Il Miracolo di Ammaniti, videointerviste a Guido Caprino e Elena Lietti

“I romanzi io li finisco e sono soddisfatto di quello che ho fatto, poi a volte arriva la trasposizione al cinema ed è qualcosa in più. Qui però la situazione è completamente diversa perché una cosa originale veramente non l’ho mai fatta e l’idea che a un certo punto abbandonavo la storia senza portarla fino in fondo non era accettabile, soprattutto perché mi piaceva tantissimo e pensavo che ne avrei potuto fare un bellissimo libro e invece ho deciso di farne una serie”. Parola di Niccolò Ammaniti (qui il nostro videoincontro con lo scrittore romano), che con Il Miracolo, una produzione originale Sky scritta con Francesca Manieri, Francesca Marciano e Stefano Bises, debutta sul piccolo schermo e pure dietro alla macchina da presa assieme a Francesco Munzi e Lucio Pellegrini, da martedì 8 maggio su Sky Atlantic. Atmosfere cupe, una sorta di ansia che striscia sotto le immagini e tra gli sguardi densi di interrogativi e paure, e sangue, tanto sangue, a litri, ben 9 ogni ora, che sgorga incessantemente e inesorabilmente da una statuetta in plastica della Madonna rinvenuta nel covo di un boss e collocata in un unico posto che avrebbe potuto ovviare al liquido e abbondante inconveniente: una piscina. E nonostante tutto ne Il Miracolo si svolga a Roma, la piscina così come la voleva Ammaniti è stata trovata dopo lunghe ricerche soltanto a Parma, con conseguente trasferimento di tutto il cast. Ed è stata proprio questa scena preimmaginata dall’autore a dare origine a tutta la storia: “quando ho pensato a una piscina vuota dove dentro c’era la statuetta di 30 centimetri di plastica che produceva sangue, ho detto ‘io questa cosa la devo vedere’, perché il sangue la letteratura non lo trasmette con la stessa forza delle immagini”.

Sarebbe forse bastato chiamare il Vaticano e gridare al miracolo, invece no perché in Italia si sta per votare l’uscita dall’Europa e siamo a Roma, immaginatevi il caos di pellegrini e il disastro per l’ordine pubblico… così si mantiene il segreto. A deciderlo, su consiglio del generale Votta (Sergio Albelli) è il premier del momento, tal Fabrizio Pietromarchi: “son pazzi, mi hanno fatto fare il premier – scherza Guido Caprino nella nostra videointervista che trovate a fine articolo – siamo davanti a un grandissimo mistero e a me viene dato il compito di capire cosa farne, inizia quindi un viaggio di introspezione nell’animo in un tempo sospeso. Il Miracolo parte da un personaggio già in crisi, un uomo molto contorto, sempre con una maschera, e il rischio era di non far vedere la natura umana, ed è stato interessante dare un colore anche al non detto”. Anche la first lady in quanto a maschera non scherza: “è dark, e la prima raffinatezza di Niccolò Ammaniti è stata chiamarla Sole – ci racconta Elena Lietti nella nostra videointervista – una first lady un po’ fuori ruolo, inadeguata, sia nel ruolo di angelo del focolare che da spalla per il marito mentre assolve i suoi compiti, non ha nessuna passione politica o istinto familiare, un po’ un animale in gabbia; inizialmente pensavo fosse molto lontana da me, ma piano piano ho scoperto che non lo è così tanto, anche se certamente quella sua irrequietezza un po’ masochista non mi appartiene”.

Tornando a bomba, anzi alla madonnina che lacrima plasma, cosa si fa in questi casi quando religione e scienza, come spesso accade, cozzano? Si chiamano dei rispettivi rappresentanti, ovvero un prete (Tommaso Ragno) e una biologa (Alba Rohrwacher), solo che il primo è malato di gratta e vinci e sesso nonostante in chiesa predichi di non cedere alla carne, e la seconda in fondo ci crede un po’ al miracolo, con quella anziana madre da curare nonostante in passato l’abbia fatta soltanto soffrire. Ma le chiacchiere stanno a zero: il sangue è vero, umano e maschile, ed è talmente tanto per una statuetta di quelle dimensioni da sfidare ogni regola della fisica e della logica. E se il senso di tutto questo fosse la ricerca del senso stesso? Se fosse un metterci alla prova davanti all’inspiegabile e l’incomprensibile? O soltanto per vedere come ognuno reagisce davanti all’ignoto lasciandosi o meno sconvolgere la vita? Non è dato a sapere se il racconto terminerà con una spiegazione, nessuna certezza quindi sul “come va a finire”, il gioco è un altro, è durante, è l’assistere all’inevitabile discesa di ogni personaggio nel più profondo se stesso e al cambio di rotta della sua vita. Nel cast anche Lorenza Indovina, alias signora Ammaniti. Ecco le nostre videointerviste a Guido Caprino e Elena Lietti: