In Spagna il rischio non resta mai fuori dal cinema. Passa per il ring della corrida, per un anello perso in un bordello di lusso, per un biglietto da venti euro comprato al bar sotto casa. Registi diversissimi tra loro, da Pedro Almodóvar ai comici della generazione successiva, girano da decenni intorno alla stessa domanda: quanto della nostra vita dipende davvero da noi?
Quando il destino ha la faccia di un torero, o di un casinò
Almodóvar non ha mai girato un film ambientato in un vero casinò. Preferisce il rischio più antico e più spagnolo di tutti, quello della corrida. In Matador, del 1986, due amanti si eccitano parlando di uccidere e morire, e l’arena diventa metafora di un azzardo che non si gioca con le carte ma con la vita stessa. Il caso, nel suo cinema, non è mai neutro: qualcuno lo controlla sempre, di solito una donna.
Undici anni dopo un regista molto meno raffinato, Juanma Bajo Ulloa, scelse di essere più diretto. Airbag, uscito nel 1997, apre con un addio al celibato in uno dei casinò più sensuali di Spagna, dove lo sposo perde l’anello di famiglia dentro il corpo di una prostituta. Trama demenziale, quasi un cartone animato dal vivo. Eppure quel film diventò per un anno il maggiore incasso della storia del cinema spagnolo, prima che Torrente gli rubasse il primato dodici mesi dopo. Il pubblico, evidentemente, il rischio lo preferisce ridicolo.
Il casinò della scena non era un set costruito in studio. Era un locale vero, con tavoli veri e luci vere, nel nord della Spagna. Chi cerca oggi casino online Spagna su un motore di ricerca trova un paesaggio completamente diverso: piattaforme digitali, licenze, recensioni, nessun fumo di sigaro sospeso sopra il tavolo verde. Il fascino resta, cambia solo l’arredamento.
Due registi, due Spagne diverse. Uno filosofico, l’altro scatenato. Entrambi convinti che il caso meriti la macchina da presa.
El Gordo, la lotteria più ricca del mondo
Ogni 22 dicembre la Spagna si ferma per ascoltare un gruppo di bambini della scuola San Ildefonso cantare numeri per ore, dentro il Teatro Real di Madrid. È El Gordo, attiva dal 1812, e resta la lotteria che distribuisce più denaro in assoluto al mondo, anche se altre lotterie estere pagano premi singoli più alti. Circa 2,7 miliardi di euro, forse 2,8 a seconda dell’anno e del cambio: la cifra esatta oscilla, la sostanza no.
Alcuni numeri aiutano a capire perché la tradizione resista da più di due secoli.
- Il primo premio paga 400.000 euro a biglietto da venti, circa 325.000 dopo le tasse.
- Ogni anno la lotteria stampa quasi duecento milioni di biglietti, spesso condivisi tra amici, colleghi, intere famiglie.
- La televisione spagnola trasmette il sorteggio in diretta dal 1812, prima ancora che esistesse una vera industria cinematografica nazionale.
Fatti un favore, prova a immaginare la scena. Milioni di persone incollate alla radio o alla tv per ascoltare un numero cantato da una bambina di dieci anni. Nessun regista lo ha ancora messo al centro di un film importante. Strano, se ci pensi. Il materiale narrativo c’è già tutto, pronto e gratuito.
Quando il set è vero, cambia tutto
La Casa di Carta non parla di casinò: la banda ruba prima una zecca, poi una banca. Ma nella quarta stagione, quando il Professore e Berlino discutono se affidare il comando a Palermo, la troupe gira davvero dentro il Casinò di Madrid, in Calle de Alcalá, tra la scalinata e il bar Las Estancias. Un dettaglio che quasi nessuno nota guardando la serie, e che racconta qualcosa del rapporto tra il cinema spagnolo e i luoghi reali del gioco: il cinema li usa come sfondo, raramente come protagonisti.
Altri luoghi reali finiti per caso nell’immaginario del rischio si contano sulle dita di una mano.
- Il Casinò di Madrid, sfondo di scene chiave in più stagioni de La Casa di Carta.
- Il Teatro Real, teatro dell’opera che ogni dicembre diventa il palcoscenico di El Gordo.
- Le arene storiche di Siviglia e Madrid, dove Almodóvar ambienta i suoi riti del rischio in Matador.
Il filo che unisce tutto questo non è il gioco d’azzardo in senso stretto. È la messa in scena del momento in cui qualcosa può andare storto, o benissimo, e nessuno controlla quale delle due cose accadrà. Il cinema spagnolo lo racconta meglio di quasi chiunque altro. Forse perché lo vive tutti i giorni, tra un biglietto di Natale e un anello perso al momento sbagliato.

