Dalí Rivoluzione e Tradizione: a ottobre a Roma la mostra sull’artista catalano che amava l’Italia che lo amava

di Patrizia Simonetti

“Dalì è conosciuto in tutto il mondo, ma secondo noi non è compreso a pieno e in profondità. L’impegno della nostra Fondazione è proprio quello di scendere in profondità nella mente dell’artista e farne comprendere le idee e le visioni che sono state spesso eclissate dalla forza del suo personaggio. Personaggio che è attuale più che mai e che non ha perso assolutamente vigore, anzi. Probabilmente Dalì ci permette di comprendere ancora meglio il nostro tempo, il nostro presente, sia con spirito critico che analitico. L’obiettivo di Dalí Rivoluzione e Tradizione è proprio invitare i visitatori a partire da questa oscillazione tra rivoluzione e tradizione, che sono in realtà due facce della stessa medaglia, due pilastri che permettono di comprendere a pieno l’universo di Dalì”.

Queste le parole di Felix Roca Batllori, presidente della Fundació Gala-Salvador Dalí che, in collaborazione con la Fondazione Roma e il supporto organizzativo di MondoMostre e con il patrocinio dell’Ambasciata di Spagna, questa mattina a Roma, nelle splendide sale di Palazzo Montorio, sede dell’ambasciata spagnola in Italia, ha presentato la mostra Dalí Rivoluzione e Tradizione. L’esposizione sarà allestita dal 17 ottobre prossimo al primo febbraio 2026 a Palazzo Cipolla, Museo del Corso Polo museale, divenuto un vero e proprio polo culturale che ha già ospitato con grande successo l’esposizione gratuita del capolavoro di Marc Chagall, La crocifissione bianca e la mostra Picasso lo straniero, visitata da oltre 80mila persone, rinsaldando idealmente il legame reale e duraturo tra Dalì e lo stesso Picasso.

Non ci saranno le opere più popolari dell’artista eccentrico e visionario, come quelle con gli orologi della memoria fusi o gli elefanti dalle lunghe zampe sottili e le uova, ma “qualcosa di nuovo per una mostra diversa” ci assicura  la co-curatrice Lucia Moni. Sotto la direzione scientifica di Montse Aguer, Direttrice dei Musei Dalí, e la curatela di Carme Ruiz González e la già citata Lucia Moni, Dalí Rivoluzione e Tradizione proporrà al pubblico oltre 60 opere tra dipinti e disegni, accompagnati da documenti fotografici e audiovisivi, alcuni mai esposti prima in Italia, provenienti dalla stessa Fundació Gala-Salvador Dalí e da prestigiose istituzioni internazionali e nazionali, tra cui il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía, il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, il Museu Picasso de Barcelona e le Gallerie degli Uffizi, confermando l’importante valore scientifico e museologico del progetto che, come una testa di Giano, guarda in due direzioni opposte: futuro e passto, rivoluzione, appunto, e tradizione. Tutto con un grande focus sulla passione reciproca tra Salvador Dalì e il nostro paese. 

“Le fondamenta dell’opera di Dalì sono cementificate nel passato, soprattutto nel Rinascimento, ma guardano anche al futuro e all’avvenire, e il suo linguaggio oscilla costantemente tra tradizione e rivoluzione, tra tecnica e innovazione, fra certezze e interrogativi – dice ancora Felix Roca Batllori L’interesse dell’Italia per Dalì era corrisposto, perché qui a Roma la riverenza che Dalì ha riservato a questo paese ha pochi pari nella storia degli artisti e dell’arte del ventesimo secolo. La sua passione e il suo interesse per la perfezione, per l’arte, per il disegno, per l’architettura, per il corpo umano, deriva senz’altro dalla contemplazione dei grandi maestri italiani come Leonardo, Michelangelo e Raffaello: con la sua consorte Gala, Dalì  ha senz’altro dedicato moltissimo tempo alla contemplazione delle bellezze di questi artisti. L’impatto e l’importanza dell’Italia è stata dunque decisiva per la formazione artistica professinale e intellettuale di Dalì. L’Italia ha rappresentato una sorgente inesauribile da cui si è abbeverato Dalì e l’impronta italiana ha lasciato un segno profondo nel suo itinerario”.

L’allestimento della mostra si articola in quattro sezioni, ciascuna dedicata a uno dei maestri che hanno plasmato l’arte di Salvador Dalí. A queste si aggiunge un approfondimento sui contenuti del 50 segreti magici per dipingere, con una selezione di disegni e materiali originali che svelano il metodo teorico e tecnico dell’artista catalano. Si integrano nel percorso opere che testimoniano l’evoluzione di Dalí dalla pittura accademica alla sperimentazione verso le tendenze più attuali che confermano la sua inesauribile curiosità, sempre tesa tra tradizione e rivoluzione. In occasione del ventennale della Festa del Cinema di Roma, la mostra inaugura una speciale collaborazione con il festival, valorizzando l’intenso legame di Dalí con il mondo del cinema, in cui operò come teorico, regista, sceneggiatore, scenografo e attore.