Il bianco è un bellissimo colore: c’è chi dice che non lo sia realmente, ma in realtà i colori li raccoglie tutti. Un po’ come il vino bianco, ricco di sfumature e aromi che ci portano in mondi differenti e apparentemente lontani, e proprio per questo molto apprezzati. Lo ha dimostrato anche il grande successo del Falstaff White Wine Party, l’evento dedicato ai grandi vini bianchi cui ieri abbiamo avuto il piacere di partecipare nelle sale del Grand Hotel Plaza di Roma.
Una prima edizione fortunatissima del Falstaff White Wine Party che ha visto la partecipazione di 54 cantine da 14 regioni italiane per un totale di più di 200 etichette in degustazione libera e la presenza entusiasta di oltre 400 persone tra operatori del settore, rappresentanti della distribuzione romana, sommelier, appassionati e giornalisti (noi apparteniamo alle ultime due categorie), e soprattutto un pubblico curioso e attento, che vuole conoscere il vino, ma anche quale storia può raccontare.
Sold out quindi anche le tre masterclass in programma: Albana l’underdog da scoprire, Super-Soave il grande bianco veneto e La longevità del Gewürztraminer. Da appassionati dell’aromatico bianco altoatesino, abbiamo scelto l’ultima che, evento nell’evento, ha riunito per l’occasione e per la prima volta Stephan Filippi di Cantina Bozen e Ullrich Ungerer di Cantina Tramin, entrambi produttori del Gewürztraminer, introdotti e moderati da Othmar Kiem e Simon Staffler, cofondatori e direttori di Falstaff Italia.
Attraverso la degustazione di ben 8 annate del Kleinstein Gewürztraminer – 2025, 2023, 2021, 2019, 2017, 2016 e, in particolare, il Kleinstein 2015 di Cantina Bozen e il Nussbaumer 2011 di Cantina Tramin, ci hanno dimostrato la resistenza al tempo di questo prodotto “che invecchiando perde un po’ della sua aromaticità, ma acquista molte altre qualità – hanno sottolineato – uno dei vini più antichi che esistono, cambiato molto nei secoli ma che si è sempre adattato al terreno dando vita – e questa è una notizia – a vini come il Pinot Nero e il Cabernet Sauvignon. Un vino che piace in Italia perchè si addice al nostro stile di vita – hanno continuato – con notearomatiche di cannella e di fiori, una buona struttura, elegante, bevibile. A fare la differenza i terreni, clacarei o argillosi, l’escursione termina tra notte e giorno durante la maturazione delle uve, ma comunque un vitigno che si presta all’invecchiamento”.
Non è mancata la musica in sottofondo a sottolineare il clima del Falstaff White Wine Party e nel tardo pomeriggio il Dj Set di Andrea Pizzolato e Alessio Inama. Infine, proprio quello che non ti aspetti in una festa di fine giugno, ma che ci stava tutto: il taglio del mega panettone Flamigni, 20 chili di sofficità e dolcezza che ci hanno sostenuto nell’ultimo giro di assaggi.
Come l’originale Siriki Orange, un Grillo del 2017 della cantina siciliana Spadafora; il Passito Grifamante della cantina Le cime basse di Macerata; il Moscato d’Asti Moncucco DOCG 2024 della cantina Fontanafredda; il Vermentino Melacce Maremma Toscana Doc 2025 di Collemassari; il Lupo Bianco di Verona della Cascina Montelupo della linea Tinazzi.
Grande, dunque, la gratificazione per gli organizzatori: “vedere tante persone riunite a degustare, con entusiasmo, curiosità e voglia di condividere l’esperienza, è stata per noi la soddisfazione più grande – hanno detto Simon Staffler e Othmar Kiem – Questa prima edizione italiana ha superato le aspettative e conferma che esiste un interlocutore attento, che vuole vivere il vino in modo contemporaneo e inclusivo”. All’anno prossimo. Intanto la nostra Gallery di questa prima edizione:


























