Tu sei la mia patria. Racconti della Grande Guerra: reminescenze di una guerra inutile come tutte le guerre. Con Roberto Citran e gli allievi delle scuole di teatro

Il Piave mormora e l’Italia entra in guerra. È il 24 maggio 1915. Per gli altri la Grande Guerra è iniziata già da dieci mesi, esattamente dal 28 luglio 1914 con la dichiarazione di guerra al Regno di Serbia da parte dell’Impero austro-ungarico dopo l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este a Sarajevo, e non finirà prima di altri quattro anni, l’11 novembre 1918.

Sono passati cento anni, ma quel giorno è scolpito nella memoria di un Paese che, già diviso prima tra interventisti e neutralisti – i più per la verità – andava così incontro ad anni di devastazione e morte, al massacro di quasi un milione di persone, alla scoperta del lato oscuro dell’umanità tuttavia illuminato, di tanto in tanto, da lampi di altruismo e abnegazione altrettanto inaspettati, e infine a una vittoria che sarebbe costata molto cara, più o meno vent’anni di fascismo e una seconda guerra.

“Fu la prima prova dell’Italia unita, se non si rivivono i palpiti, il terrore, la fame, il freddo, l’orgoglio dell’assalto e della difesa della bandiera, il patimento per un amore lontano, non si coglie il senso di quella che fu una vera e propria carneficina, un massacro spaventoso” dice Francesco Sala, autore e regista di Tu sei la mia patria. Racconti della Grande Guerra, in scena venerdì 28 agosto alle 21.30 a Roma nell’ambito della manifestazione Notti d’Estate a Castel Sant’Angelo, uno spettacolo di “reminiscenze storiche”, di ricordi e flashback di quegli anni del grande conflitto che con la loro assurdità hanno segnato comunque l’identità di un Paese. Ideato da Viola Pornaro, è portato in scena da Roberto Citran assieme a dieci allievi-attori delle scuole di teatro Fondamenta, Fonderia delle Arti e Accademia Nazionale Silvio D’Amico, giovani provenienti da diversi ceti e regioni con differenti dialetti e inflessioni, umori e ideali.

“Il teatro ha questa forza morale – continua Sala – è energia al presente, può farci ricordare chi siamo e su quali sofferenze si basa la nostra identità. Soltanto trasmettendo ai nostri figli questa consapevolezza, possiamo sperare in un avvenire migliore”. Ecco perché tra fatti e ricostruzioni “trovano spazio ideazioni, ricerche, sonorità, emozioni e paure di questa guerra totale, inutile come tutte le guerre”. Infine l’omaggio dovuto: “lo spettacolo – conclude Sala – è dedicato ai bisnonni che vi parteciparono”.

Tu sei la mia patria. Racconti della Grande Guerra è prodotto dall’Associazione TeatroMetis e va in scena nel Cortile di Alessandro VI del Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo a Roma. I disegni e le luci sono di Paolo Macioci, i costumi di Fabrizia Magnini.

Dettagli e informazioni sull’intera manifestazione su castelsantangeloestate.it