Al Gambero Rosso per l’inaugurazione del Tour Le Stagioni del Vino delle Cantine Spinelli

di Patrizia Simonetti

Una vera esperienza sensoriale la Masterclass cui ho avuto il piacere e l’onore di partecipare venerdì scorso nella sede romana della Gambero Rosso Academy, evento di apertura del Tour Le Stagioni del Vino delle Cantine Spinelli ideato e realizzato in collaborazione tra l’Azienda guidata da Vincenzo Spinelli e Gambero Rosso. A condurla, Giuseppe Carrus, curatore della Guida Vini d’Italia del Gambero Rosso, che riesce sempre a coniugare professionalità e simpatia e dunque ad accalappiare l’attenzione di esperti e professionisti del settore quanto quella di appassionati e principianti che, come chi scrive, si lanciano in un mondo fatto di aromi, colori e sapori con la medesima dose di entusiasmo e curiosità di un bambino al Luna Park.

Molto più di una semplice degustazione orizzontale di quattro vini della linea della cantina abruzzese, che avevamo già avuto modo di conoscere in occasione dell’evento Gambero Rosso A cena con Giorgione al Vertici Cardo Roma, ciascuno di due annate: sulle eleganti tavole rotonde vestite di bianco e tra i mille riflessi di luce dei calici in vetro, otto per ogni commensale, sono via via arrivati, in perfetto abbinamento ad ogni vino, i colori, i profumi e i sapori delle quattro proposte food di Marco Brioschi, resident chef della Gambero Rosso Academy di Roma: a lui e al suo team va il mio particolare ringraziamento per aver sdoppiato il menu con le variazioni senza carne e senza pesce di ogni portata, e con creatività e maestria, esclusivamente per me, unica partecipante vegetariana alla Masterclass. Perché gentilezza e disponibilità non sono scontate.

Abbiamo cominciato la Masterclass di apertura del Tour Le Stagioni del Vino delle Cantine Spinelli con un ritrovato Abruzzo Doc Pecorino Superiore, qui in livrea d’aperitivo: l’annata 23 ha immediatamente accarezzato il mio naso con un vellutato aroma di pesca, un po’ meno quella precedente frutto di una stagione più calda, simile ovviamente ma più forte, che sembra riacquistare però consistenza, sia nel profumo che nel gusto, dopo aver respirato un po’ nel bicchiere. Ottimi e freschi entrambi, ricchi di acidità (il 22 di più) e di sapidità, che è poi il sapore del vino che resta in bocca per un tot. E sì, possono ricordare inizialmente il Sauvignon, ma non ce n’è neanche un acino. Un Pecorino in purezza, dunque, che “può essere bevuto da tutti e tutti i giorni” assicura Vincenzo Spinelli.

Dal bianco al rosato ed ecco il mio preferito: Cerasuolo d’Abruzzo Zione, annata 23 e 22, difficile stabilire la migliore se non sicuramente dal colore che nella prima è meravigliosamente di fragola. Frutti rossi e ciliegia anche al palato, l’abbinamento gastronomico ottimale è con un profumatissimo e coloratissimo piatto di Primizie primaverili, cotte e crude, con salsa Bernese, nella mia versione vegetariana con l’uovo, in parte alla coque che irrompe delicatamente sui sapori delle verdure, al posto del coniglio. Un gusto allegro e croccante che si combina perfettamente con il vivace cerasuolo.

A metà della Masterclass di apertura del Tour Le Stagioni del Vino delle Cantine Spinelli arriva poi il già apprezzato Trebbiano d’Abruzzo, annata 22 e 21: quest’ultima più elegante, peraltro premiata con i Tre Bicchieri dalla Guida Vini d’Italia 2025 di Gambero Rosso, altro evento seguito con estremo piacere. Fresco, sapido, “un vino di carattere con grande tipicità, di struttura e di corpo, ma mai pesante” sottolinea Giuseppe Carrus. Il Trebbiano vanta l’abbinamento al piatto principale della serata, elegante e sobrio come i delicatissimi Bottoni di ricotta di bufala su acqua di mandorla che gioca con l’olio, ed erbe fini. Nella mia versione vegetariana è bastato non apporre frammenti di sgombro sui bottoni, ma ancora grazie. Squisito.

Si chiude in bellezza e sapore con il Re dei Rossi d’Abruzzo, il Montepulciano D’Abruzzo, stagioni 22 e 21, e arrivano i tannini a legare in bocca. Il mio preferito – per quanto ami più i bianchi, i rosati e i dolci – è quello del 21, ma entrambi vantano grande maturità. Il piatto però mi stupisce tantissimo: da Rombo, carote e nocciole, la versione per me è alla vista esattamente identica all’altra, ma il mio mega involtino tiene insieme, con una fasciatura sottilissima di carota, un ripieno saporito ed equilibrato dove il marrone della salsa di nocciole fa pendant con l’arancio della carota in purea e a listelle, chiamando a gran voce il mio personale plauso alla creatività di Chef Brioschi.

“Il vino è una roba lenta che va pensata e sognata – conclude un po’ commosso tra gli applausi Vincenzo Spinelliabbiamo voluto un Pecorino un po’ diverso, sul Cerasuolo invece abbiamo voluto un legame con la tradizione, così come con il Trebbiano in cui mio padre ci ha percepito subito qualcosa. C’è tanto collegamento con il passato e poi c’è il fattore umano che conta”. Aggiunge Giuseppe Carrus: I vini Spinelli rispondono alle domande di bevibilità e piacevolezza, ma con la caratteristica di un gusto soggettivo. Giuseppe Spinelli promuove i suoi vini con una bella identità, tipicità, unicità, carattere e territorialità”.

Il Tour Le Stagioni del Vino delle Cantine Spinelli prosegue con tre cene degustazione a Palermo ( il 5 giugno all’Osteria Ballarò), Roma e Milano.