Karina è una donna che nella vita ha avuto tanto: arte, musica, successo, ma non l’amore di Elena che non ha potuto vivere in pieno, e non perché lei non ricambiasse i suoi sentimenti. La sua storia è raccontata in Finale Allegro di Emanuela Piovano, oggi in anteprima e in concorso al Bif&st Bari International Film&Tv Festival nella sezione Per il Cinema italiano. E ad interpretarla, non poteva che esserne un’icona: Barbara Bouchet. “Il cinema italiano mi ha dato tutto, è il mio Hollywood – ci rivela nella nostra videointervista – anche se per tanti anni sono stata ingabbiata in un personaggio, che comunque non rimpiango. Ora però ho deciso che ne voglio uscire ed entrare nel prossimo, come sono entrata io in un’altra età, in un’altra vita, altre maniere di vivere, pensare, essere, e amare, e ci sono riuscita grazie a Emanuela”.
Liberamente ispirato a L’età ridicola di Margherita Giacobino (Edizioni Mondadori), Finale Allegro è un film sulla vita, la morte e la libertà. Elena (Anna Bonasso), la donna radiosa ed energica che le ha rubato il cuore, ora è un’anziana signora che comincia a dimenticarsi le cose e che chiede a Karina: “perché abbiamo passato la vita a reprimere la nostra natura selvaggia?”. Una risposta però non c’è, anche perché Karina ha già deciso quando e come lasciare questo mondo. Quando la incontriamo, sta predisponendo tutto per il suo addio programmato: il vestito, un abito lungo, elegante, di un rosso fiammante, emblema dei suoi anni più belli, che “va bene per la bara col velluto dentro” dice a sé stessa, e anche la musica per il funerale, il Finale Allegro di Jadin, per esempio, che suona con trasporto al pianoforte. Ma non c’è nulla di macabro, triste o drammatico in questo suo organizzare la propria dipartita, piuttosto serenità, consapevolezza, e un po’ di dolce nostalgia.
Poi però Karina instaura un legame con la sua giovane collaboratrice domestica: si chiama Suliko (Nutsa Khubulava), arriva dalla Georgia e ha un fidanzato insistente e potenzialmente violento che vuole sposarla (Luca Chikovani). Si rivede anche con il suo grande amico Max (Luigi Diberti) con cui condivide una soffitta di ricordi, la sua, piena di carte, giornali, fotografie, testimonianze di un impegno comune per i diritti umani, per le donne, per la libertà. Come quella, appunto, di poter decidere come vivere e anche come morire. Del resto “ho lottato tutta la vita per il diritto di poter decidere vita e morte” ricorda Karina. “Io non ho una soffitta – ci confida Barbara Bouchet nella nostra videointervista – ma ho tutto dentro, mi chiedono spesso di scrivere un libro, ma io non voglio rinvangare niente”.
Un tema importante e sacro, qui trattato e sviluppato con morbidezza, grazie alla recitazione semplice e pulita di Barbara Bouchet e alla regia leggera di Emanuela Piovano. Non c’è propaganda, non ci sono messaggi, piuttosto la storia di una donna e della vita che passa con i suoi rimpianti e la sua felicità, con i suoi regali preziosi e le conquiste ancora più preziose che riusciamo a strapparle, con gli errori e le grandi soddisfazioni, come l’amicizia e l’amore. Sarà grazie al suo passato, e soprattutto al suo presente che continua a elargire emozioni, – perché le emozioni non hanno età – che Karina alla fine sarà chiamata a scegliere tra Ginevra e Nizza, tra il mare e il silenzio, tra la vita e la morte. Ma con morbidezza, come nella musica, e con la libertà che spetta a ognuno di noi. La nostra videointervista a Barbara Bouchet e Emanuela Piovano:
