La rivoluzione, se buona, dovrebbe essere sempre una festa. Ma a volte le feste vanno a finire male e spesso anche le rivoluzioni. Nel 1919 fu Gabriele D’Annunzio a capeggiare quella di Fiume impossessandosi della città in nome di un’utopia mai divenuta realtà. Ed è questo che racconta Alla Festa della Rivoluzione, il film diretto da Arnaldo Catinari che ne firma soggetto e sceneggiatura con Silvio Muccino, che arriva in anteprima il 15 aprile a Udine dove è stato girato, e in sala da giovedì 16 aprile.
Ad interpretare il vate, poeta guerriero e visionario, protagonista di un evento che, forse sì, un po’ lo avrebbe anche potuto cambiare quel mondo sull’orlo dell’orrore, è un carismatico Maurizio Lombardi. Valentina Romani e Nicolas Maupas, che tornano insieme come nel loro sorprendente esordio in Mare Fuori, sono Beatrice Superbi, spia russa e grande pianista, e Giulio Leone, medico, e disertore per amore. Entrambi confidano nella bontà delle azioni di D’Annunzio, del resto come non credere “nella bellezza ribelle, nella cultura come arma temuta dai potenti, nella libertà dell’amore in tutte le sue forme…”, ma a muoverli sono anche, e soprattutto, tragici motivi personali: entrambi hanno perso qualcuno, sanno come e vogliono vendetta, entrambi metteranno le proprie vite l’una nelle mani dell’altro e viceversa, entrambi resteranno delusi e feriti dal Vate, e si ameranno intensamente.
Giulio è anche molto legato a D’Annunzio: gli ha ridato la vista e lui, dice, gliene sarà sempre grato. Fino a quando qualcuno non gli farà credere che Giulio è un traditore e lui lo appellerà come “serpe in seno” perché “accecato dall’orgoglio e l’ambizione da non riconoscere gli amici dai nemici” lo accuserà Giulio. Più oscuro il legame tra Beatrice e Pietro Brandi, capo dei servizi segreti, degli affari riservati, colui che trama per soffocare la rivoluzione del Vate, simbolo della censura dei sogni e degli ideali, il lato oscuro, la repressione, quello che “la fedeltà è un concetto sopravvalutato”: ad interpretarlo è Riccardo Scamarcio. Beatrice però ha anche un mentore che l’ha presa a cuore sin da bambina, si chiama Dimitri Pavlov ed è interpretato da Darko Peric.
Quell’uomo, anche lui con la sua storia personale disturbante e condizionante, frustrato e rabbioso per la sua misera condizione di nascita che lo ha visto servo maltrattato e picchiato, segretamente innamorato di una donna che non ha mai potuto avere, ha deviato il corso della vita di Beatrice lacerandole il cuore, e questo, lei, non lo ha dimenticato.
Alla festa della Rivoluzione ci racconta dunque un pezzo della nostra Storia, quella di una città contesa e di un’illusione collettiva distrutta dall’ambizione umana e dall’inganno di Mussolini in persona, e nella Storia con la S maiuscola, quelle uniche e personali dei suoi personaggi: Gabriele, Giulio, Beatrice, Pietro, raccontati a tutto tondo e scavando dentro di loro tra politica, amore e vendetta in un “tempo sospeso tra utopia e deriva…”
Alla Festa della Rivoluzione è un bellissimo film: non è un documentario, per cui c’è legittimo spazio per l’arte del cinema, per aggiungere e inventare, ma la storia così raccontata ci prende tutti, ci coinvolge tutti, spesso imbambolati e ingannati da una politica spettacolo che non fa che deluderci. Chissà, ci si chiede alla fine del film che in fondo non ha neanche una fine, chissà come sarebbe potuta andare se…. Le nostre videointerviste a Valentina Romani e Nicolas Maupas, e a Maurizio Lombardi, Riccardo Scamarcio e Arnaldo Catinari:
