Abitare l’invisibile, videointervista a Aaron: a prescindere dove siamo, abitiamo tutti la nostra persona

di Patrizia Simonetti

“A prescindere da dove siamo, abitiamo tutti un nostro intimo, la nostra persona, quindi tutte le persone abitano posti diversi, nonostante gli stessi luoghi”. Aaron ci spiega così il titolo del suo primo album Abitare l’invisibile (Artist First) fuori oggi, 10 canzoni, alcune già pubblicate singole, che raccontano senza filtri di sè e del suo mondo, delle sue sensazioni e delle sue emozioni, dell’amore per la sua ragazza, per i suoi nonni che ha paura di lasciar andare e anche per sè stesso, delle sue radici che sono importanti per crescere, della sua fragilità e di quanto ci chiede il mondo. 

Per realizzarlo Edoardo Boari in arte Aaron, 22 anni, un po’ saggio e un po’ incosciente, molto autoironico e pronto anche a ridere di sè stesso che non è scontato, una voce malleabile e potente, si è ritirato per un paio d’anni nella sua casa di Nocera, nella sua verde Umbria, dove “fuori la finestra ci sono gli alberi e il fiume, non come a Milano che vedi solo palazzi“, per avere spazio e tempo di guardarsi dentro e tirare tutto fuori in parole, musica e armonia.

Prodotto dal duo Le Ore e anticipato da Falene, Abitare l’invisibile accoglie come novità l’autoironia di Occhi stanchi, la consapevolezza di Radici, la malinconia di Cadono le foglie, l’amore che serve di Mi parlo di te, e raccoglie, tra le canzoni già note, il primo amore de I colori dell’alba,  la speranza di Un finale diverso, la necessità di Urlare, lo sguardo positivo di Poteva piovere, la porta sempre aperta per poter Partire da zero.

Con Aaron abbiamo parlato delle sue canzoni ma anche di Amici, un perscorso importante che ha vissuto con  un po’ di confusione quattro anni fa al termine del quale è uscito il suo primo EP Universale. E da gennaio 2024 ha cominciato a sfornare alcuni dei brani finiti nell’album. La nostra videointervista a Aaron: