End of Silence, videointervista a Silvia Salemi al Primo Maggio: mia sorella non c’è più ma mi guida sempre

di Patrizia Simonetti

Silvia Salemi si è esibita ieri per la prima volta sul palco del Concerto del Primo Maggio di Roma portando live, sempre per la prima volta, il suo brano End of silence che invita a rompere il silenzio sulla malattia. L’ispirazione è la morte, a soli 5 anni, di sua sorella: “finalmente ha visto la luce questa canzone, non vedevo l’ora – ci ha rivelato durante la nostra videointervista realizzata a caldo, subito dopo l’esibizione, nel backstage del Concertone – Mia sorella non c’è più, ma mi guida sempre e mi ha imposto di finire questo silenzio: mi ha detto ‘Adesso cantala’. Abbiamo rotto il silenzio su una tematica per me molto importante, quella oncologica, e nei prossimi giorni sveleremo il progetto”. 

Il sentimento che ha spinto Silvia Salemi a questo progetto, è di certo l’amore, ma c’è anche unasorte di testamento: “mia sorella da bambina mi ha lasciato una cassetta dove diceva ‘Tu devi fare questo, tu devi fare quello, tu sei una bambina brava”. Io avevo solo un anno e quindi ho preso questa eredità affettiva, e tutta la musica che faccio alla fine parte da lì”. Il progetto includerà una tournée e anche un progetto teatrale.

Progetto a parte, per Silvia Salemi, cantautrice e conduttrice radiofonica, è stato un grande impatto emotivo anche salire per la prima volta sul Palco del Concerto del Primo Maggio di Roma: “L’effetto è stato quello che fanno tutti i grandi palchi con grande pubblico davanti di 100mila persone – ci rivela – oggi mi sono fatta un regalo, perché sono trent’anni che penso a questo palco. Quando ho iniziato la mia carriera e proseguito con il mio percorso musicale, il pop non si mischiava con il palco del Primo Maggio perché era un un palco rock. Adesso e negli ultimi anni, la sua musica si è aperta anche ad artisti pop, quindi sono molto contenta di questa mia presenza qui, perché vuol dire che la musica davvero non ha confini”.

Anche quando si parla di lavoro e di diritti, per i giovani, ma non solo, per gli artisti, per tutti quanti. Assolutamente. Io non posso sentire quando le persone vanno a lavorare la mattina e non tornano a casa la sera, quindi delle morti sul lavoro o della dignità che manca sul luogo di lavoro, perché c’è mobbing, perché se sei incinta ti lasciano a casa, perché se esprimi un pensiero, se hai un orientamento sessuale diverso… i motivi per perdere la dignità sul lavoro sono tanti e noi ce la dobbiamo riprendere tutta questa dignità e farcela garantire”. La nostra videointervisita a Silvia Salemi: 




Le Foto sono di Angelo Costanzo