Ferdinand, il toro gentile che insegna ad essere se stessi e ad aiutare gli altri

Che un toro grande e grosso non ami combattere con gli altri tori, tanto meno farsi infilzare da un torero senza motivo, preferendo piuttosto annusare le margherite e vivere tranquillo e coccolato dalla ragazzina che lo ha accolto da piccolo giocando e dormendo con lui proprio come con un cucciolo di cane, non è circostanza frequente. O forse non lo è soltanto perché nessuno lo immagina possibile. Ferdinand, questo il nome del toro in questione, in anteprima al cinema questo fine settimana e poi in uscita ufficiale il 21 dicembre con 20th Century Fox, racconta proprio questo, ovvero come un bestione davanti al quale la gente grida terrorizzata se se lo trova davanti al mercato del paese, possa invece essere docile e affettuoso proprio come Fido, odi la violenza, non abbia alcun interesse nel dimostrarsi più forte degli altri soggiogandoli, sempre pronto, al contrario, ad aiutare chiunque possa aver bisogno di lui, a prescindere dalla razza e dalle dimensioni. Però, si sa, per l’uomo solitamente l’abito fa il monaco e ogni essere che reputa inferiore, in pratica ogni animale sulla faccia della terra, deve per lo più fare ciò che dice lui. Aggiungiamo che siamo in Spagna dove esistono le case dei tori che chiamarle case non è in realtà proprio esatto visto che si tratta per lo più di allevamenti lager in cui si spinge i tori a combattere tra loro per poi mandarli o al macello, se non si dimostrano particolarmente “combattivi”, o nell’arena in quell’assurda manifestazione tradizionale che si chiama Corrida, e sarà facile capire come per Ferdinand è un attimo che le cose si mettano male.

Prodotto dai Blue Sky Studios e dallo stesso regista, il brasiliano Carlos Saldanha (L’era glaciale, Rio), Ferdinand è un bel film d’animazione, avventuroso e divertente, con battute intelligenti e personaggi buffi, ognuno con il suo perché, ma anche molto di più. Basta pensare che è ispirato a un libro del 1936 intitolato The Story of Ferdinand scritto da Munro Leaf e illustrato da Robert Lawson che per il suo messaggio pacifista è stato amato da molti intellettuali dell’epoca tra cui Thomas Mann, persino da Ghandi, e che per lo stesso motivo fu bandito dalla Spagna franchista. Ferdinand è un film d’animazione avventuroso e divertente, e raccoglie in una storia apparentemente semplice un bel po’ di ingredienti necessari per la ricetta della felicità dell’umanità tutta: non essere violenti e prepotenti solo perché si ha la possibilità di farlo; non fermarsi alle apparenze, agli stereotipi, ai pregiudizi; amare un po’ di più gli altri e tra gli altri anche gli animali perché sono esseri viventi come noi e di molti di noi anche più saggi; non vergognarsi di essere diversi rispetto a ciò che gli altri si aspettano da noi; pensare liberamente e lasciarlo fare agli altri; l’essere disposti e disponibili ad aiutare gli altri così come essere capaci di chiedere a nostra volta aiuto; e soprattutto smettere di torturare a morte i tori durante la Corrida soltanto per soddisfare il nostro senso di potenza e superiorità. E se ogni bambino capisse anche uno soltanto di tutti questi concetti, il nostro futuro potrebbe anche essere migliore. Ferdinand è candidato a due Golden Globe, la cui cerimonia di premiazione si svolgerà l’8 gennaio prossimo a Beverly Hills, come miglior film d’animazione e miglior canzone che è Home.