Casey Affleck e Anna Pniowsky a Roma per Light of my life: videoincontro

Che è già difficile per un padre costruire un rapporto con una figlia preadolescente in tempi normali, figuriamoci in un mondo in cui le donne sono state decimate da una strana epidemia, sua madre compresa, e lei è l’unica rimasta miracolosamente in vita, per cui l’uomo, che vive da anni solo con lei tra rifugi improvvisati nei boschi e case disabitate, non può che proteggerla e proteggerla e proteggerla, ma fino a quando riuscirà a farlo? E soprattutto, fino a quando sarà giusto? O ad un certo punto lei sarà abbastanza forte tanto che i ruoli potrebbero invertirsi? Tappa romana per il premio Oscar Casey Affleck (miglior attore per per Manchester By The Sea) arrivato nella Capitale con la sua coprotagonista, l’esordiente e bravissima Anna Pniowsky, a presentare Light of my life, il suo primo lungometraggio da regista (dopo il mockumentary Joaquin Phoenix – Io sono qui!) di cui è anche protagonista, film di chiusura di Alice nella Città che arriverà in sala il 21 novembre .

Ambientato in un mondo distopico senza donne, con gli uomini che reagiscono in maniera differente, ma soprattutto violenta e rabbiosa, alla totale assenza sulla terra dell’altra metà del cielo, Light of my life, ovvero Luce della mia vita – che già dal titolo incarna alla perfezione il senso dell’intera storia – comincia con una favola dal sapore biblico: nei primi dieci minuti del film vediamo infatti soltanto padre e figlia, lui che si chiama solo papà per tutto il film mentre lei, costretta a fingersi un ragazzo – è da lui chiamata Rag, lui che racconta a lei di arche, di animali esclusi, di volpi e di coraggio, lei che ascolta ma che poi cambierà la favola perché  risolvere la questione, anche in quel caso, sarà la volpe donna… “Ho scelto di raccontare questa storia che raccontavo anche ai miei figli parlando degli animali che non erano stati scelti per salire sull’arca di Noè – ci racconta Casey Affleck nel nostro videoincontro – da lì è partita tutta la sceneggiatura del film, volevo fissare l’attenzione sulle scelte e sulle preferenze di una società. Ed è quindi la storia di questo padre rimasto solo dopo la morte della moglie (Elisabeth Moss) che cerca di crescere la figlia in un mondo diventato pericoloso; noi tutti genitori tendiamo a pensare che il mondo davvero lo sia e cerchiamo di proteggerli, e quando non siamo in grado proviamo a prepararli a proteggersi da soli. Io ho cercato in questo film di creare una patologia che fosse pesante nei confronti delle donne per cui questo padre si sentiva ancor più minacciato rispetto alla propria bambina”. E quando gli chiediamo se la distopia di Light of my life non sia che una sorta di pretesto per parlare del rapporto padre-figlia, d’amore, della forza della donne, lui ci risponde: “credo che la suspence del film non provenga dalle minacce e dai pericoli che padre e figlia devono affrontare, ma dall’inevitabile perdita di innocenza che arriverà alla fine di Light of my life, ma della quale cominciamo ad avere indizi sin dall’inizio della storia, quando i due vivono in questa tenda che è anche una bolla che li separa e protegge da questo mondo pericoloso verso il quale tuttavia la ragazza tenta ogni tanto di andare mettendo fuori il naso… sappiamo tutti quanto sia davvero pericoloso il mondo fuori, ma sappiamo anche che questo inevitabilmente accadrà”.

Credo che il principale messaggio di questo film sia il saper lasciare andare e anche l’importanza di una famiglia che ti ami” sottolinea Anna Pniowsky, alla quale chiediamo com’è andato questo suo importante esordio cinematografico e quanto questo mestiere sia importante per lei: “è stata la migliore esperienza della mia vita possibile in assoluto, un modo fantastico per iniziare la mia carriera – ci risponde la giovane attrice canadese – ho interpretato questo ruolo e mi sono resa conto che è esattamente quello che voglio continuare a fare perché amo recitare, è la mia passione”. Poi su come si è trasformata in Rag dice semplicemente: “per prima cosa mi sono tagliata i capelli, e non è stato semplice, e poi ho messo un po’ di me stessa in lei e non è stato un processo troppo complicato”. Ecco il nostro videoincontro con Casey Affleck e Anna Pniowsky (e grazie all’interprete Bruna Cammarano):

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