Confiteor come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione, in sala il nuovo film di Bonifacio Angius

di Patrizia Simonetti

“Il mio nome è Gianmaria, e da quando ero bambino, vivevamo tutti insieme. Tutti quanti, cugini, zii, zie, nonno e nonna. Tutti nello stesso palazzo. E facevamo tutto insieme. Facevamo anche la spesa nello stesso negozio”. Questo l’incipit di Confiteor come scoprii che non avrei fatto la rivoluzione, quarto lungometraggio di Bonifacio Angius dopo Perfidia, Ovunque Proteggimi e I giganti che, dopo il Premio Lizzani a Venezia 82 dove il film è stato presentato alle Notti Veneziane delle Giornate degli Autori, arriva in sala giovedì 16 ottobre.

Confiteor non è un film facile. Bonifacio Angius dirige un cast composto in primis da lui stesso e da suo figlio Antonio che lo interpreta da bambino, oltre che da Simonetta Columbu, Edoardo Pesce, Michele Manca, Massimiliano Nocco, Geppi Cucciari e Giuliana De Sio, che è come un coro, quello di una tragedia, con il compito di sostenerlo nel raccontare la sua vita.

E come nella vita, si alternano, a volte velocemente, sentimenti potenti che tracciano il destino e gli eventi della storia: una storia dura, travolta dalla rabbia, dal cinismo, da una violenza che tutto dirige come un regista in incognito che detta battute e gesti senza essere in grado di controllarli. Ma anche di tenerezza, fragilità e ironia che rendono Confiteor anche una commedia, nera forse, ma commedia.

Bonifacio Angius racconta sé stesso attraverso l’amore per Silvietta, la cuginetta che abitava al secondo piano con due fratelli e il padre, Zio Raffaele, interpretato da Edoardo Pesce; attraverso il repentino cambiamento del suo di padre che, dopo un incidente e un anno d’ospedale, diventa un’altra persona che non ricorda neanche suo figlio; attraverso la relazione tossica con una ragazza che chiama Miao Miao e che lo farà piombare nella depressione; attraverso il cinema stesso, che vuole fare, magari con suo figlio. 

Il racconto procede per immagini e visioni, con la sua voce, di adulto e a volte di bambino, che le sovrasta, come se qualcuno si stesse svuotando dei suoi ricordi e delle sue emozioni violentemente, quasi vomitandole. Al centro di tutto la famiglia, la stessa di Ovunque Proteggimi e I giganti di cui Confiteor può considerarsi il terzo ed ultimo capitolo di una trilogia. La disillusione, la delusione e forse il rimpianto sono già nel titolo. E per dirla con le sue parole “Questa è la storia di un’eterna infanzia da cui tutto prende forma e significato. Un’altalena di sentimenti dove bene e male oscillano continuamente. Un’eterna infanzia dove si combatte per sconfiggere il male e per  raggiungere la luce, la serenità, la gioia di vivere, un’avventura amorosa senza preconcetti.

Confiteor è una storia vera e allo stesso tempo sognante, che nasce da ricordi, da situazioni vissute in prima persona, elaborate, immaginate, da persone conosciute, amate e odiate. Persone fragili, insicure, crudeli, eccessive, ingenue, stupide eppure brillanti, vulcaniche. Personaggi realistici dunque, che possono diventare bombe a orologeria, pronte a esplodere, a commettere atti incoscienti, così, senza un significato univoco, senza rendersene conto, senza ricordarsi il perché delle loro azioni. Confiteor è la storia di una caduta, una discesa verso il buio, lenta, inesorabile e irreversibile. E nello stesso istante è una storia luminosa, priva di rancore, dove l’amore trionfa grazie al candore e innocenza di un bambino. Perché in fondo è questa la vera Rivoluzione che ogni individuo dovrebbe vivere. Un racconto di famiglia”.