Simone Cristicchi, porto a teatro Il secondo figlio di Dio, l’intervista

È la storia di un’utopia. Il sogno di un mondo perfetto. Arriva stasera, giovedì 16 febbraio, al Teatro Vittoria di Roma Il secondo figlio di Dio, ovvero vita, morte e miracoli di David Lazzaretti, il nuovo spettacolo con la regia di Antonio Calenda e a firma Simone Cristicchi, cantautore, scrittore e ormai da tempo attore di provata bravura. È la parabola, mai termine è più adatto, di David Lazzaretti, una sorta di predicatore che alla fine dell’800 ad Arcidosso era diventato un vero e proprio profeta per la gente attratta dal suo progetto di realizzazione di una comunità fondata su uguaglianza e solidarietà. Una favola senza il lieto fine che Simone Cristicchi porta sul palcoscenico con le suggestioni delle musiche e di una magistrale interpretazione.

C’è sempre emozione quando arrivo davanti al pubblico romano a cui cerco di presentare cose nuove, diverse e stimolanti. Poi c’è un’emozione che si aggiunge a quello dello spettacolo perchè oggi, 16 febbraio, a Roma viene anche inaugurata una mostra dedicata a David Lazzaretti al Museo Nazionale Arti e Tradizioni popolari all’Eur. È la prima volta nella storia dedicata a questo personaggio che io racconto a teatro.

Cristicchi, proviamo a tratteggiare con più dettagli la figura di David Lazzaretti

Lazzaretti è un personaggio vissuto tra il 1834 e il 1878 nell’area del Monte Amiata, in Toscana e anche in Francia. Una sorta di profeta, visionario, anarchico sovversivo e santo. È difficile catalogarlo, fu tutte queste cose insieme. Ed è interessante studiarlo perchè la sua vita si sovrappone quasi perfettamente a quella di Gesù Cristo, però è una narrazione molto più vicina a noi perchè si svolge a metà dell’800. Lazzaretti viene conosciuto anche in Europa per le sue idee rivoluzionarie, idee di un mondo fatto di fratellanza tra i popoli, di un unico culto tra tutti gli uomini su una società nuova fondata sull’ugugaglianza, l’istruzione e la solidarietà e per questo si inimicò all’epoca sia lo stato italiano, appena nato, sia le istituzioni ecclesiastiche che lo scomunicarono come eretico. Morì durante una processione alla testa di migliaia di persone nel 1878 colpito dal proiettile di un carabiniere di nome Antonio Pellegrini. E così finì la sua storia, ma iniziò la sua leggenda.

Il mondo immaginato, anzi sognato da David Lazzaretti, fondato sulla solidarietà e sull’uguaglianza ha rappresentato in quel tempo un’utopia, ma tale sembra destinato a rimanere anche nei nostri tempi…

Resta utopia perchè probabilmente in noi, negli esseri umani, c’è un germe insito nel Dna che è il germe dell’egoismo, dell’ambizione, dell’invidia che non ci permette di immaginare e realizzare una società perfetta. In fondo Lazzaretti ci riuscì, seppur brevemente, con la società delle famiglie cristiane. Un’esperienza che durò solo qualche anno proprio per via di questi tre difetti degli esseri umani. È molto interessante studiare il pensiero di Lazzaretti perchè è molto vicino a quanto sostiene oggi Papa Francesco e alla sua teologia che si rifà in qualche modo allo gnosticismo cristiano, cioè questa eresia che venne poi cancellata dalla storia dei primi cristiani che parlavano di scintilla di Dio all’interno di ogni uomo, un Dio interiore ma non esteriore.

Qual è il momento più vibrante dello spettacolo, quello in cui magari la voce rischia di tremare di più?

Il momento più emozionante dello spettacolo che interpreto è quello finale, quello della processione fatale che porta Lazzaretti alla sua morte. Lui va incontro alla morte consapevole che verrà colpito, che verrà ucciso dalla forza pubblica. Si sacrifica come una sorta di eroe risorgimentale o un martire, secondo i punti di vista, però si sacrifica per il suo popolo, il popolo che non lo dimentica e ha fatto in modo che comunque questa storia arrivasse fino a noi conservando tutto nell’archivio dei giurisdavidici che è una miniera senza fondo di documenti. E per chi studia questa storia è un vero e proprio tesoro.

E chissà se magari raccontando questa favola il pubblico non sia stimolato a lottare e a credere alla possibilità di cambiare il mondo in cui vive

Io credo che persone straordinarie come Lazzaretti abbiano questa funzione, quella di riaccendere la fiamma che io definisco la fiamma invincibile del pensiero. Una fiamma che magari è ridotta ad una scintilla ma che comunque è dentro a ogni uomo. È la sua capacità di trasformare la realtà, di cambiarla attraverso il proprio pensiero. Ovviamente quello di Lazzaretti è un percorso individuale, interiore, che ognuno può fare al di là dello spettacolo, del romanzo che ho scritto e di tutte le altre pubblicazioni divulgate, è qualcosa di molto profondo. Con lo spettacolo, diciamo così, cerco di riaccendere questa piccola scintilla nel pubblico.

Infine, e non certo in ordine di importanza, lo spettacolo Il secondo figlio di Dio certo non potrebbe esistere senza la musica meravigliosa che fa da sottofondo alla storia

Ci sono delle musiche che sono state scritte insieme a Walter Sibilotti, mio collaboratore anche per Magazzino 18, il mio spettacolo precedente. Sono musiche di stampo popolare in cui il violoncello si sposa alla fisarmonica e ad altri strumenti a percussione. C’è la presenza di un coro polifonico a più voci maschili e femminili, il Magnificat di Caravaggio, che interpreta sia canti popolari che di stampo religioso, chiari rimandi al canto gregoriano. Come l’uomo Lazzaretti univa alto e basso, anche nella musica abbiamo voluto ricalcare questo equilibrio tra spirito e materia.

Il secondo figlio di Dio resterà al Vittoria di Roma fino al 26 febbraio. Il 27 e 28 sarà invece a Crotone, il 2 marzo al Palazzetto dello Sport di Montebelluna, in provincia di Treviso. Dal 3 al 7 marzo a Trieste, al Teatro Orazio Bobbio. L’8 e il 9 marzo a Monfalcone al Teatro Comunale, il 10 marzo a Grado, provincia di Gorizia, all’Auditorium Biagio Morin. Il 14 marzo a Rimini al Teatro Novelli, 15 marzo Barletta, teatro Curci. Il 16 marzo Melendugno, provincia di Lecce al Teatro Nuovo Cinema Paradiso, il 17 marzo al Garibaldi di Bisceglie. Il 23 marzo a Lucca, Teatro delle Scuderie Granducali, il 24 marzo al Puccini di Firenze, il 25 a Cavriglia, alle porte di Arezzo, al Teatro Comunale. Il 26 marzo a Livorno al Teatro Goldoni, dal 31 marzo al 2 aprile al Duse di Bologna.