1992 – Intervista a Stefano Accorsi, ideatore e protagonista della serie TV su Tangentopoli

Sua l’idea di una serie TV sull’anno di Mani Pulite che infatti così si intitola: 1992, dieci episodi da domani, martedì 24 marzo, su Sky Atlantic HD e Sky Cinema Uno, e contemporaneamente anche in Inghilterra, Germania, Irlanda e Austria, prodotti da Wildside e diretti da Giuseppe Gagliardi, dove tra personaggi reali e inventati si racconta la rivoluzione di Tangentopoli. Stefano Accorsi, in tour teatrale con il Decamerone, è anche protagonista nel ruolo di un ambiguo pubblicitario dal nome, anzi dal cognome, oscuro.

Chi è in realtà Leonardo Notte?

Il mio personaggio che amo alla follia ma di cui non posso svelare troppo, anche perché 1992 è una serie in cui succedono tante cose nel corso dei dieci episodi, personaggi che magari all’inizio sembrano in un modo, diventano in un altro a metà e poi ancora qualcos’altro alla fine. Il loro fascino deriva proprio dalla loro evoluzione che arriva spesso dal vissuto: abbiamo dei personaggi cattivi che in realtà sono buoni e altri che sembrano ambigui ma non lo sono. Il mio però ha una vera e profonda ambiguità che non viene mai tradita e anche se si evolve, quella sua caratteristica di fondo resta e affascina. Leonardo Notte ha conosciuto una grande illusione, i grandi ideali della politica degli anni Settanta e poi lo troviamo in un momento di grande disillusione e libertà.

Come è stato interpretarlo?

Per me è stato davvero liberatorio perché lui non ha alcun tipo di freno inibitore morale o etico ed è interessante per una volta dar vita a un personaggio che ovunque non vede ostacoli ma opportunità e sceglie solo quelle che gli convengono di più.

Non le sembra che alla luce degli ultimi fatti non ci sia poi così tanta differenza tra quell’epoca e la nostra?

Fino a poco tempo fa dicevamo che la grande differenza tra il 1992 e oggi, a parità di situazione di scandali, era la mancanza di quella speranza che c’era allora. Oggi però le cose sono cambiate ancora, nella politica tutto cambia a una velocità mostruosa. La grande differenza rispetto a oggi è che Mani Pulite è stata la prima vera grande inchiesta contro il mondo politico e la corruzione del mondo politico, e a chi la guardava suscitava un grande senso di sorpresa ma anche di speranza, dato proprio dalla novità di un’inchiesta di quella portata. Oggi poi molte altre cose sono diverse: c’è stato un cambio generazionale politico, cosa che non succede tutti i giorni, e c’è stato anche un cambio di atteggiamento mentale rispetto alla cosa pubblica e anche quello non capita spesso. Poi è anche vero che ci sono tanti arresti e tanti scandali, però fino a poco fa si diceva “tutti lo sanno”, adesso invece scattano le manette. Io voglio credere all’aspetto positivo di questa fase.

Ma si possono trattare certi argomenti senza essere influenzati dalla proprio idea politica?

Mettere da parte il proprio punto di vista politico è stato uno dei grandi sforzi che abbiamo fatto cercando invece di guardare il tutto con un occhio il più possibile scevro dalle tante stratificazioni degli ultimi vent’anni di ciò che si è detto su Mani Pulite. Ed era l’unico modo di farlo.

Quando ha pensato di voler raccontare Tangentopoli?

Ho avuto tanto tempo fa il desiderio di entrare negli ultimi vent’anni della nostra storia repubblicana da dietro le quinte, perché pensavo fosse il modo più giusto di raccontarne il senso. Anche perché è un periodo della nostra storia che non era stato mai rappresentato né in televisione né al cinema. Ma non era ancora possibile farne una serie, non c’erano gli interlocutori. Poi le cose sono avvenute, ho incontrato i produttori giusti e siamo andati da Andrea Scrosati di Sky che ha avuto subito il desiderio di approfondire l’argomento. Noi avevamo deciso di raccontare la parte che ha costruito l’Italia degli ultimi vent’anni tra realtà e finzione, personaggi e situazioni sono stati tutti inventati dagli sceneggiatori. Non è stato un lavoro semplice, ma ogni difficoltà ci forniva nuovi stimoli.

A proposito di televisione, da 1992 la TV non ne esce troppo bene…

Ma Leonardo Notte non può parlarne in negativo, anzi. A un certo punto, davanti a titoli di giornali che recitano che la TV è finita, dice che il potere della televisione è immenso checché ne dicano loro. La televisione è un mezzo, sicuramente nel momento in cui lo si usa solo a fini commerciali si sollevano tante questioni morali, ma il mio personaggio non se ne fa di tali scrupoli, non è un buono, e per una volta è interessante da vedere sullo schermo, ne abbiamo visti tanti di buoni…