Gli anni più belli, videointerviste a Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Emma Marrone

Giulio, Paolo, Riccardo, Gemma: quattro amici che lo sono sin dall’adolescenza crescono, si uniscono e si separano, si incrociano e si mescolano, si dividono e si condividono, si amano, si odiano, si perdonano e si amano ancora. Racconta di loro Gli anni più belli, il nuovo film di Gabriele Muccino, omaggio dichiarato a C’eravamo tanto amati di Scola, che torna, come sempre fa, ad esplorare l’animo umano e il motore che lo muove, il sentimento, e a farci ricordare quelli che sono o che sono stati gli anni più belli per noi. Un velo di malinconia pervade il film, scena dopo scena, quella che bene incarna in ogni sua interpretazione Micaela Ramazzotti, intensa e “sbagliata” come sempre e come lei stessa sempre si definisce. Micaela Ramazzotti è Gemma, il collante e al tempo stesso la lama che divide il gruppo: da ragazzina conosce Paolo e se ne innamora pazzamente, ma la sua storia che la vede presto orfana nelle mani di una zia che non ama e che non l’ama, la porta in un’altra città, Napoli, che da Roma non è poi così lontana ma per due sedicenni può sembrare l’America. Gemma deve crescere in fretta e ha un vuoto dentro che la porta a darsi e a darsi ancora, a volte crede sia amore, altre volte non si pone neanche il problema. Incontrerà di nuovo Paolo, tornerà a casa, ma solo per lasciarla di nuovo. Paolo è Kim Rossi Stuart: sempre fedele all’amore per Gemma, anche quando lei non c’è, idealista, amante degli uccelli, delicato e fragile, ma fra tutti forse quello con le idee più chiare, quello che non tradirà e non si tradirà, quello che vuole fare l’insegnante per dare ai ragazzi ciò che per lui è la cosa più preziosa al mondo, il sapere, il voler sapere, la storia e la cultura. Certo diverso da Giulio che è Pierfrancesco Favino: Giulio parte bene, vuole fare l’avvocato per difendere chi non può permettersi di essere difeso, chi è povero come lo è stato lui, vuole essere diverso dal padre, un uomo violento e meschino, legato al denaro e certo non a suo figlio, poi un giorno arriva l’occasione, quella di fare i soldi, e lui la coglie e diventa qualcun altro, sposerà Margherita (Nicoletta Romanoff) la figlia dell’onorevole, e non vivranno nè felici nè contenti. E poi c’è Claudio Santamaria che è Riccardo, sfigato forte pure lui: aspirante giornalista, cerca intanto di mantenersi come comparsa cinematografica e conosce Anna, una sorprendente Emma Marrone al suo debutto da attrice, ma le cose non andranno nel verso giusto e Riccardo resterà sospeso tra chi è e chi voleva essere, tra l’amore per un figlio che gli viene allontanato e l’incapacità di imporsi e di essere padre. Dagli anni Ottanta ai giorni nostri quattro rappresentanti di una generazione sullo sfondo di un paese e di un mondo che cambia, loro malgrado e, in alcuni casi, a loro insaputa. Alla fine però, fallimento dopo fallimento, errore dopo errore, quando tutto sembrerà perduto, a salvarli sarà soltanto la loro amicizia. Un film che non potrà non toccare gli animi di chi Gli anni più belli li ha già vissuti ed è sicuro di questo, di chi ha storie da ricordare che solo a farlo gli viene da piangere, di chi ha rimpianti e la testa piena di se solo avessi fatto, se avessi detto… ma che magari ha ancora modo di battere il tempo. Come fa Gemma.

“Il vero motore del film è il tempo – dice Gabriele Muccinocrediamo di essere in controllo delle nostre vite quando invece l’unico grande burattinaio è il tempo che passa e ci modifica lentamente, ci fa accettare le cose che ci parevano inaccettabili, ci disillude, ci disincanta eppure poi ci incanta di nuovo all’improvviso facendoci sentire adolescenti anche quando non lo siamo più. Il tempo segna i personaggi del film, li definisce, li trasforma in qualcosa che trascende dal loro stesso controllo. È così che gli anni più belli scivolano via e si susseguono mentre si cerca di cavalcare gli eventi, spesso senza riuscirci. Giulio, Paolo, Riccardo e Gemma sono nati alla fine degli anni 60, sotto l’ombra delle grandi ideologie che hanno accompagnato la crescita e i mutamenti del Paese dalla ricostruzione del dopoguerra al tempo delle rivoluzioni studentesche del 68; la loro è una generazione percepita come nata troppo tardi, troppo tardi per cambiare il mondo, cresciuta col complesso di non essere abbastanza reattiva, abbastanza colta, abbastanza rivoluzionaria. Una generazione che si è arresa sentendosi inferiore ai fratelli maggiori e ai suoi padri. È stata una generazione sostanzialmente passiva e transitoria”.

Gli anni più belli arriva in sala il 13 febbraio. Ad interpretare i quattro protagonisti da ragazzi sono Alma Noce, Andrea Pittorino, Francesco Centorame e Matteo de Buono, e c’è anche Elisa Visari che torna ad interpretare la figlia di Favino così com’era stato in A casa tutti bene il precedente film di Gabriele Muccino. La colonna sonora è di Nicola Piovani. Il cast sarà sul palco dell’Ariston assieme al regista nella serata di apertura di Sanremo 2020. Ecco le nostre videointerviste a Pierfrancesco Favino, Kim Rossi Stuart, Claudio Santamaria, Emma Marrone e il video della conferenza stampa con Gabriele Muccino e il cast al completo: