Carlo Verdone e il ritorno in sala di Un sacco bello: è stato tutto, è stata la mia vita. Videointervista

di Patrizia Simonetti

Era il 1980 quando al cinema uscì Un sacco bello, esordio di Carlo Verdone che abbiamo incontrato ieri sera sulla terrazza del Cinema Barberini poco prima della proiezione del film tornato in sala per tre giorni (fino a mercoledì 29) in versione restaurata. Subito gli abbiamo chiesto se i tre personaggi principali, Enzo, Leo e Ruggero, tutti interpretati e caratterizzati da lui – così come anche quelli minori di Don Alfio, Anselmo e il professore – siano ancora in qualche modo attuali:

“Non so se sono ancora attuali – ci ha risposto Carlo Verdonesicuramente quello che parla così (fa la voce del fricchettone Ruggero) non è tanto attuale. O quello che parla così (fa quella di Leo) che parla della mamma… Oggi i ragazzi sono un po’ più scafati… Il bullo (Enzo) alla fine è una tigre di carta, è un cantastorie di storie inventate, è un megalomane, un mitomane, oggi avrebbe i tatuaggi, oggi andrebbe a Ibiza, non andrebbe in Polonia. Forse in qualche modo, forse non lo so, spaccerebbe pure…”

Che esordio è stato per te Un sacco bello?

“È stato tutto, è stata la mia vita. Io questa sera il film lo voglio dedicare alla persona che più se lo merita, che è Sergio Leone, l’uomo che ha creduto in me e gli devo dire grazie. Grazie per tutto quello che ha fatto accadere nella mia vita”.

Il tuo personaggio preferito dei tre principali?

“Tutti quanti. Sono tre figli miei, per carità di Dio. Voglio bene a tutti e tre”.

Poi il racconto di quando, appena uscito, tentò di vedere Un sacco bello in sala, di nascosto, con la moglie, ma intercettato da uno spettatore, scattò la fuga, così quella di ieri sera è stata la prima volta che lo ha visto su un grande schermo, a ben 46 anni dall’uscita. E ancora, il confronto tra la Roma degli anni Ottanta di cui ha grande nostalgia e quella di oggi, il ricordo di Veronica Miriel, la sua Marisol, che oggi vive felice a Marbella, e molto altro che trovate nel nostro videoincontro: 




Le Foto sono di Angelo Costanzo