Il grande dittatore di Chaplin a teatro con Massimo Venturiello e Tosca, da stasera all’Eliseo di Roma

È il 1940, Charlie Chaplin è già famoso nel mondo del cinema, muto però. Il personaggio che ha creato e che tutti amano, Charlot, vagabondo tenero e di classe fatto di espressioni e smorfie, occhi che si spalancano e poi si alzano al cielo, risate che non hanno bisogno di suoni per sentirle scrosciare, non è pronto per il sonoro che già da una decina d’anni ha cambiato il modo di fare e vedere il cinema. A lui, Chaplin, il sonoro non piace, non lo convince, così va avanti per anni con il muto, ma non è stupido e di film vuole farne ancora, e vuole che la gente li vada a vedere, così alla fine soccombe al progresso ed ecco Il grande dittatore, un film coraggioso in cui interpreta il dittatore della Tomania Adenoid Hinker, alter ego di Hitler, e anche il barbiere ebreo di cui non si mai il nome perseguitato dai nazisti, con lui nel ruolo di Hannah c’è Paulette Goddard, che nella vita sta per lasciarlo. Un film, parodia nuda e cruda del nazismo, che Charlie Chaplin non avrebbe mai fatto – dirà poi – se avesse lontanamente immaginato l’orrore dei campi di concentramento e di sterminio. Il grande dittatore esce nel 1940 in America dove è stato girato, ma in quasi tutta Europa è vietato e praticamente non vede un schermo fino al 1945, e l’anno dopo arriva anche in Italia. Dove peraltro è riuscito in una settantina di sale l’11 gennaio scorso in versione originale e restaurata.

Adesso quel film è arrivato per la prima volta in teatro in veste di commedia musicale, una produzione Società per attori con l’adattamento di Massimo Venturiello che lo dirige con Giuseppe Marini e che è anche sul palcoscenico assieme a Tosca. Dopo Bari, Milano, Carrara e Lucca II grande dittatore approda stasera, martedì 16 febbraio, al Teatro Eliseo di Roma dove resterà fino al 6 marzo per poi continuare la sua tournée a Vercelli e Torino. Un’opera tristemente attuale visto che “da allora, il mondo è cambiato, noi siamo profondamente diversi e così anche l’assetto politico del mondo – dice Massimo Venturiello – eppure la realtà contemporanea presenta strane e inquietanti analogie, come una crisi economica che ricorda quella del 1929, il crollo delle banche, l’inflazione, la disoccupazione e la depressione. L’incredibile attualità de II grande dittatore – continua il regista-protagonista – risplende ancora oggi come un vero e proprio inno alla libertà, all’amore e alla speranza, come fulgido esempio di coscienza impegnata, di denuncia politica e di condanna verso ogni forma di sopruso”. E infine pur ammettendo che è stato difficile ottenere i diritti del film e che portare Il grande dittatore su un palcoscenico potrebbe sembrare un progetto presuntuoso, “mi tranquillizza il fatto che il Teatro, quello vero, non insegue paragoni – dice – ma è materia viva, creativa, e questo lo distingue da qualsiasi altra forma artistica”.
In scena anche Lalo Cibelli, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Sergio Mancinelli, Gennaro Cuomo, Pamela Scarponi, Nico Di Crescenzo e Alessandro Aiello. Le musiche sono di Germano Mazzocchetti, le scene di Alessandro Chiti, i costumi di Sabrina Chiocchio, le coreografie di Daniela Schiavone.

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