Un ruggito rialza il sipario dell’Eliseo: si apre con Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad di Rajiv Joseph con Luca Barbareschi

“Ce l’abbiamo fatta. E penso a quando siamo entrati qui per la prima volta, era difficile trovare anche un bullone”. Seduto sotto il palco, in platea, guarda estasiato la sua creatura Luca Barbareschi, direttore artistico del rinato Teatro Eliseo che martedì 29 settembre alza il sipario sulla sua nuova vita. E spetteranno proprio a Barbareschi onori e oneri del debutto, come regista e interprete in prima nazionale dell’opera finalista Premio Pulitzer 2010 di Rajiv Joseph: Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad.

“In 40 anni di attività artistica ho sempre messo l’autore del testo al centro del teatro. Sarà così con Rajiv e sarà sempre così per l’Eliseo che vuole essere un teatro di drammaturgia. Dobbiamo riabituare il pubblico a vedere il testo di un autore e non varie star che diventano garanti della riuscita o meno di uno spettacolo” precisa il 60enne poliedrico attore milanese seduto accanto all’autore della piece, 41enne drammaturgo americano di padre indiano. “Nel 2003 lessi un articolo in cui si raccontava di una tigre, durante la guerra in Iraq, uccisa da due soldati americani per il suo aspetto minaccioso. Scrissi di getto 10 pagine in 10 minuti che sono la prima scena: un uomo che fa la tigre e dice che fa schifo essere una tigre. E due soldati che parlano – racconta Rajiv svelando un retroscena – ma non piacque a nessuno, è stata scartata, la lasciai nel cassetto, la ripresi dopo tre anni per completarla parlando con i reduci di guerra e con i cittadini iracheni e imparai tantissimo”. (Vedi a fine articolo il video della conferenza stampa di Rajiv Joseph).

Rappresentata per la prima volta nel 2009 a Los Angeles, Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad fu portata al successo a Broadway dall’ultima straordinaria interpretazione di Robin Williams nel ruolo della tigre, oggi di Barbareschi. Siamo in Iraq, Baghdad è tormentata dalle atrocità della guerra. Bush pone fine al regime di Saddam Hussein. Ma il Paese resta preda di conflitti interni. Rajiv racconta il conflitto, ponendo l’accento sull’irragionevolezza e le contraddizioni attraverso dialoghi e scene di una crudeltà di fatto grottesca. Il fantasma della tigre incarna con ironia tagliente i sentimenti contrastanti dell’uomo, discute dell’istinto primordiale, parla di Dio e della moralità degli atti degli uomini.

Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad resta in scena al Teatro Eliseo fino a domenica 11 ottobre 2015 per poi iniziare una tournée nei maggiori teatri italiani. In scena anche Denis Fasolo, Andrea Bosca, Marouane Zotti, Houssein Thaeri, Nadia Kibout e Sabrie Khamiss. Ecco come ne ha parlato lo stesso Rajiv Joseph alla conferenza stampa di presentazione: