Ghiaccio: al cinema l’opera prima di Fabrizio Moro scritta e diretta con Alessio De Leonardis

Un pugile mancato e un giovane aspirante boxer incarnati da Vinicio Marchioni e Giacomo Ferrara sono i protagonisti di Ghiaccio, opera prima di Fabrizio Moro scritta durante la pandemia e diretta assieme ad Alessio De Leonardis, al cinema dal 7 al 9 febbraio, subito dopo Sanremo 2022 dove Fabrizio Moro torna in gara dopo due vittorie, nel 2007 con Pensa tra le Nuove Proposte e nel 2018 con Non mi avete fatto niente in coppia con Ermal Meta. E lo fa con Sei tu, unica colonna sonora in gara al Festival potremmo dire, perché fa parte di quella di Ghiaccio, interamente composta dal cantautore romano.

Siamo negli anni Novanta alla periferia di Roma, ma potrebbe essere la periferia di una città qualunque: Giorgio ha perso il padre da piccolo, ammazzato per debiti davanti ai suoi occhi; Massimo voleva una carriera sul ring, ma non ce la fatta e “se vinci tu vinciamo tutti” dice a Giorgio che ama quasi come un figlio. L’insegnamento vero è che “i guerrieri veri possono anche perdere, ma imparano dalle sconfitte e risorgono”. Giorgio si mette dei guai con gente brutta, Massimo lo salva, due volte, la seconda senza saperlo. La boxe non è tuttavia il centro della storia, anzi, è solo un pretesto per parlare d’amore. Ed è questo il bello del film. 

Ci sono dentro tutti i dubbi adolescenziali più grandi che un uomo si fa nella vita ai quali ancora oggi io non so rispondere – dice Fabrizio Morole paure, la rabbia, che canalizzata nel modo giusto può essere un’arma, e c’è dentro l’amore. Che poi alla fine è l’unica cosa che ti salva”. “Ghiaccio è una grossa storia d’amore – fa eco Alessio De Leonardisla boxe è un meccanismo per raccontarla; è un film che parla di tutte le sfumature dell’amore, per la moglie, per i figli, per la mamma, e l’amicizia tra due uomini; la volontà era proprio quella di ingannare il pubblico spostando l’attenzione sui sentimenti”.

Il titolo deriva da una sorta di rito che Massimo insegna a Giorgio: a fine giornata, si immergono le mani nel ghiaccio e quel dolore che si sente dopo un po’ è la degna conclusione di una giornata in cui hai fatto del tuo meglio, è il dolore della soddisfazione e del sentirsi a posto con se stessi. Ho chiesto dunque a registi e protagonisti qual è il loro ghiaccio.

Il mio personalissimo ghiaccio è mia figlia – mi risponde Alessio De Leonardisabbracciarla la sera quando la vedo mi rinfranca di tutte le fatiche della giornata”. “Io non ce l’ho, mi piacerebbe averlo per trovare un po’ di consolazione da qualche parte – mi rivela Vinicio Marchionima c’è un libretto di Jean Genet che si intitola Il funambolo dove in un piccolo paragrafo l’autore scrive un atto d’amore verso un funambolo algerino di cui si era innamorato che è meraviglioso per chi fa questo mestiere, e quando ho dei dubbi vado a rileggerlo”. Chiude Giacomo Ferrara: “neanch’io ho un ghiaccio, ma come mi ha insegnato mio padre per me è andare a letto sapendo di aver fatto tutto quello che potevo fare durante la giornata, cercando di essere l’uomo migliore che posso essere”. Nel cast di Ghiaccio anche Lidia Vitale nel ruolo della madre di Giorgio, Claudio Camilli, Sara Cardinaletti, Beatrice Bartoni, Valerio Morigi, Lorenzo Grilli, Emanuele Propizio, Mauro Cremonini.