Intervista a Marisa Paredes, la Ramona di Latin Lover: se faccio l’attrice è colpa di Almodovar

Musa di Pedro Almodovar, madrilena, classe (da vendere) 1946, si è sempre divisa in patria tra teatro, grande e piccolo schermo. Innamorata del cinema italiano, ha lavorato con Giacomo Battiato, Roberto Benigni e Maria Sole Tognazzi, ed ora eccola nel ruolo di Ramona tra le protagoniste di Latin Lover, il nuovo film di Cristina Comencini da oggi nelle sale. Intensa ma solare, Marisa Paredes si racconta, in italiano, con la semplicità e il sorriso tipico della vera star e con quell’accento spagnolo che fa tanto donna passionale e sicura di sé. Ama i segreti e ha amato Virna Lisi e se ha fatto l’attrice, dice, è tutta “colpa” di Almodovar.

Al centro di Latin Lover c’è una famiglia più che allargata e ricca di segreti

Sì e naturalmente penso che sia proprio questa la parte più interessante del film, questi segreti che si vanno svelando a mano a mano che succedono le cose e che la storia va avanti, e questo è anche l’aspetto più interessante di ogni famiglia.

Anche della sua? Nella sua famiglia ci sono stati o ci sono dei segreti?

Tanti, ne ho scoperti davvero tanti, ma naturalmente non ho alcuna intenzione di raccontarli. Io dico sempre a mia figlia: amore, ci sono dei segreti che devono restare segreti, devono rimanere qua da noi in famiglia e nessuno deve saperli.

Quindi la verità non va sempre bene?

Proprio no, penso che sia molto interessante avere dei segreti.

Nel film le donne sono protagoniste in assoluto e ce ne sono di diverse generazioni: ma secondo lei quelle di oggi sono tanto molto diverse da quelle di un tempo?

Naturalmente, perché le donne trent’anni fa non lavoravano regolarmente fuori casa come fanno oggi, allora in questo modo la donna ha conquistato importanza, indipendenza e personalità, la possibilità di essere la donna che vuole essere. E penso che questo abbia cambiato ogni tipo di relazione all’interno della famiglia, tra madre e figli e tra moglie e marito.

Però non è che siamo arrivate proprio dove volevamo arrivare né abbiamo risolto tutti i problemi…

No, naturalmente ci sono sempre dei problemi anche perché vogliamo sempre di più, come è giusto che sia, e dobbiamo andare sempre avanti. Però negli ultimi trent’anni abbiamo fatto davvero un grande salto.

Esiste davvero il latin lover o è solo un’invenzione del cinema e, appunto, delle donne?

Direi un po’ di tutto questo. Io credo che esista davvero el conquistador che va sempre alla ricerca delle donne, ma allo steso tempo credo che siano sempre le donne che lo cercano e lo fanno proprio perché vogliono essere conquistate. Certo è più facile trovarlo al cinema anche grazie alla fantasia e al modo cinematografico di raccontare che concentra tutto in due ore, mentre la vita è molto più lunga.

A proposito di latin lover, nel 1996 ha girato un film, Tre vite e una sola morte di Raul Ruiz, con Marcello Mastroianni che morì quello stesso anno, come lo ricorda?

Era un grande, ma grande grande grande e allo stesso tempo era malato, ma aveva un modo di vivere godendosi tutto e di pensare che la vita era così e che lui aveva fatto tante cose da sentirsi tranquillo e soddisfatto così’ da poter dire, va bene, andiamo pure via, va tutto bene.

In Latin lover si mette anche a confronto il cinema di ieri con quello di oggi, secondo lei che ha una lunga carriera alle spalle, qual è meglio?

Naturalmente oggi il cinema è molo cambiato, ma non so dire se era meglio quello di prima. Sì, c’erano molti film bellissimi, ma adesso c’è un’altra maniera di farli perché la vita è cambiata e allora dobbiamo trovare una maniera nuova di comunicare con la gente. Ma certo i film di Pasolini, Rossellini e Fellini sono irripetibili.

Ha citato tutti registi italiani, le piace lavorare in Italia?

Mi piace moltissimo e devo ricordare anche Roberto Benigni con cui ho fatto La vita è bella.

Con tutte queste donne, i segreti, l’ironia e i colpi di scena questo film di Cristina Comencini somiglia molto a uno di Pedro Almodovar, non trova?

Sì sono d’accordo, perché lui pensa sempre che le donne hanno più complicità degli uomini e i personaggi femminili sono sempre interessantissimi perché hanno così tanti colori, tu puoi andare giù, su, puoi provare un grande dolore, una grande gioia, ma alla base c’è sempre l’indipendenza e la libertà, le donne di Almodovar sono sempre libere, e anche se soffrono per amore trovano sempre un modo per salvarsi.

Nel film però le donne sembrano accettare che il loro uomo abbia avuto altre storie, che le abbia tradite ma non che lo abbia fatto anche con un uomo, perché ancora oggi l’omosessualità è così inaccettabile?

Perché c’è una tradizione forte che vuole che gli uomini siano in una certa maniera e che vadano sempre con le donne. C’è una questione morale, un pregiudizio, anzi ne abbiamo ancora tanti di pregiudizi e per questo penso che la società può comprendere un uomo che dice da sempre di essere omosessuale, ma se siamo noi a scoprirlo magari di un uomo che è stato anche con tante donne mostrando la sua virilità, allora non va bene.

Marisa, come si vede a questo punto della sua carriera?

Mi vedo bravissima in alcuni momenti e in altri dico “oddio che orrore che ho fatto”, ma ho sempre da imparare perché nella vita si impara sempre, dalle cose che hai fatto bene come da quelle che hai fatto male.

Avrebbe voluto fare qualcosa di diverso dall’attrice?

Sì, mi sarebbe piaciuto fare la scrittrice, una volta ne ho interpretata una in un film di Almodovar, Il Fiore del mio segreto, ma la colpa è stata sua se ho fatto l’attrice perché ha sempre detto: “lei è la mia protagonista preferita per fare la star”.

Questo è stato anche l’ultimo film di Virna Lisi, che ricordo ha di lei?

Quello di una una donna con una grande umanità. Per me la sua perdita è stata sorprendente, angustiosa e molto dolorosa perché durante la lavorazione del film abbiamo trovato una maniera di comunicare e una complicità molto autentica, molto emozionale e la sua perdita è stata per me un grande dolore. Penso fosse una donna molto intensa, anche se in apparenza sembrava fredda, invece era piena di umore, simpatia e sentimento.

Quindi eravate diventate amiche?

Ricordo che un giorno mi parlava da una camera all’altra e mi ha chiesto: “che devi fare questa sera? Andiamo a cena insieme perché io mi sento un po’ sola”. È stata lei che ha preso l’iniziativa e io ho pensato: “che meraviglia che una donna che è così importante abbia questa voglia di stare con gli altri”.