Intervista a Lina Sastri in prima nazionale al Quirino di Roma ne La Lupa di Verga: sono carnefice e vittima di me stessa

Cinema, prosa, musica e televisione. Lina Sastri è un’Artista. Elegantemente versatile, ha lavorato con i maggiori registi, da Moretti a Tornatore, e ha avuto ruoli prestigiosi, ricordiamo per tutti Natale in casa Cupiello di Eduardo De Filippo. Nel ruolo di attrice arriva sul palcoscenico del Teatro Quirino di Roma da stasera, martedì 17 novembre e fino al 29, in prima nazionale con La lupa di Giovanni Verga diretta da Guglielmo Ferro. Proprio lei ha consigliato al regista di mettere in scena il testo del libretto scritto nel 1896 da Verga e Federico De Roberto per un’opera lirica che in realtà doveva essere composta da Giacomo Puccini, una storia che sviluppa la novella omonima del 1880 contenuta nella raccolta Vita dei campi e di cui Verga scrisse anche un dramma teatrale.

Prima di parlare de La Lupa è inevitabile far fronte all’onda emotiva seguita ai drammatici attentati di Parigi che hanno sconvolto non solo la Francia ma il mondo intero

Sono stanca di sentire tutto quello che sento, è logico che siamo affranti per questi morti. Queste sono azioni di guerre ma anche politiche, anche se vengono da mozioni religiose. Bisognerebbe andare a vedere chi ha innescato all’inizio l’Isis, da dove si prendono le armi, bisognerebbe verificare chi danneggia e chi no.

L’arte, signora Sastri, può essere una risposta a un momento storico così violento, un segno di vita?

Ma no, non è vero. Voi giornalisti volete dire questo perché volete trovare un rapporto per forza tra un fatto storico così difficile e l’arte. Non c’è. La risposta della bellezza, quando c’è perché oggi non sempre l’arte è bellezza, perché è spesso mistificata, è nella vita di tutti i giorni. Di fronte la morte, la violenza, la guerra, beh l’arte cosa può fare? Può dare speranza ai cuori, può rinfrancare gli animi. Non è poco, è molto poco.

Mi racconta la sua marcia di avvicinamento all’interpretazione de La lupa, al personaggio di Gnà Pina?

Avevo anch’io un’idea de La lupa, la famelica donna assatanata di uomini, ma in realtà è una donna sola, non protetta da un uomo, neppure da una famiglia. Ha cresciuto una figlia che è molto giovane e siamo in una società di campagna dell’interno della Sicilia a fine 800, ma potremo essere anche adesso. Gnà Pina è una donna libera che non si preoccupa di quello che gli altri pensano, che si esprime con sincerità, che osa proporre lei la figlia all’uomo di cui è innamorata, questo Nanni, sia fisicamente che come passione amorosa. Nel momento in cui questo uomo, che è persona attenta alle cose e alla roba, le chiede la figlia senza pensare di ottenerla, invece lei spinge per il matrimonio, gli  dà tutto quello che ha, terra e casa, perché è decisa ad allontanarsi da lui, come poi fa. Ma siccome lei è carnefice e vittima di questo amore, essendo donna che sente il senso di colpa nei confronti della figlia, lui la conforta e nasce un incontro che non avrebbe dovuto esserci. Nel secondo tempo la famiglia si è costituita: aspettano un bambino, ne hanno un altro, Gnà Pina è esclusa da tutto, ha perduto tutto, è sola, e sentendosi sola, gli dà anche la vita. La lupa è un grande melodramma.

Una donna sola, con una figlia, in una società di fine 800. Uno sfondo foriero di pregiudizi. Ma oggi, con uno scenario simile, lo sfondo è veramente diverso?

Chiaramente le cose sono cambiate, è evidente, non so se in meglio! Non so cosa abbia conquistato la donna in questa parità, che per fortuna non esiste. Perché la donna è diversa dall’uomo e lo sarà sempre. Nel tempo la donna si è trasformata, sino a diventare una persona con un sacco di fatiche in più. Oltre a essere madre e compagna, ha perso identità, il punto di riferimento della famiglia, ha perso la sua unicità come madre e compagna. Si è dissolto tutto. E nello stesso tempo l’uomo ha perso la sua identità maschile ed è diventato più fragile. Questa trasformazione della società che ha trasformato la famiglia non si è ancora compiuta. La donna non più giovane, non protetta da un potere maschile e di famiglia, neppure sociale, è chiaramente una persona che paga la sua libertà.

Il ruolo di Gnà Pina in passato l’aveva rifiutato più volte, perché?

Perché avevo di lei l’immagine di donna cattiva e spietata ed ero reduce dall’aver fatto la Madonna nella Passio Hominis di Antonio Calenda, un ruolo dove mi sentivo più a mio agio e non volevo il confronto. Invece adesso, per la mia ansia di conoscenza, ho deciso di incontrare questo personaggio così complesso, che è carnefice e vittima di se stessa. Non ho fatto male a nessuno tranne che a me stessa e al mio cuore che non conosce che tormento. Un dramma che è corale, Pina non ha monologhi, non sta mai sola in scena. La Lupa è corale.

Teatro a parte, è in uscita un film per la TV di Pupi Avati che la vede protagonista

È un film per Rai Uno in serata unica, Le nozze di Laura, una bella sceneggiatura e mi ha fatto piacere questa mia partecipazione. La storia è ambientata in Calabria, io sono Maria, vedova di un falegname e madre di un ragazzo che professa l’amore e opera miracoli d’amore. Una specie di Gesù dei giorni nostri.

La Lupa, dopo il Quirino di Roma, andrà a Catania dal 4 al 6 dicembre. Poi la tournée in tutta Italia che vivrà il suo epilogo nel febbraio del prossimo anno a Ragusa.