Il Tuttofare, tra precari, proposte indecenti e boss mafiosi

Che cosa siete disposti a fare per un lavoro vero, e cioè remunerato a dovere, tipo a 10mila Euro al mese, con tanto di contratto, proprio il lavoro, peraltro, che volevate fare e per cui avete studiato tanto? Antonio non ha dubbi, o forse sì ma se li lascia presto alle spalle, e per diventare un avvocato vero stipendiato dal suo mentore, il principe del foro Salvatore Toti Bellastella che tutti salva dalla galera, è disposto a fare davvero tutto, pure lo schiavo. Il Tuttofare, prodotto da Wildside con Sky Cinema e in sala da giovedì 19 aprile con Vision Distribution, è il film che racconta tutto questo e che segna l’esordio alla regia di un lungometraggio dello sceneggiatore e direttore di corti Valerio Attanasio che ha selezionato un cast di tutto rispetto e assolutamente perfetto per ogni ruolo. Il giovane praticante in legge, a tratti goffo ma indubbiamente preparato, coraggioso e deciso a spuntarla contro tutti e tutto, è interpretato da Guglielmo Poggi (Viva l’Italia, Smetto quando voglio, L’estate addosso, Beata ignoranza, The Start Up) che con le sue facce assurde e una simpatia che trasuda da tutti i pori dà vita ad Antonio, che però il suo capo chiama sempre in altri modi, da Ascanio a mille altri nomi, che per quanto inizialmente dubbioso e restio ad ogni corruzione, dopo anni di tuttofare, appunto, durante i quali fa l’autista, il cuoco, il fattorino e quant’altro per l’avvocato Bellastella per 300 miseri Euro al mese, una volta superato l’esame di stato piazzandosi tra le primissime posizioni in graduatoria, davanti allo sventolio di banconote che tutte insieme fanno 10mila euro e alla visione di un futuro così come l’ha sempre sognato e che gli spetterebbe di diritto, cede anche all’ultimo ricatto: sposare la bella e incinta amante argentina di Bellastella assicurandole così la cittadinanza italiana. Ma le sue disavventure arriveranno oltre, molto oltre, fino al mondo della criminalità organizzata in cui si ritroverà, suo malgrado, a fare da tramite legale, si fa per dire, tra boss di opposte fazioni prendendosi un bel po’ di botte e rischiando di beccarsi pure un buco in testa.

Quanti altri giovani di questa Italia in perenne crisi avrebbero al suo posto fatto altrettanto? Perché ciò che nel film sembra impossibile, guardate che mica lo è: “ho sempre immaginato Il Tuttofare come una sorta di romanzo di formazione comico sull’ingresso di un giovane nel mondo del lavoro – dice infatti Valerio Attanasioho raccontato ciò che vedo, cose che ho vissuto in prima persona o che ho sentito raccontare da amici, persino la proposta indecente che il personaggio di Sergio Castellitto muove al protagonista è riconducibile a un evento che ha coinvolto una persona a me vicina. E per come stiamo messi al giorno d’oggi, ci sta che qualcuno dica sì...” “Penso che il mio personaggio sia un riflesso della gioventù di oggi – aggiunge Guglielmo Poggiintesa come un gruppo di persone ben determinate e disposte a qualsiasi cosa per poter concretizzare il loro sogno, che poi altro non è che lavorare, anche se Antonio non ha amici, non ha relazioni, lui ha il lavoro teorico e pratico e non fa altro, perché il potere che Bellastella esercita su di lui è seduttivo. Da parte mia ho solo avuto fortuna, anche quando mi si sono chiuse delle porte, si sono aperti dei portoni”. Commedia dunque dolce amara con la quale si ride di traverso, e non solo per le brutte avventure di un giovane di belle speranze che si perde nel mondo sbagliato e corrotto degli adulti, ma anche dell’ipocrisia e di quella tendenza sempre più normale e familiare di aggirare la legge e anche la propria coscienza, polverizzando ogni eventuale residuo di moralità e dignità, ad opera di un professionista tronfio e concentrato esclusivamente su se stesso che è la contraddizione in persona, come l’avvocato Bellastella, ma “un bravo attore non giudica il suo personaggio, lo difende, lo protegge, proprio come fanno gli avvocati con i loro clienti – dice Sergio Castellitto la mia interpretazione è stata un omaggio a coloro che mi hanno insegnato il mestiere come Alberto Sordi e Marcello Mastroianni, grandi attori che non si limitavano ad interpretare un ruolo, ma narravano grazie alla recitazione, io infatti non dico più che recito, ma che sto raccontando una storia”.

E poi ci sono gli altri personaggi, anche loro azzeccati in pieno, a cominciare da Titti, moglie di Bellastella, reale proprietaria del suo studio, ricca quanto tirchia: “fare la iena mi ha divertito tantissimo – rivela Elena Sofia Ricciè bello incarnare una donna diversa da portare in scena… io però credo nel lavoro, nello studio e nella meritocrazia e auguro a ogni ragazzo di avere una passione, un sogno che con il duro lavoro possa realizzare. E poi mi fa piacere quando mi chiamano i giovani perché io mi sento ancora una ventenne… Conosco Sergio Castellitto da anni ma non avevamo mai lavorato insieme ed è stato divertentissimo, sembrava non avessimo mai fatto altro nella vita”. Senza dimenticare Isabel, la giovane amante di Bellastella che Antonio sposa pur di ottenere il suo agognato contratto, che è Maria Clara Alonso: “confesso che avevo un po’ di paura a lavorare accanto a Sergio Castellitto perché lo rispetto moltissimo – dice – ma mi sono divertita molto e sono felice di far parte di questo cast meraviglioso”.