante la sua voce che pronuncia un’ultima, breve, misteriosa frase: dove c’è fuoco… Ma lei, dov’è finita? In acqua non c’è, evidentemente Claudio le ha fatto qualcosa, un peso enorme e un senso di colpa smisurato quanto ingiusto che il giovane insegnante si porterà addosso per due anni. Poi Vera ricompare all’improvviso: è diversa, è molto più grande di quanto dovrebbe essere alla sua età: “non preoccuparti – dirà a sua madre – il tempo sta solo giocando con me…”  Ci vuole un po’ affinché venga creduta e riaccettata nella sua vita anche dal padre, le donne, si sa, sono sempre le più pronte e disposte ad accogliere, ma la felicità familiare durerà poco. Perchè Vera la sua vita, in qualche modo, l’ha già vissuta tutta, in accelerazione, ma non era la sua, bensì quella di un uomo cileno, a lei assolutamente sconosciuto, che era morto nell’istante esatto in cui lei aveva assecondato quell’occasione unica, lasciandosi andare nella luce e nel tempo, svanendo nell’aria, per tutti. Difficile da comprendere, anche per l’uomo cileno che, grazie a quella sua scelta, era tornato a vivere, rubando però la vita di Vera, e a poco varrà il suo tentativo generoso ed estremo di rimettere a posto le cose. Ma almeno prima di morire riuscirà a mettere ordine nella sua di vitae a riconciliarsi con sua figlia.

Cosa accade dunque dopo la morte? E durante? Tra l’irrazionale della fantascienza e la realtà del dramma umano e dei suoi legami e relazioni, Io sono Vera  – con una doppia interpretazione anche nel titolo che può essere pronunciato sia da Vera che dall’uomo cileno – ci mette a confronto con il tempo e con lo spazio ai quali, spesso, lasciamo condizionare e guidare le nostre vite, bussando al nostro scetticismo razionale e lasciando entrare un forse, un può darsi, un chissà, sufficiente a ridimensionare, anche solo per un po’, le nostre certezze e ad abbattere, almeno in parte, le nostre barriere difensive su un mondo immutabile e rassicurante.

Diretto da Beniamino Catena (Squadra Antimafia, Rosy Abate, Un passo dal cielo, DOC Nelle tue mani) al suo esordio su grande schermo, con Marta Gastini bravissima nel ruolo della protagonista rediviva, Davide Iacopini che interpreta Claudio, Anita Caprioli che è la madre, Paolo Pierobon che è il padre e Marcelo Alonso nell’enigmatico e determinante ruolo dell’uomo cileno, Io sono Vera arriva al cinema giovedì 17 febbraio. La sera stessa regista e cast saranno in sala per una proiezione speciale alle 20 all’Anteo CityLife, così come per l’anteprima di mercoledì 16 alle 20.30 al cinema Massimo di Torino dove ci saranno anche i Marlene Kuntz autori della colonna sonora, venerdì 18 per un evento a inviti al Cinema Troisi e giovedì 24 febbraio a Pietra Ligure in omaggio alla città che ha ospitato il set.

Sono da sempre un amante della fantascienza e dopo tanta fiction e serialità televisiva, volevo fare un film che rispecchiasse un po’ le mie passioni e i miei interessi – ci ha raccontato Beniamino Catenae lo abbiamo girato in totale libertà. La fantascienza volevo gestirla in modo iperrealistico. Mi interessava il fenomeno paradossale e quantico ma mi interessavano di più le reazioni emotive dei personaggi rispetto al fantastico e all’irruzione dello straordinario nella vita di una famiglia. Quindi il modo migliore per girarlo era di farlo come un piccolo documentario, ponendo più domande che risposte e non dando spiegazioni“.  Ecco invece cosa ci hanno raccontato tre protagonisti di Io sono Vera nel nostro videoincontro con Marta Gastini, Davide Iacopini e Anita Caprioli: