Dobbiamo parlare: il film di Sergio Rubini provato a teatro. Due coppie, una stanza e un vortice di parole che fanno male

“Una coppia che ti piomba dentro casa, che ha un problema e chiede aiuto a un’altra coppia, ma alla fine di una lunga nottata il risultato è che quella che chiede aiuto resta in piedi e l’altra che avrebbe dovuto aiutarla esplode”. Sergio Rubini sintetizza così Dobbiamo parlare, il film di cui è regista e coprotagonista presentato ieri alla Festa del Cinema di Roma e in arrivo in 120 sale dal 19 novembre distribuito da Cinema.

“Un film di parola” lo definisce Rubini che per questo ha voluto per la sceneggiatura uno scrittore di libri più che di teatro come Diego De Silva che “sulla scrittura abbiamo fatto un lavoro artigianale diretto per ottenere un copione fresco e fluido” dice, assieme a Carla Cavalluzzi che è anche la compagna di Rubini e che “è stato divertente scriverlo – racconta – un po’ più complicato affrontare i temi che sono problematici e che fanno parte della nostra vita, problemi che noi stessi non abbiamo risolto e paure che non abbiamo superato”. Sin dalla prima scena il film sa di palcoscenico, e così infatti è visto che Dobbiamo parlare nasce in teatro dove peraltro tornerà presto, ed è lì, a un passo dal pubblico in sala, che ha tenuto e superato le sue prove generali e adesso approda al cinema con gli stessi attori che nel frattempo hanno avuto modo di mettere a punto e costruire passo passo i loro personaggi: Sergio Rubini stesso che è lo scrittore Vanni, Isabella Ragonese che è la sua giovane compagna e ghostwriter Linda, Maria Pia Calzone che interpreta Costanza, dermatologa cinquantenne sposata con il chirurgo Alfredo detto il prof che è Fabrizio Bentivoglio che, strano per un milanese, il romano lo ha imparato bene.

“Mi sono aggrappata molto alla realtà cercando di guardare questo personaggio senza giudicarlo – dice Maria Pia Calzone, splendida Donna Imma in Gomorra la serie e sul grande schermo proprio da oggi, 22 ottobre, in Io che amo solo te nel ruolo di Ninella – tutti cerchiamo la sicurezza che ti da l’amore ma anche quella che ti può dare il denaro, e questo vale soprattutto per le donne della mia generazione. Ne parlo spesso con le mie amiche, siamo sempre combattute tra l’uno e l’altro e a seconda del ceto sociale da cui proveniamo l’asse si sposta da una parte o dall’altra, come nel caso di Costanza”. “Il prof gode di un’esuberanza fuori dal comune – dice Fabrizio Bentivoglio – appartiene alla borghesia romana e usa il dialetto come un’arma, anche per tenere a distanza il coinvolgimento nei sentimenti e anche nei casi clinici che affronta. So che il romano non ama essere rappresentato dal non romano e sapevo di avere in mano una patata che dire bollente è dire poco, per me era un obiettivo difficilissimo, ma quando ho ricevuto gli apprezzamenti e i complimenti dalla troupe tutta romana con cui abbiamo girato il film, ho capito di averlo raggiunto”.

Tutto si svolge in una casa, una stanza soprattutto, il salotto pieno di libri e stampe alle pareti che trasudano cultura di Vanni e Linda, quello del loro attico con terrazza nel centro di Roma, ma “non è un film claustrofobico – precisa Rubini – piuttosto un racconto brillante, una nottata che è quasi un happening, con un riferimento alla commedia all’italiana”. Una serata che i padroni di casa avrebbero dovuto trascorrere fuori e invece la coppia amica li costringe a restare: un tradimento ha sconvolto la loro vita e il loro rapporto di lunga data, almeno apparentemente, e prima loro poi anche Vanni e Linda si ritrovano in un vortice a vomitarsi parole addosso, tante parole, forse troppe, tra menzogne che fanno male e verità nascoste da troppo tempo che feriscono ancora di più. Ma alla fine è proprio Linda, il personaggio inizialmente più fragile, più giovane, che ha paura degli animali, persino del gatto del portiere, a compiere quell’atto di coraggio che rompe lo schema. Perché proprio lei? Lo abbiamo chiesto a Sergio Rubini e a Isabella Ragonese:

“Questo è un film al femminile – ci risponde Rubini – le ragioni che muovono le azioni sono tutte femminili, gli obiettivi che muovono i personaggi, anche quelli maschili, sono femminili, le menzogne sono tutte femminili. Le donne sanno dire ‘dobbiamo parlare’, ma le donne sanno anche non parlare. Queste due donne, Linda e Costanza, sono forse l’una la faccia oscura dell’altra, in fondo ciò che le divide non è l’estrazione sociale né la formazione, ma solo l’anagrafe. Da qui due visioni diverse del mondo e dell’amore, una a trent’anni e una a cinquanta. E il nostro cuore non può che battere per i trentenni, anche perché questo paese dev’essere salvato da loro, loro lo devono ristrutturare e modificare, i giovani, anche se a volte potranno apparirci bacchettoni e il loro idealismo un po’ stucchevole. All’inizio del racconto abbiamo cercato di far apparire Linda quasi come una guastafeste che puntualizza tutto, ma poi cominciamo a capire la sua condizione, la sua visione del mondo e la sua necessità di verità e io mi immedesimo con lei e con il suo atto di rivolta. La scelta che fa Linda è la luce del film perché l’idea di ricomporre tutto com’era all’inizio è una strada un po’ vile e troppo facile e battuta, è lei il personaggio che sconvolge il ritmo, anche quello della parola”.

“La straordinarietà di questo personaggio sta proprio nel suo fotografare la generazione a cui appartengo – ci risponde Isabella Ragonese – mi ha molto colpito e anche ferito interpretare questo ruolo perché, anche se in una cornice e dinamica da commedia, esprime i punti fondamentali della nostra paura, della nostra fobia di proporre la nostra idea di mondo, di prendere la scena, di costruirci una scena nostra. La mia è stata una generazione che aspettava il suo turno, aveva un futuro disegnato da altri e che doveva ricalcare un passato glorioso, ma piena di paure e descritta come senza coraggio. E questo passaggio di Linda dalle parole ai fatti è la speranza”.

L’unico a non parlare in tutto il film, chissà se per una semplice questione fisiologica o perché ha capito che è meglio così, è il pesce rosso, ma a dar suono ai suoi saggi pensieri ci pensa Antonio Albanese.

DOBBIAMO PARLARE TRAILER UFFICIALE from Cinema on Vimeo.