Dio Ride: videoincontro con Pierfrancesco Favino, Silvio Orlando, Paolo Rossi, Alma Noce, Francesco Gheghi, Maurizio Lombardi, Giovanni Veronesi

di Patrizia Simonetti

E quindi è così: ognuno ha il suo Dio. Ma non perché di religione diversa, dipende dalla persona. Il Dio di Frate Leopoldo, ad esempio, ride. Lui non l’ha mai visto, ma ne è fermamente convinto e se lo sente dentro. E si farebbe pure ammazzare piuttosto che negarlo e ammettere che no, Dio non ride, e la sua è soltanto un’eresia. Frate Leopoldo è il protagonista di Dio ride, il film che ha chiuso Venezia e che arriva finalmente al cinema diretto da Giovanni Veronesi che nel 600 e dintorni ormai sta come casa sua, e con un Pierfrancesco Favino che, lo diciamo anche stavolta, è sempre più bravo.

Così come in una delle scene più esilaranti di Moschettieri del Re (altro capolavoro di Veronesi) nelle vesti di un D’Artagnan goffo e non troppo sveglio continuava a chiedere dove, dove e dove Aramis avesse incontrato Dio, qui nel saio logoro di un povero frate umbro abbandonato da bambino in mezzo a una strada, non ha alcun dubbio di dove sia Dio né della sua esistenza, della sua bontà e della sua inclinazione alla risata.

Lo ammettiamo: l’entusiamo e la passione di Leopoldo hanno generato in noi un’inevitabile empatia, ma ci troviamo anche d’accordo con Paolo Rossi, che interpreta il Priore morente di peste, e con le sue parole pronunciate in conferenza stampa: “Il titolo Dio ride è molto bello, ma mi chiedo in questi tempi che c… c’abbia da ridere…”

La storia, che ci fa invece davvero molto ridere, ma anche molto piangere, è dunque quella di Frate Leopoldo da Casamacchia, che pure il cognome si è dovuto inventare, in fuga dall’Umbria appestata verso la Toscana e avvezzo all’arte di regalare gioia, risate e un po’ di speranza alla povera gente: un sorta di stand up comedian dell’alto medioevo che da un palcoscenico fatto di erba e sassi riporta a un pubblico di poveracci che lo seguono e lo aspettano per ore come veri fan, le vicende e le parabole più note della religione cristiana in chiave comica, ma non per questo sacrilega.

Non ride di Dio, piuttosto, e ne è fermamente convinto, ride con Dio. Ovviamente con il suo Dio. Il Dio ufficiale, quello della Chiesa e del Papa, è invece serissimo e fa paura, ed è con quella che a Roma si governa. È un Dio vendicativo che tenta di spezzarti con la tortura e con il dolore, e solo se rinunci a ciò in cui credi puoi continuare a vivere. Altrimenti finisci su una pira e te ne vai in fumo con tutte le tue belle idee.

Insomma, nonostante consoli i bambini e faccia sorridere nobildonne infelici, deve proprio smetterla con tutte quelle storie della Bibbia e del Vangelo trasformate in racconti comici e barzellette che regalano leggerezza a un popolo affamato e stanco in via di estinzione. Si deve fermare, altrimenti che ne sarà della paura del Dio vendicatore e opprimente che tiene a bada la libertà della gente e dà sempre più potere ai potenti, ai nobili e agli alti prelati di quella Chiesa lì?

Per questo il Cardinale Vincenzo Maculani, inquisitore realmente esistito e reo di aver fatto abiurare Galileo Galilei, interpretato da un magnifico Silvio Orlando, viene mandato a fermarlo. Frate Leopoldo conquista pure lui, ma il lieto fine non è permesso: l’uomo Maculani, quello che ama il suo cane morente e soffre come se stesse perdendo un figlio, non può opporsi al Maculani inquisitore chiamato a reprimere e a mantenere l’oscuro ordine costituito. Anche se noi ci abbiamo sperato fino all’ultimo. Il nostro videoincontro con Pierfrancesco Favino (Frate Leopoldo), Silvio Orlando (Cardinale Maculani), Paolo Rossi (Priore), Alma Noce (Contessa Isabella Del Debbio), Francesco Gheghi (Fraticello), Maurizio Lombardi (Fra Monaldo) e Giovanni Veronesi:




Ph Enrico De Luigi