Aspromonte La terra degli ultimi, videointervista a Sergio Rubini e videoincontro con il cast

Ad Africo, paesino dell’Aspromonte calabrese, non c’è una scuola, e non c’è neanche un medico. Tanto meno una strada che porti giù alla Marina dove invece un dottore ci sta, ma non ci pensa neanche a salire per curare i montanari che vivono lontani dal mondo e sopravvivono grazie ai loro animali e ai prodotti della terra. Eppure il prefetto lo ha promesso di mandare un dottore. Così quando Cicca ha qualche problema a partorire, non ci arriva viva alla Marina, nonostante la buona volontà dei compaesani che di notte si avventurano per i viottoli e i sentieri scoscesi della montagna portandola in barella. Lei e il suo bambino se ne vanno così, senza un motivo. E senza un dottore. Ed è la scintilla che fa traboccare il vaso: Peppe chiama a raccolta i compaesani per un raid nell’ufficio del prefetto che stavolta glielo mette per iscritto che manderà un dottore a stare lassù solo per loro, e lo firma pure quel foglio, ma poi niente, niente accade e niente cambia. Costruire una strada sembra l’unica soluzione possibile per Peppe e gli altri, ma ecco che arriva Don Totò col suo cavallo e il suo fucile a dire che no, meglio non la facciano quella strada verso la Marina che poi i figli se ne scappano. Don Totò è un mafioso che comanda su Africo e chi ci abita, perché la luce elettrica non c’è e manco un ospedale, ma la mafia si sa, si adatta e si annida ovunque.

Una storia vera degli anni Cinquanta quella raccontata da Aspromonte La terra degli ultimi, il nuovo film diretto da Mimmo Calopresti che l’ha scritto assieme a Monica Zapelli e lo stesso produttore Fulvio Lucisano che compare anche nelle sequenze finali, basato sul libro Via dall’Aspromonte di Pietro Criaco, in sala da giovedì 21 novembre. Una storia diventata un po’ favola, con tanto di bambini, anche se non vanno a scuola ma lavorano nei campi e col bestiame, di fate, come la maestra Giulia che arriva dal nord ad Aspromonte per insegnare ai piccoli che esiste un mondo oltre quelle montagne, ma anche per trovare un rimedio alla sua infelicità, e che si innamora di Peppe, il leader prestante e coraggioso che però sua moglie ha lasciato proprio per Don Totò, un amoreil loro che però resta nell’aria, sospeso, e non vivranno insieme felici e contenti per sempre. Una favola che ha i buoni e i cattivi e non è difficile separarli su una lavagna.

La storia cattura e il cast fa il resto: Francesco Colella è perfetto nel ruolo di Peppe, uomo di montagna indurito dalla vita, un leader forte anche se perdente in partenza, ma che trova ancora uno spazio nel cuore per intenerirsi davanti alla bellezza. Valeria Bruni Tedeschi lo è altrettanto nelle vesti della maestra un po’ persa anche nello sguardo che con passione cerca di trovare uno scopo alla sua vita facendo qualcosa di buono per gli altri. Marcello Fonte è il poeta, la cultura è la sua passione, è lui il custode di quella poca che c’è e che resta tra le rocce e il sole. Marco Leonardi è Cosimo, fedele a Peppe e alla causa sua e di tutti gli altri. Sergio Rubini è Don Totò, “simbolo di tutte le mafie del mondo – lo definisce Sergio Rubini nella nostra videointervista – una strada per lui tradisce il passato ma è un’utopia quella di chiudere strade e porti perché tanto la gente spinge e non saranno certo i muri a fermarla”. Elisabetta Gregoraci è la donna che Don Totò porta via a Peppe e che lo ama e lo amerà fino all’ultimo respiro tanto da lasciare anche suo figlio. Francesco Siciliano è il prefetto cattivo e Romina Mondello è, seppur per poco, la donna che voleva comunque partorire ad Aspromonte, ma che la notte se l’è portata via col suo bambino.

Aspromonte La terra degli ultimi è il racconto del Sud, del suo orgoglio, della forza della sua identità che diventa prigione – dice Mimmo Caloprestidella grandiosa bellezza della sua natura che si intreccia con la miseria delle condizioni di vita, del suo isolamento e del sogno disperato dei suoi abitanti di far parte di un mondo più grande, è il racconto dell’impossibilità di un riscatto collettivo, della condanna all’abbandono e all’emigrazione come unica possibilità di rinascita. Il Sud è da sempre luogo geografico e luogo dell’anima, inferno e paradiso, cronaca e favola. Così è questo film”. Come non pensare alle storie di oggi, quelle più lontane da noi ma che arrivano a toccarci proprio quando, spesso, stanno per finire; come non vedere un Peppe, un Cosimo e un poeta scendere da un barcone con lo sguardo perso nel passato, e una Cicca che alla fine del viaggio non ci arriva e non la vedrà la nuova terra con suo figlio tra le braccia. Niente strade e niente porti. E niente lieto fine, andarsene, lasciare la propria terra e le proprie radici è l’unica soluzione per sopravvivere, abbandonare il passato guardando avanti, senza voltarsi indietro. Ma poi ad Aspromonte qualcuno tornerà. La nostra videointervista a Sergio Rubini e il nostro videoincontro con Valeria Bruni Tedeschi, Francesco Colella, Marco Leonardi, Marcello Fonte e Elisabetta Gregoraci:

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