Balto e Togo La leggenda, torna al cinema la storia della Corsa del siero

Leonhard Seppala faceva il fabbro e il pescatore in Norvegia dov’era nato, seguendo le orme del padre, poi nel 1900 emigrò in Alaska, negli Stari Uniti, alla ricerca dell’oro. L’oro non lo trovò ma trovò Togo… Balto e Togo La leggenda di Brian Presley che si dirige anche nel ruolo del protagonista, al cinema da giovedì 3 settembre, torna a raccontare la storia del musher, ovvero del conduttore di slitte, e del suo Siberian Husky che salvano un intero paese dalla difterite, degna naturalmente di nota ma in realtà già narrata in altri due film: Balto, film d’animazione del 1995 della Amblimation che prese il nome dall’altro cane da slitta coprotagonista dell’avventura, e nel 2019 Togo Una grande amicizia di Ericson Core con protagonista Willem Dafoe. Ma siccome non c’è due senza tre…

Per chi non conoscesse la storia, è la seguente ed è così che viene raccontata in Balto e Togo La leggenda: Leonhard Seppala è ormai un apprezzato addestratore di cani e musher, e Togo il suo cane più fidato e fedele al quale ha infatti affidato da anni il ruolo di capo slitta, quando nel 1925  nel paese di Nome dove vive con la figlia Sigrid dopo la morte della moglie Kiana, scoppia un’epidemia di difterite che inizia a colpire tutti i bambini del villaggio, inclusa la sua. Il siero con l’antitossina che può salvarli custodito in ospedale è scaduto e quindi nulla può fare, l’unica possibilità è farlo venire fresco dalla città che però è molto lontana. Inoltre le condizioni atmosferiche sono pessime, neanche un innovativo mezzo di trasporto come l’aeroplano riesce ad alzarsi in volo, l’unica possibilità, intuisce Seppala, è una staffetta con le slitte trainate dai cani, un’impresa a dir poco eroica che, proprio in quanto tale, mette a repentaglio vite umane e canine. Eppure, grazie soprattutto al suo Togo, nonostante abbia già raggiunto i 13 anni di età, e all’altro cane Balto, a capo di un’altra slitta destinata a chiudere la staffetta, la temeraria impresa, chiamata poi la corsa del siero, che si allunga per più di mille chilometri a temperature di 40 gradi sotto lo zero, va a buon fine. Peraltro, fu proprio Seppala a selezionare il Siberian Husky che fu ufficialmente riconosciuto come razza nel 1930, e ciò vuol dire anche che tutti gli Husky, anche quelli di oggi, hanno nel loro DNA un pezzettino di Togo e di Balto.

Ma, a proposito di Balto… Balto e Togo La leggenda è un film che, va da sé, punta moltissimo sulla fotografia, che è quella di Mark David che è anche produttore del film, sui paesaggi bianchi di neve e nebbia, sul coraggio dell’uomo e la fedeltà dei suoi cani, ma poco in realtà si vede di tutto ciò durante l’avventura. Sia in senso sensoriale, vista la bufera che imperversa il tutto appare alla vista nebuloso e poco nitido, sia come impatto emotivo, essendo pochi i momenti in cui vediamo Seppala insieme al suo Togo, che spesso si confonde nella muta con gli altri cani. Nulla proprio vediamo invece di Balto che viene soltanto nominato dal suo musher Gunnar Kassan e inquadrato, forse, una sola volta, così rapidamente che è impossibile capire qual è, eppure nel titolo c’è anche lui… Il film rende tuttavia merito all’audacia dei suoi protagonisti e al valore del coraggio e della solidarietà: “Quando ho iniziato a fare ricerche sull’argomento, sono andato in Alaska e ho trascorso 8 giorni con una temperatura di 25 gradi sotto lo zero, partecipando a una vera spedizione in slitta trainata da cani lungo il Mare di Bering – rivela il regista e protagonista Brian Presley In questo modo ho potuto comprendere appieno che tipo di persona bisogna essere per vivere lassù in condizioni così avverse. Mi è nata una grandissima ammirazione per la forza d’animo di questi uomini e di questi cani e per le circostanze che hanno dovuto affrontare per salvare la città di Nome. Il potere del loro spirito e la forza della fede che devono aver avuto, ha motivato la storia di Seppala e Togo che ho scelto di raccontare. Per me, il messaggio di Balto e Togo La leggenda è che dal vero altruismo e dalla fede, specialmente nelle condizioni più avverse, può nascere la versione più potente dell’amore. Ogni altro film o libro sulla Grande Corsa del Siero di Nome, in Alaska, nel 1925, raffigura Balto e Gunnar Kassan come eroi, ma durante le ricerche della storia ho scoperto che un altro cane da slitta di nome Togo e il suo proprietario Leonhard Seppala avevano in effetti coperto la maggior parte della distanza ed erano i veri salvatori degli abitanti di Nome. La loro storia meritava davvero di essere raccontata, per questo ho voluto scrivere la mia sceneggiatura dal punto di vista di Seppala”. E a proposito d’amore, di Balto e Togo La leggenda vi preannunciamo anche il lieto fine, e non solo della corsa…