Intervista ad Andrea Scanzi lungo le cattive strade di De André

Andrea Scanzi racconta Fabrizio De André: emozioni. Giulio Casale canta: brividi. In tour in tutta Italia e sempre sold out con vette di novecento spettatori come è stato a Genova, città natale del cantautore omaggiato, ma anche a Torino e a Noventa di Piave (Venezia), Le Cattive Strade torna a Roma a un anno esatto dall’unica messa in scena al Teatro Umberto, e stavolta al Teatro Vittoria, dove già Scanzi raccontò Gaber, con tre spettacoli dal 13 al 15 febbraio, e poi ancora Bologna, Milano con quattro date, Trieste con tre, fino a Fossano (Cuneo) il 5 maggio. In novanta minuti si ripercorre con voce e musica la storia di un artista, di un vero e proprio poeta nei suoi istanti di vita meno noti. Ne abbiamo parlato con Andrea Scanzi, giornalista e saggista, esperto di politica ma anche di musica, vini e sport, che ricorda con particolare gioia il ritorno sul palcoscenico del Vittoria

Più di un anno fa, il 18 novembre 2013, feci qui lo spettacolo dedicato a Gaber: ho nella mente ogni singolo istante perché fu una delle date più commoventi. Spero sia così anche stavolta. Anzi ne sono certo perché Roma finora non mi ha mai tradito.

Andrea, in un’ora mezza si rivive la storia di Fabrizio De André, i momenti meno noti e cruciali di un intellettuale sicuramente scomodo ma certamente irripetibile

Andrea_Scanzi_Fabrizio_De_AndreSi, hai detto bene sia sull’irripetibile che sul fatto di raccontarlo in maniera abbastanza originale. Giulio Casale non esegue le solite canzoni, quindi non sentirete Bocca di rosa, non c’è La canzone di Marinella e neanche La guerra di Piero. Ci sono invece dei recuperi anche inattesi come InvernoGeordie e Sidun e anch’io cerco di raccontare il De André un po’ inedito, quindi il De André con le sue debolezze, il De André che non era un santo ma che era un genio, con i suoi pregi e i suoi difetti. Questa almeno è la mia e la nostra speranza.

A confermare che stai dicendo la verità, che non vuoi e che non volete con Giulio Casale fare una sorta di canonizzazione di De André, hai il riscontro più importante: le parole di sua moglie Dori Ghezzi

È vero, Dori Ghezzi ha visto più volte lo spettacolo, ormai poverina lo sa a memoria, ha sempre detto in ogni intervista: “mi piace perché raccontate Fabrizio esattamente com’era, non lo trasformate in un santino, ma ricordate anche quelli che erano i suoi difetti che aveva come tutti gli esseri umani”.

Porti in giro questo spettacolo ormai da tanto tempo, ma credo che ogni sera per te e per Giulio sia sempre un’emozione diversa

Io non voglio improvvisarmi esperto di teatro perché lo faccio solo da quattro anni. Alla mia sinistra sul palco c’è Giulio Casale che lo fa da molto più tempo di me. Però è vero che ormai in questi quattro anni tra Gaber e De André ho fatto circa 200 repliche. Ed è altrettanto vero che ogni sera è una data a se stante. È molto affascinante scoprire come una piazza ride per una battuta e un’altra no, come una piazza applaude e l’altra meno, come un pubblico sta zitto fino alla fine e poi esplode e invece c’è un altro tipo di pubblico che ha bisogno di ostentare e di esibire il suo affetto e la sua malinconia in ogni momento. È verissimo dunque che ogni piazza ha la sua magia.

Dopo Gaber e De André cosa c’è nel futuro di Andrea Scanzi a teatro? È vero che stai pensando di mettere in scena un nuovo spettacolo incentrato sul tuo libro dedicato ai quarantenni Non è tempo per noi?

Sei molto preparato e devo dire che c’hai preso! La nostra idea è di raccontare un momento storico d’Italia, prendere qualche anno, magari uno o due decenni e raccontarlo nell’ottica dei quarantenni quali siamo io e Giulio Casale. Ci piace l’idea di puntare non più solo su un personaggio, quindi Gaber o De André, ma su un pezzo di storia dell’Italia che ci darebbe la possibilità anche di tratteggiare figure molto belle come Troisi, Falcone e Borsellino. Diciamo che ci stiamo pensando e se lo faremo l’anno prossimo l’Italia avrà uno spettacolo in più di Scanzi e Casale. Ne potrebbero fare serenamente a meno, ma spero che qualcuno sia invece contento.

Ferve l’attività teatrale di Andrea Scanzi che però è anche concentrato sull’ormai imminente debutto come romanziere

Si, sto ultimando il mio romanzo che uscirà a metà aprile. Sto leggendo me stesso che è una pessima lettura, ma fortunatamente mi aiuta la musica. Ascolto tanto blues e ho riscoperto Vaughan, Ry Cooder, Eric Clapton, gli Stones dei primi dischi. Insomma, sono in mood da blues: non so perché ma mi gira così.