Il senso di un paese: a Marco Bellocchio e Marco Müller la cittadinanza onoraria di Barbarano (Video)

di Patrizia Simonetti

La premiazione di Marco Bellocchio e Marco Müller per il loro contributo alla cultura e per il legame profondo con il territorio è stato di certo uno dei momenti più significativi della VII edizione de Il senso di un paese, festival antropologico e sociale del buon vivere coordinato dal regista Gianfranco Pannone e promosso dal Comune di Barbarano Romano e dal Parco Regionale Marturanum. Ai due protagonisti del cinema italiano e internazionale è stata conferita la cittadinanza onoraria del paese da loro scelto come rifugio creativo, luogo d’ispirazione e di silenzio. In prima fila, il sindaco Rinaldo Marchesi, che ha consegnato la cittadinanza onoraria a Bellocchio in presenza. Nel pomeriggio di sabato lo stesso riconoscimento è stato assegnato a Marco Müller, direttore di festival, produttore e docente universitario di cinema, collegato in video da Shanghai, dove attualmente risiede.

È stata una serata densa di emozione e partecipazione, un grande momento comunitario reso speciale anche dalla calda accoglienza dei barbaranesi. Marco Bellocchio ha ribadito il suo legame profondo con il paese, dove ama rifugiarsi per ritrovare calma e ispirazione per i suoi film. A Bellocchio, Leone d’oro alla carriera a Venezia e Palma d’onore a Cannes, Il senso di un paese ha dedicato una piccola retrospettiva per i suoi sessant’anni di attività artistica dal titolo La provincia di Marco: 60 anni di film e non dimostrarli e composta da tre sue opere simboliche: I pugni in tasca (1965), Vacanze in Val Trebbia (1980) e Marx può aspettare (2022), il film dedicato al fratello Camillo e realizzato nella terra piacentina dove Bellocchio è nato e cresciuto.

“Sono commosso, davvero emozionato per questa serata. Alcune delle vostre parole mi hanno colpito molto, in particolare il discorso sulla comunità, sull’importanza di difendere una piccola comunità – ha detto Marco Bellocchio – Io e Francesca siamo stati attratti qui da Marco Müller, anche lui parte della Società di Milano Verde, e devo dire che ci ha convinti. Ci sono stati periodi in cui siamo venuti più spesso e altri un po’ meno, ma Barbarano è sempre rimasto un punto di riferimento. Ci ho pensato tante volte, anche se non sono ancora riuscito a realizzarlo pienamente, ma qui ci sono immagini, suggestioni che potrebbero diventare scene, spunti di sviluppo per qualcosa di nuovo”.

Il regista ha poi ricordato con particolare intensità i mesi del lockdown: “Durante il Covid ci siamo trovati qui quasi per caso e per fortuna, perché se avessimo aspettato anche solo un giorno in più, non saremmo riusciti a muoverci. Trascorrere quei mesi drammatici a Barbarano è stato, per me, un modo sereno e ricco per pensare, leggere, scrivere. In quei giorni c’era un’angoscia collettiva, con i bollettini quotidiani e le notizie continue sulla malattia. Eppure qui ci siamo sentiti protetti. Barbarano è un piccolo paese, sì, ma ha mostrato una grande umanità. Ho sentito un affetto, una discrezione, un rispetto profondo da parte di tutti i barbaranesi. È stata un’esperienza che non dimenticherò mai. Siamo stati fortunati a trovarci qui, quasi per caso, e da allora mi sento davvero onorato di essere, in qualche modo, un barbaranese anch’io”. Infine, un pensiero sui luoghi del cuore: “Ho anche un altro paese a cui sono molto legato, Bobbio, dove andavo con mio padre e dove torno spesso. Ma Barbarano ha qualcosa di diverso: è più vicino a Roma, dove viviamo, un punto di arrivo rapido, familiare. Forse è meglio che la Cassia resti così com’è, anche se, se fosse raddoppiata, si arriverebbe ancora prima…” Ecco Marco Bellocchio che a Il senso di un paese racconta di Marx può aspettare:




Riprese di Gianpaolo Rossi e Giovanni Merlini