Intervista a Gianmarco Tognazzi: quella volta che mio padre si alzò in piedi e mi applaudì. Adesso faccio il buono ne I Misteri di Laura

Il 27 ottobre di 25 anni fa moriva Ugo Tognazzi, il re della commedia all’italiana. E proprio oggi, alle 21.10 su Canale 5, uno dei suoi quattro figli, Gianmarco Tognazzi, torna con suo immenso piacere alla commedia con I Misteri di Laura accanto a Carlotta Natoli (qui la nostra videointervista a Carlotta Natoli). Ne parliamo nella nostra intervista che però, in un giorno così, non poteva non cominciare da un ricordo del grande Ugo Tognazzi.

Fa un po’ strano parlare del suo ritorno alla commedia televisiva proprio nel giorno in cui la TV rende omaggio a suo padre, Ugo Tognazzi, nel 25esimo anniversario della scomparsa. Quel è il primo ricordo di lui che le torna in mente?

Ricordo quello che è stato il momento in cui ho definitivamente avuto da mio padre quello che mi serviva e che volevo, vale a dire la consapevolezza che io facessi questo mestiere per passione e non per una scelta comoda o facile. Ed è stato dopo che avevo presentato Sanremo, dopo che avevo avuto la mia esposizione mediatica e la mia individualità, lasciamo stare con quali risultati, quando mi sono rimesso in discussione, ho ricominciato a studiare e sono ripartito dal teatro. E lui venne a vedermi al teatro Argot in Crack, che era il mio primo spettacolo sulla boxe, e vedere mio padre in platea schizzare in piedi e applaudire con un entusiasmo e una partecipazione di grande approvazione quello spettacolo e quel mio cambiamento attoriale, come a dirmi “tu puoi fare questo mestiere con grande dignità e grande passione”, mi ha fatto capire che ero legittimato a farlo. Se poi non piaccio a una parte del pubblico, dei critici e degli addetti ai lavori, sinceramente non me ne frega proprio nulla, la sua parola e il suo giudizio sono più importanti di ogni altra cosa.

Cosa le ha insegnato suo padre?

A non insegnare. Non si insegnano le cose. Io faccio vivere ai miei due figli il mio modo di rapportarmi alla vita con i miei valori che sono sì valori che ho appreso da mio padre ma non perché me li abbia insegnati, ma perché si faceva vedere nella sua semplicità, in quello che era, nei pregi e nei difetti, senza filtri, rapportandosi in egual misura e in egual modo con il presidente della repubblica e con il macellaio sotto casa, e per questo è stato percepito sempre come una persona accessibile e sta ancora nel cuore delle persone. Spero quindi che i miei figli prendano il positivo dai miei pregi e possano capire dai miei difetti quali sono le cose da non fare.

Proprio oggi che la TV celebra Ugo Tognazzi e la sua commedia, lei debutta in una nuova serie che la riporta alla commedia: I Misteri di Laura per la regia di Alberto Ferrari

Sì e per la prima volta faccio un personaggio che ha molte più attinenze con me e mi sono divertito molto proprio perché non mi è capitato spesso. Di solito si cerca sempre la differenza tra l’attore e il personaggio, ed evidentemente la cosa mi riusciva bene perché dopo il film Romanzo Criminale di Michele Placido mi hanno fatto fare per anni solo il cattivo, il bastardo, l’assassino, che poi diventa pure difficile trovare del divertimento nel fare sempre lo stesso tipo di personaggio e diventi forse anche un po’ troppo prevedibile per il pubblico. Quindi l’occasione di tornare un po’ alla commedia spero che riapra a quello che era stato il mio inizio, quando ne ho fatta tanta, soprattutto in coppia con Alessandro Gassmann, e che almeno possa un po’ alternare i generi.

Che tipo di commedia è I Misteri di Laura?

Quella di una volta di Mediaset, con una punta di giallo. È come tornare alle tradizioni, come accade anche nella cucina. In questo momento la gente ha voglia di un tipo di intrattenimento più di svago, anche se poi c’è anche un po’ di suspense.

Il suo personaggio è quello di Iacopo, un poliziotto marito della detective Laura, che è Carlotta Natoli, che lei ha tradito…

Tradimento… è stata una scivolata. Iacopo è un uomo normale, con le sue debolezze e questo è molto interessante. Ha commesso un errore e sta cercando di recuperare, anche perché il distacco dalla famiglia lo porterà a fare di tutto per riconquistare Laura che, tra l’altro, lavora con lui per cui incontrarsi è inevitabile.

A tal proposito, I Misteri di Laura è stata girata per tre mesi a Praga e come è accaduto per gli altri attori anche lei è stato costretto a stare lontano dalla sua famiglia, come ha vissuto il distacco?

È stata abbastanza dura anche perché mio figlio che oggi ha tre anni ne aveva soltanto due, parlo di Tommaso Ugo, il primo figlio maschio di casa Tognazzi, per tutti solo Tommaso, Ugo lo abbiamo aggiunto come omaggio al nonno. Però ci siamo organizzati con la tecnologia: avevamo Skype con cui ci collegavamo tutte le sere e poi sono anche venuti a trovarmi a Praga. E non appena avevo dei buchi di tempo tornavo io, tanto con un’ora e 45 di volo sei a casa, in Italia ci metti di più a spostarti anche se non esci dai confini.

Ha mai pensato di portarli su un set per farli provare a recitare?

Vorrei farlo con mia figlia che ha 9 anni, Andrea Viola, ma solo per giocare, per puro egoismo mio, come mio padre faceva con noi, per avere la soddisfazione di stare con i figli sul set, e lui ci stava molto di più di quanto possa starci io, il mio impegno di Praga per mio padre era una cosa normale che aveva sempre.

E se poi da grandi volessero fare gli attori? Del resto sarebbe solo seguire la famiglia…

Faranno come vorranno, devono decidere di fare ciò che preferiscono, ma se dovessi dar loro un consiglio come ai figli di un amico gli direi che oggi come oggi non è certo una professione sulla quale fare affidamento per viverci. Se la vuoi fare falla, ma poi copriti le spalle con qualcosa che ti possa sostenere.

Quindi non è tutto oro quel che luccica?

La percezione che si ha da fuori di questo ambiente dove c’era la crisi prima della crisi, forse non è ben percepibile, abbiamo molto fumo negli occhi su ciò che sono il cinema, la televisione e il teatro, non è come prima.

Lei però fortunatamente continua a lavorare, cosa bolle in pentola?

Ho girato Il Ministro, un film di Giorgio Amato, ancora una commedia ma noir, dai toni un po’ diversi da I Misteri di Laura, dove non faccio il cattivo ma un imprenditore sul lastrico in crisi nervosa, comunque certamente non un uomo da prendere come esempio. E adesso sto girando una fiction per Rai1 su Luisa Spagnoli dove faccio un simpaticissimo conte…